Meta rimuove il gruppo ‘Mia Moglie’ tra indignazione e reazioni politiche

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Meta, la società madre di Facebook, ha rimosso il controverso gruppo “Mia Moglie” per aver violato le sue politiche sullo sfruttamento sessuale di adulti.
La decisione arriva dopo un’intensa ondata di denunce da parte di associazioni, politici e utenti, che hanno segnalato il gruppo alla Polizia Postale.
Con oltre 31.000 iscritti, il gruppo era diventato un luogo in cui gli uomini condividevano foto delle proprie mogli, fidanzate e compagne, spesso senza il loro consenso.
Le immagini, che ritraevano donne in momenti di vita privata, erano accompagnate da commenti violenti, sessisti e di disprezzo. Un portavoce di Meta ha chiarito che l’azienda “non consente contenuti che minacciano o promuovono violenza sessuale, abusi sessuali o sfruttamento sessuale sulle nostre piattaforme.”
Ha aggiunto che in casi come questo, possono essere disabilitati account e gruppi e le informazioni possono essere condivise con le forze dell’ordine.
La Denuncia Social e le Reazioni della Politica
La vicenda è venuta alla luce grazie alla denuncia pubblica di alcune figure influenti sui social media, come la scrittrice ed esperta di genere Carolina Capria e la pagina Instagram “No justice no peace”. Hanno definito il gruppo una “palese forma di abuso, pornografia non consensuale e misoginia sistemica”, incoraggiando gli utenti a segnalarlo in massa.
Il caso ha rapidamente assunto una dimensione politica. Le parlamentari del Movimento 5 Stelle della Commissione d’inchiesta sul femminicidio hanno annunciato un’interrogazione parlamentare per sollecitare il governo a rafforzare le misure contro la violenza sulle donne.
Hanno descritto il gruppo come la “fotografia perfetta dei gravissimi problemi che dobbiamo affrontare e debellare per estirpare una mentalità patriarcale inaccettabile che riduce la donna a oggetto e strumento di possesso”.
Anche altre forze politiche sono insorte. Il gruppo del Partito Democratico nella Commissione Femminicidio ha definito l’esistenza di queste chat “sconcertante e inaccettabile”, chiedendo a Meta la chiusura immediata.
Roberta Mori, portavoce della Conferenza delle Donne Democratiche, ha sottolineato che non si tratta di un episodio isolato, ma dell’“ennesima prova di una violenza digitale strutturale”.
Fiorella Zabatta, co-portavoce di Europa Verde, ha definito i contenuti del gruppo “stupro virtuale”, un reato punito dal codice penale, annunciando la presentazione di una denuncia alla Procura della Repubblica.
Un Problema Culturale che Va Oltre la Rete
Le reazioni unanime evidenziano come il problema non sia solo tecnologico, ma affondi le sue radici in una profonda cultura di possesso e mancanza di rispetto per il consenso.
L’autrice Carolina Capria ha sottolineato che per molti uomini “spesso a eccitare la sessualità maschile è proprio la mancanza di consenso e l’idea che si possa possedere una donna contro la sua volontà.”
L’episodio del gruppo “Mia Moglie” si inserisce in un contesto più ampio di violenza digitale, che le istituzioni e le associazioni civili stanno cercando di combattere con sempre maggiore determinazione.
La rimozione del gruppo da parte di Meta, sebbene tardiva per molti, rappresenta un segnale positivo e un passo avanti nella lotta contro la diffusione di contenuti che umiliano e oggettificano le donne.
Tuttavia, come sottolineato da più voci, la strada per combattere questa mentalità è ancora lunga e richiede un impegno congiunto su più fronti: normativo, sociale ed educativo.