Martina Strazzer, la fondatrice di Amabile rompe il silenzio: la narrazione a senso unico, la gogna mediatica, la verità sul licenziamento di Sara

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Il caso di Martina Strazzer e la narrazione che ha lasciato a casa una ragazza incinta, ha accompagnato le letture o le chiacchiere estive, quelle fatte sotto l’ombrellone tra un bagno a mare e un altro. Una narrazione come spesso accade a senso unico, in cui il web ha scelto un colpevole, senza che quest’ultima abbia potuto raccontare la sua versione dei fatti. Intanto per chi fosse a digiuno di tutto e volesse avventurarsi nella questione facciamo un breve riepilogo della vicenda: qualche mese fa Martina Strazzer annuncia sui social di avere assunto una ragazza incinta, i toni sono solenni come quelli di una imprenditrice che vuole dimostrare di essere diversa dalle altre e che una maternità non rappresenta un ostacolo alla crescita personale e lavorativa di una donna.
La ragazza in questione, Sara, lavora già da sei anni a tempo indeterminato per una azienda, ma lusingata dal fatto che una imprenditrice famosa e di successo abbia pensato a lei, accetta la proposta di Martina, nonostante quello che proponga sia un contratto a tempo determinato. Pertanto Sara, incinta e con un lavoro a tempo indeterminato, decide di lasciare tutto e firmare per un impiego a tempo determinato. Questo passaggio è fondamentale, Sara conosce da subito la tipologia di contratto, appare quindi quantomeno opinabile che a scadenza e davanti a un mancato rinnovo, quest’ultima abbia cercato i giornali per infangare l’imprenditrice e accusarla di averla messa in mezzo a una strada
La narrazione sbagliata e la gogna mediatica
Selvaggia Lucarelli nella sua newsletter ha dato voce a Martina Strazzer, volendo conoscere la sua versione dei fatti dopo una narrazione che per gran parte dell’estate è stata a senso unico. La blogger in proposito ha raccontato di essere stata contattata anche lei da Sara per mettere il cattiva luce l’imprenditrice:
“Il 29 giugno ricevo una mail con un oggetto scritto con le maiuscole: MARTINA STRAZZER LASCIA A CASA RAGAZZA INCINTA. Apro la mail, a inviarmela è una certa Sara, che mi scrive “è giunta l’ora che qualcuno conosca l’altra Martina Strazzer e se qualcuno ne ha i mezzi quella sei tu”. La mail è un riassunto nervoso di giudizi carichi di risentimento (“é stata subdola”, “dove si può spingere lo schifo?”) con una descrizione sommaria di fatti che trovo molto lacunosa. La mia sensazione è che qualcosa non quadri, sento un eccesso di livore e temo di essere lo strumento di qualche resa dei conti, tanto più che Sara è ancora formalmente una dipendente di Amabile. Decido di fidarmi del mio istinto e lascio stare, a quella mail non penso più.”
E mentre Selvaggia Lucarelli non prende in considerazione la lettera di Sara, c’è chi invece se ne interessa e oltre a mettere nero su bianco la narrazione della ragazza incinta illusa (ricordate sempre che Sara ben sapeva che il contratto fosse a tempo determinato) e abbandonata, monta sui social una gogna mediatica non indifferente nei confronti di Strazzer. Non solo, Sara, esaspera il racconto fino ad arrivare a sottolineare la presunta ipocrisia di Martina Strazzer, che dopo essersi vantata di aver assunto una ragazza incinta la ha lasciata a casa con un figlio appena nato.
Il risultato della gogna mediatica non è indifferente, Martina è seppellita di insulti, descritta come una poco di buono da qualche gossipparo, di quelli che sparando cazzate sono spesso più creduti dei giornalisti. Insomma, avviene come spesso accade nelle narrazioni senza contraddittorio, la santificazione di una parte e la demonizzazione dell’altra. Si parla addirittura di un secondo caso Ferragni, accostamento sbagliato in quanto Martina la sua azienda, la Amabile la guida davvero senza terze persone che lo fanno per lei, è Ceo del suo brand di gioielli che nel 2024 ha fatturato oltre 7 milioni e mezzo.
Come se non bastasse, la giornalista a cui Sara si è affidata per raccontare le sue memorie, butta fango anche sulla azienda fondata da Martina, urlando sui social che “denuncerà altre situazioni lavorative opache all’interno di Amabile, che c’è un’iniziativa benefica sospetta, che sta preparando lei stessa (?) un esposto ad Agcm. Insomma, come racconta Selvaggia Lucarelli nella sua newsletter “pare voler ricalcare una specie di “format” già visto (io in passato non ho mai inviato nulla ad Agcm, preciso)” In tutto ciò ci preme ricordare che Sara sapeva di aver firmato un contratto a tempo determinato che a scadenza legittimamente non le era stato rinnovato. Non solo, nessuno è andato a chiedere a Martina i motivi del non rinnovo, tutti hanno dato per fondata la versione di Sara.
