Vittoria di Savoia: la “Principessa Rebel” che lavora in un pub e sogna il cinema. “Chiamatemi solo Vitto”
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Dimenticate le tiare, i protocolli rigidi e i balli debuttanti in castelli polverosi. La nuova immagine della nobiltà italiana (seppur in una Repubblica) ha il volto struccato di una ventenne in felpa grigia che preferisce l’armonica in un pub di Londra alle etichette di corte. Vittoria di Savoia, 22 anni, primogenita di Emanuele Filiberto e Clotilde Courau, si racconta in un’intervista senza filtri al Corriere della Sera, rivelando un’anima eclettica, indipendente e decisamente moderna.
Una “Altezza Reale” con i piedi per terra
Sebbene dal 3 febbraio 2024 — data della scomparsa del nonno Vittorio Emanuele — sia ufficialmente la prima in linea di successione al trono d’Italia (qualora la monarchia esistesse ancora), Vittoria rifiuta categoricamente le formalità.
“Nessuno mi chiama principessa”, spiega con disarmante sincerità. Per tutti è semplicemente “Vitto”, una ragazza della Gen Z che sta costruendo il proprio percorso lontano dai privilegi di nascita.
Vittoria vive a Londra, ma il suo legame con l’Italia è profondo, radicato nell’estetica e nella bellezza.
Eppure, il suo percorso non è stato lineare. Come molti coetanei, ha attraversato una fase di ribellione: “Sono stata un’adolescente arrabbiata”, confessa, ammettendo di non aver sempre compreso il peso del suo cognome o le dinamiche dinastiche della sua famiglia.
Il segreto di Londra: dal pub alla galleria d’arte
Il tratto più sorprendente della sua storia è la ricerca ossessiva di indipendenza.
Dopo aver lasciato Parigi per studiare politica a Londra, Vittoria ha capito quasi subito che quella non era la sua strada. Invece di adagiarsi sul sostegno familiare, ha fatto una scelta radicale: ha abbandonato l’università di nascosto dai genitori.
Per mantenersi e dimostrare a se stessa di poter “farcela da sola”, ha iniziato a lavorare.
Non in eventi mondani, ma “sul campo”: ha trovato impiego presso la galleria d’arte Thaddeus Ropac e, contemporaneamente, ha servito ai tavoli in un pub.
“Volevo dimostrare che potevo farcela da sola. Con i soldi messi da parte lavorando al pub, ho pagato i miei corsi di recitazione”.
Questa etica del lavoro le è stata trasmessa dalla madre, l’attrice Clotilde Courau, che alla notizia della sua nuova carriera ha risposto con pragmatismo: “L’importante è che lavori”.
Il debutto al cinema e la passione per l’arte
Il duro lavoro ha dato i suoi frutti. Vittoria ha superato i provini per un film di Prime Video in uscita a settembre, intitolato Toi + Moi – Seuls contre tous, dove interpreta la protagonista.
È un teen movie che sembra specchiarsi nella sua vita: una ragazza che sogna il cinema mentre la famiglia la spinge verso altri studi.
Ma non c’è solo la recitazione. Vittoria si sta affermando come curatrice d’arte.
In occasione della Milano Design Week, presenterà alla galleria Bkv Fine Art una mostra basata sul capolavoro seicentesco Il ratto di Europa di Luca Giordano. Un tema che lei definisce profondamente politico e attuale, un ponte tra il mito classico e la costruzione dell’identità contemporanea.

TikTok? No grazie. La nostalgia del “reale”
In un mondo dominato da influencer e ansia da prestazione digitale, Vittoria di Savoia va controcorrente.
Ha scelto di disintossicarsi da TikTok, disattivando l’app per recuperare concentrazione e tempo. “La sera preferisco leggere un libro o scattare foto con una vecchia Olympus presa al mercatino”, racconta.
La sua è una generazione che, paradossalmente, ha nostalgia dell’analogico.
Frequenta pub dove gli anziani insegnano a suonare l’armonica, veste vintage e partecipa a corsi di teatro e di “clown” per imparare a usare il corpo senza paura del giudizio.
Un futuro da Regina (di se stessa)
Nonostante il cambio della legge dinastica voluto dal nonno nel 2020, che le ha aperto le porte della successione, Vittoria non sembra interessata a contese di titoli o battaglie per un trono fantasma.
Il suo impegno si riversa nel reale: è stata in Ucraina con la Croce Rossa, guidando per 22 ore per portare aiuti ai profughi, mossa da uno slancio di empatia puramente umano.
Vittoria di Savoia sta ridefinendo cosa significhi essere una principessa nel 2026: non un titolo ereditato, ma un’identità costruita tra un turno in un pub, un set cinematografico e una mostra d’arte.
Una “Altezza Reale” che preferisce la libertà della felpa al peso della corona.
