Venezia 82: Benedetta Porcaroli tra Gaza, l’arte e la bellezza degli errori

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Venezia 82: A Venezia, la Mostra del Cinema è da sempre non solo una passerella di glamour, ma anche un palco per esprimere idee e sensibilità. Quest’anno, a far discutere e a far riflettere, è stata l’attrice Benedetta Porcaroli, che ha scelto di indossare una spilla con la bandiera della Palestina, diventando un faro di empatia e impegno civile in un contesto che spesso rischia di essere distante dalla realtà.
Le sue parole, rilasciate in un’intervista a margine della presentazione del suo ultimo film, Il rapimento di Arabella, hanno toccato profondamente il pubblico.
“Io ho il cuore a pezzi” ha dichiarato con onestà. “Personalmente per come mi vivo io questa strage umana… La mia vita onestamente è cambiata, non riesco neanche più a divertirmi chissà quanto”.
Un sentimento di profonda angoscia che va oltre la semplice dichiarazione, ma che rivela un’interiorità scossa e un senso di responsabilità che va ben oltre il suo ruolo di attrice.
Per Porcaroli, l’arte e la vita sono indissolubilmente legate. L’orrore a cui stiamo assistendo, dice, non richiede un’expertise in geopolitica per essere compreso.
“La storia basta leggerla e studiarla e quella è”, ha affermato con fermezza. “Non ci stanno versioni, controversioni”.
Una presa di posizione chiara, che invita a una mobilitazione civile, a cogliere ogni occasione “per parlare, per dire di no, per alzarsi in piedi e dire che questa cosa a noi non ci sta bene”.
Non solo impegno: il ritratto di un’artista a 360 gradi
Oltre all’impegno sociale, la Mostra di Venezia è stata l’occasione per Benedetta Porcaroli di mostrare il suo talento a tutto tondo. Nel film Il rapimento di Arabella, diretto da Carolina Cavalli, l’attrice si cimenta in un ruolo di commedia che definisce più difficile di quelli drammatici.
“È difficile perché appunto sono due su due livelli”, ha spiegato in un’intervista al Corriere della Sera. “È come se dovessi raccontare emotivamente una cosa, però con un linguaggio che non è proprio perfettamente allineato all’emotività dei personaggi”.
Una sfida che, a suo dire, richiede uno sforzo notevole, ma che l’ha arricchita professionalmente.
Il film, presentato nella sezione Orizzonti, esplora temi profondi come la solitudine, l’accettazione di sé e la bellezza dell’imperfezione.
La protagonista, Holly, scopre che non ha senso “pensare a quello che poteva o potrebbe essere, ma che è sempre meglio vivere nella realtà”. Un messaggio che risuona con le parole di Porcaroli stessa, che riflette sulla pressione di dover essere sempre “la versione migliore di noi stessi” in un mondo patinato.
La sintonia con la regista Carolina Cavalli emerge in ogni parola. Dopo il successo di Amanda, il loro rapporto si è trasformato in una vera amicizia, un legame che l’attrice definisce “uno dei rapporti più importanti”, perché “quando finisce una storia d’amore non resta più nulla, invece amici lo si è per sempre”.
La loro collaborazione, che celebra “la bellezza dell’errore, dell’essere umani”, dimostra una profonda complicità artistica e personale.
Dall’empatia alla passione per l’arte
Benedetta Porcaroli emerge da queste interviste come un’artista complessa e sfaccettata. È un’attrice che non ha paura di schierarsi, di usare la sua notorietà per dare voce a chi non ce l’ha.
Ma è anche una professionista che non si nasconde dietro un’immagine perfetta, rivelando le fatiche e le sfide del suo mestiere.
Il suo ritratto è quello di una persona profondamente empatica, che si lascia travolgere dagli eventi del mondo e che riversa la sua sensibilità nel suo lavoro, dando vita a personaggi tridimensionali e ricchi di umanità.
Se la sua vita privata è stata segnata da una profonda inquietudine per la “strage umana” a Gaza, il suo desiderio professionale rimane ambizioso, ma radicato nella passione per l’arte: “senza passare per mitomane, sarebbe lavorare con Sam Mendes”.
Benedetta Porcaroli ci insegna che l’arte non è solo intrattenimento, ma un potente strumento di riflessione e di cambiamento.
Con la sua spilla e le sue parole, ha dimostrato che un’attrice può essere anche una voce critica e un faro di speranza, portando sul red carpet non solo il glamour, ma anche la cruda e necessaria realtà del mondo.