Vincenzo De Lucia a Verissimo: “La mia famiglia è l’ancora di salvezza oltre le imitazioni”
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Dagli esordi a 12 anni nel teatro di quartiere al successo mediatico: il re dei trasformisti si racconta tra lacrime, ricordi della nonna e il legame indissolubile con la sua Napoli.
L’ingresso nello studio di Verissimo non è stato dei più convenzionali. Prima di vedere il volto dell’uomo dietro le maschere, il pubblico è stato travolto da una versione irriverente di una “finta” Silvia Toffanin, interpretata magistralmente proprio da lui: Vincenzo De Lucia. Ma una volta dismessi i panni dell’imitatore, ciò che è emerso nel salotto di Canale 5 è il ritratto di un uomo profondo, grato e profondamente legato alle sue radici.
Un talento nato tra le sedie di casa
La passione di Vincenzo per lo spettacolo non è nata sotto le luci della ribalta, ma nell’intimità della sua casa a Napoli. Già a cinque o sei anni, il piccolo Vincenzo mostrava un “pallino” per le imitazioni. Il suo primo soggetto? Maurizio Costanzo.
“Mettevo le sedie una a fianco all’altra e facevo l’imitazione di Costanzo per degli spettatori invisibili”.
Ironia della sorte, anni dopo sarebbe diventato popolare proprio imitando la moglie del grande giornalista, Maria De Filippi.
Per De Lucia, Costanzo non è stato solo un soggetto da studiare, ma uno dei più grandi maestri della televisione italiana, che ha avuto poi l’onore di conoscere personalmente.

Il “folle” debutto a 12 anni: il Teatro Tasso
Il momento di svolta arriva precocissimo. A soli 12 anni, Vincenzo decide di affittare il Teatro Tasso, un cinema di quartiere che aveva riaperto da poco. Senza un soldo in tasca, ma con una determinazione incrollabile, chiese al proprietario il costo dell’affitto: 500.000 lire.
Nonostante l’iniziale sconcerto della madre (“Questo è impazzito”), la famiglia non lo ha lasciato solo. Le zie e la nonna si trasformarono in sarte per confezionare i costumi, mentre Vincenzo metteva in scena uno show che prendeva in giro i personaggi del quartiere, dalla giornalaia alla salumiera.
Un vero “bambino prodigio” (o “disturbato”, come scherza lui) che aveva già chiaro il suo destino.
Le donne della sua vita: il faro di nonna e zia
L’intervista ha toccato vette di grande commozione quando il discorso si è spostato sulla famiglia. Vincenzo ha ricordato con immenso amore la nonna, con cui ha condiviso la stanza per anni dopo la morte del nonno.
“Mia nonna è stata veramente un faro e penso che mi abbia insegnato tutto sull’amore”, ha confessato l’artista. Una donna di poche parole ma di grandi sacrifici, capace di tenere unita l’intera famiglia.
È stata lei a consegnargli il mantra che ancora oggi lo guida nei momenti bui: “Non ti avvilire”.
Altrettanto potente è il legame con la zia, che lo considerava a tutti gli effetti il suo “terzo figlio”. Un legame testimoniato anche dalle parole commoventi del cugino di Vincenzo, che ha ricordato come l’artista sia rimasto accanto alla zia fino ai suoi ultimi istanti di vita, con una dedizione naturale e profonda.

Il successo e l’amore: “La mia ricchezza è fuori dagli studi”
Nonostante il “momento d’oro” che sta vivendo, Vincenzo De Lucia mantiene i piedi ben piantati a terra. Non nasconde che l’inizio è stato difficile, fatto di feste di piazza, matrimoni e pochi guadagni. Oggi, però, la sua forza risiede nel calore del pubblico e nella certezza degli affetti.
Sul fronte sentimentale, l’imitatore ha ammesso con sincerità che il “grande amore” non è ancora arrivato. “Non ho sentito il bisogno di stare con una persona perché ho avuto una famiglia meravigliosa e amici da 25 anni che sono una seconda famiglia”, ha spiegato.
Vincenzo chiude l’intervista con un desiderio di semplicità: continuare a vivere di questo mestiere senza “sgomitare” troppo.
Perché, come dice lui stesso, la sua vera ricchezza non è nel successo televisivo, ma in quel senso di comunità e amore che lo aspetta a casa ogni volta che si spengono le luci della ribalta.