Martina dal 12 agosto non si fa viva sui social, aspetta che l’ondata sia passata, dopodiché accetta di incontrare Selvaggia Lucarelli: “Qualche giorno fa invio un messaggio a Martina Strazzer convinta che mai risponderà a chi ha scritto la fine di un’epoca targata Ferragni, e invece, dopo giorni, mi arriva un suo messaggio. Accetta di farsi intervistare, preferisce incontrarmi di persona, viene lei a Milano e si presenta all’appuntamento in anticipo, senza avvocati e uffici stampa. Non chiede le domande in anticipo, non mette paletti, non vuole rileggere l’articolo. Dentro di me penso che a 25 anni, nella sua situazione in cui una parola sbagliata la seppellirà, o è molto avventata o è molto centrata. Di sicuro, coraggiosa”.
L’intervista a Martina Strasser, le sue dichiarazioni
Riportiamo quindi un estratto dell’intervista, che potrete leggere nella sua forma integrale nella newsletter di Selvaggia Lucarelli:
Sul periodo che sta passando e come stanno reagendo in azienda dopo l’ondata di fango che li ha travolti – “Tutto quello che posso fare è stare in azienda e fare squadra di fronte a quello che sta accadendo. Non è un momento facile ma cerchiamo di andare avanti, le persone hanno diritto di lavorare e non mi posso fermare. E’ tutto spaventoso. Cerco di tranquillizzare le persone che lavorano per me e dire che ce la faremo, che andrà tutto bene. Sto camminando mentre cerco con fatica di non calpestare dei confini che in questo momento devo rispettare per il bene dell’azienda. Potrei fare un video, rispondere d’impulso, ma non ho la volontà di fare del male a qualcuno, mi sto trattenendo. Mi sono messa a verificare tutto ciò che Sara aveva detto. Non volevo rischiare di battermi per qualcosa su cui noi di Amabile eravamo colpevoli, per cose di cui magari non ero a conoscenza. Ho analizzato tutto quello che è successo internamente, ho contattato tutti nonostante fossero in ferie, per cui unire i pezzi è stato faticoso. Ma l’ho fatto. “
Sul lavoro con i legali e il tipo di contratto – “Ho lavorato con i legali per capire dove possa arrivare nel difendermi e divulgare cosa sia accaduto in azienda. E io, come Martina Strazzer, non posso arrivare molto lontano al momento. Lo potrò fare come azienda, intraprenderemo azioni legali, capiremo di che tipo e nei confronti di chi. Non pensavamo che Sara potesse rilasciare interviste, perché so come sono andate le cose in azienda con lei. Siamo tutti rimasti esterrefatti, sgomenti. Non facciamo firmare patti di riservatezza, facciamo firmare contratti standard, nulla di più. Mi sembrerebbe di voler censurare i dipendenti, di fare qualcosa di sporco. Non ne ho mai sentito la necessità. Forse firmarono qualcosa di più stringente le mie due prime dipendenti, poi nulla più, ma ero giovanissima, spaventata.”
Sull’assunzione di Sara – “Io la incontro nel luglio del 2024 consapevole del fatto che sia incinta di 4 mesi. Stavamo iniziando un percorso di internalizzazione delle pratiche amministrativo-contabili, quindi volevamo una referente interna per la contabilità. Sara è stata scelta per una raccontata decennale esperienza in una associazione di categoria di commercialisti, la Lapam. Lei si dice convinta di poter svolgere due compiti: quello di impostare un reparto amministrativo in grado di concludere il 2024 in modo impeccabile, senza commercialista. E poi di guidare l’allora reparto amministrativo composto da due persone in qualità di professionista esperta. Lei è sicura della riuscita di questo obiettivo e la assumo con un contratto di un anno a tempo determinato.”
Sul Colloquio – “Quello che mi dice al colloquio è che lei ha bisogno di nuovi stimoli dopo tanti anni che lavorava in Lapam. Ovviamente lei non aveva ancora dato le dimissioni ed era complesso controllare le referenze…non potevo fare verifiche, ma mi sono fidata perché aveva un buon curriculum. Si proclamava un grande esperta. Diceva di essere una super fan, dice che voleva lavorare per noi da sempre, era un sogno. La ho assunta sapendo che sarebbe rimasta poco in azienda prima del congedo di maternità, diciamo da luglio a novembre, ma ero fiduciosa purché la premessa era che lei era sicura di farcela. In quel momento mantenevamo una certa flessibilità sui contratti, anche se ero fiduciosa sul suo inserimento. Il suo era anche un ruolo molto delicato e la nostra è un’azienda giovane, la struttura come organigramma è ancora più giovane. Io in azienda ho neo-mamme, ora c’è una persona incinta. La maternità è un’eventualità scontata nella mia azienda, non sono scema, ho quasi solo dipendenti donne con età media 27 anni, alcune si stanno sposando, altre convivono e comprano casa. Tutte potenziali mamme.”
