Valeria Golino: “Nelle seconde opere dei registi si avverte pressione, si cerca il successo della prima”
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Protagonista delle Conversazioni d’Autore della seconda giornata del Magna Graecia Film Festival è stata Valeria Golino. Sul lungomare di Soverato, in una delle tradizionali location della rassegna ideata e diretta da Gianvito Casadonte giunta alla ventitreesima edizione, l’attrice, in un incontro moderato da Carolina Di Domenico, si è profusa in un viaggio attraverso i suoi ricordi e le sue esperienze personali durante il quale ha rivelato come è cominciata la sua vocazione per l’arte.
Valeria Golino ha spiegato che per lei il cinema ha rappresentato una vera e propria “educazione sentimentale”, che è stata foraggiata e influenzata anche dalla grande passione per il cinema che aveva la sua famiglia. L’incontro che le ha cambiato la vita è arrivato quando non era ancora maggiorenne allorché la grande regista Lina Wertmüller la ha scelta per un suo film.
Un film destinato a cambiare per sempre la vita dell’attrice: “È successo prima che potessi deciderlo – ha raccontato Valeria Golino – Ho avuto la fortuna di essere scelta da Lina Wertmüller in un momento in cui le registe donne nel mondo erano pochissime. Da quel primo film la mia vita è cambiata: è stato un evento imprevedibile, ma anche l’inizio della mia ricerca del bello”
Valeria Golino: “Il bello risiede nel talento e nella capacità di raccontare anche ciò che è scomodo”
L’attrice ha poi spiegato quanto per lei il bello risieda nel talento e nella capacità di saper raccontare anche ciò che all’apparenza può sembrare scomodo. Relativamente ai registi alla loro prima opera, l’attrice ha rivelato di essere molto intrigata artisticamente da coloro che rischiano: “Mi intriga il rischio, mi piace tutto ciò che è in potenza. Non mi piace quello che è già finito. Entrare nell’immaginario di una persona alla sua prima regia, credere nel suo potenziale e sposare il suo punto di vista è una delle cose che mi ha sempre incuriosito e divertito di più”.
Golino ha poi parlato anche delle seconde opere dei registi dalle quali si cerca una conferma del successo della prima e per le quali si avverte pressione: “È una pressione indotta. Nelle seconde opere c’è sempre una sorta di malinconia, come mi disse durante una cena a Los Angeles il regista Steven Soderbergh. “Miele” era il mio primo film da regista e ha avuto successo inaspettato. Il secondo film Euforia mi dava molta apprensione quindi pensavo di avere quella malinconia. Alla fine, non lo era”.
Il sentirsi sempre in una fase di ricerca
L’attrice ha anche dichiarato di sentirsi sempre in una fase di ricerca e di interpretare o dirigere film che se fosse la prima volta: “Ogni film che farò sarà il mio primo film, ogni ruolo che reciterò sarà il mio primo. Negli anni ho acquisito autorevolezza proprio perché lo faccio da tanto tempo ma ho sempre l’idea di fare qualcosa di ignoto”.
Infine Golino alla domanda su ciò di cui non farebbe mai a meno come autrice, ha risposto che non rinuncerebbe mai a porre domande attraverso le immagini in quanto il cinema “non deve impartire lezioni né fornire risposte”.
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