Sulle responsabilità di Strazzer: “Le nostre dipendenti raccontano una scelta molto precisa e anche esplicita in questa azienda: la maternità non è un problema. Ho pensato che Sara fosse super valida e non mi importava che per qualche mese non potesse essere in azienda. Mi assumo la responsabilità di aver trasformato una normale selezione di risorse umane in un un simbolo valoriale. Col senno di poi è stato inopportuno, e l’ho fatto con leggerezza. Sara ne aveva parlato sul canale TikTok riservato al personale in cui raccontava il suo ruolo, mettendo la sua faccia. Io ho ripreso il suo racconto nella mia prospettiva imprenditoriale. Non ho colto il rischio che tutto questo comportava.”
Sul mancato rinnovo del contratto di Sara: “Lei era in congedo da novembre. Al momento delle scadenze contabili, a marzo, bisogna presentare la documentazione contabile e amministrativa a dei consulenti affinché la approvino. Viene fuori che ci sono dei gravissimi errori, procedurali e numerici. Non era una questione di metodo. E lei la contabilità l’ha guidata, quindi sbagliavano anche le altre due dipendenti. Mi spiegano che le procedure sono scorrette e bisogna rimettere mano su tutta la contabilità. Quello che ci tengo a dire è che quando i consulenti mi hanno chiamata per riferirmi che la contabilità andava male, io sono caduta dal pero. Fino a quel giorno non avevo preoccupazioni sulla sua figura. Non rinnovare un contratto è la cosa più difficile del mio lavoro. Comunque non decidiamo subito in maniera categorica, prima la convochiamo più volte, appunto, per capire. Il problema è che dai dialoghi con lei non abbiamo mai tratto qualcosa di costruttivo, migliorativo. Diceva: “no, si fa così, io ho esperienza”. Ha incontrato più volte i due consulenti, anche perché io volevo capire se fosse incompetenza o magari si potesse essere rotto il gestionale, magari si erano sfalsati i numeri e lei aveva dato direttive alla altre due dipendenti di correggere… era tutto assurdo.”
Sull’uscita di Sara dall’azienda: “L’abbiamo incontrata in un colloquio finale di due ore, c’ero anche io questa volta. Le sottoponiamo una a una tutte le cose che erano state eseguite male. Le dicevo che ero mortificata, ma che con quelle premesse eravamo troppo lontani dal poter continuare a lavorare insieme. Le abbiamo fatto anche una proposta di aiuto per ricollocarsi esternamente. Ci dispiaceva la situazione e volevamo aiutarla, ma lei ha rifiutato. Mi dispiaceva. Le ho assicurato tutta la maternità, la copertura di tutto ciò che le spettava. Più che dirle “ti aiuto a trovare una nuova occupazione” non so che altro potessi fare.”
Su cosa ha insegnato a Martina la vicenda di Sara: “Ho apportato molte modifiche al nostro modo di fare selezione. Ora ci sono metodi di valutazione che ci permettono di essere più celeri nella scoperta di eventuali criticità, abbiamo iniziato a fare colloqui in più fasi. Io da questa esperienza mi porto a casa dei grandi insegnamenti. Sono mortificata per quello che è successo, ma ho fatto tutto quello che è nelle mie capacità perché una cosa del genere non accada più. Alla mia azienda sono state date solo poche ore per rispondere all’ intervista a Sara, prima della sua pubblicazione, l’11 agosto. Mi sono ritrovata con tutti in ferie e senza il tempo di fare verifiche accurate sulle sue dichiarazioni e di consultarmi con i collaboratori. Assumiamo donne senza alcun tipo di discriminazione. È un’azienda complessa, ma bella.”
Sulle critiche ad Amabile di vendere materiali provenienti dalla Cina: ” All’inizio, 6 anni fa, avevo 19 anni C’erano cose frutto di miei disegni e altre che, per poco tempo, ho comprato da altri fornitori, è vero e lo ho ammesso. Mi sono trovata di fronte a una cosa più grande di me, a troppe richieste che non mi aspettavo, oggi gestirei tutto diversamente. Ero molto giovane. Noi oggi avremmo avuto il nostro evento dell’anno, il concorso a premi col viaggio alle Maldive, che abbiamo spostato a settembre. Fino ad ora non conosciamo il danno eventuale.”
Sull’associazione con Chiara Ferragni: “Credo che il mio sia un modello di business diverso. A me piace fare questo lavoro, mi piace occuparmi del prodotto. Io sono tutti i giorni in azienda, mi divido tra le due sedi, a volte devo venire a Milano, il mio lavoro è questo. Ogni volta che arriva un campione lo provo, lo indosso, sono sempre dietro al prodotto.”
Sulla scelta di non apparire in video: “So che non è facile da comprendere sull’onda dell’emotività, ma la storia di Sara non riguarda me e lei. Amabile è un’azienda. Il suo operato è stato valutato da tanti professionisti. Il suo allontanamento a fine contratto è stato deciso da tanti professionisti. La divulgazione della sua assunzione mentre era incinta è avvenuta tramite me, ma anche tramite Sara stessa che ha realizzato un suo contenuto dal profilo TikTok del personale, assieme alle sue colleghe. Abbiamo valutato, ponderato, quantificato i danni e poi preso una decisione come azienda, non come Martina.”
Sulla paura di poter perdere tutto: “Non riesco ancora ad allontanarmi dal quadro per vedere l’immagine completa, ora sono troppo occupata a capire come sistemare le cose”.
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