Chat Raoul Bova: Martina Ceretti ascoltata dai magistrati “Ho inviato gli audio a Monzino lo ho fatto in buona fede”

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La vicenda dei ricatti a Raoul Bova e degli audio rubati sta prendendo la strada delle accuse reciproche. Martina Ceretti, l’influencer con cui l’attore avrebbe trascorso una notte d’amore in una camera da letto di un hotel, è stata ascoltata oggi 28 luglio dai magistrati, con lei, separatamente è stato ascoltato Federico Monzino. Dopo i due interrogatori i dubbi dei magistrati non hanno trovato risposte, anzi appare lontana la ricostruzione delle esatte responsabilità in cui si configurano i reati di estorsione, ricettazione e violazione della privacy.
Resta tuttora intricato il groviglio che collega Martina Ceretti a Federico Monzino e a Fabrizio Corona in quanto ciò che è stato dichiarato non sembra coincidere. Ceretti ha ammesso di avere condiviso in buona fede gli audio e le chat delle conversazioni avute con l’attore, ma per mero fine goliardico senza secondi fini tantomeno estorsivi.
Intanto gli audio divulgati da Fabrizio Corona sono ormai diventati preda dei social e continuano ad essere replicati esponendo Bova a una potente gogna mediatica. A questo proposito il legale di fiducia dell’attore, David Leggi, intervenendo all’ANSA ha chiesto a tutti una riflessione sul “voyerismo di bassa lega che la diffusione delle chat ha innescato, generando un far west, una macchina infernale che non bada alle persone né ai loro figli”
La versione di Federico Monzino
Federico Monzino, il pr milanese amico di Martina Ceretti, intervistato dal quotidiano La Repubblica ha rivelato di aver inviato lui stesso il materiale a Fabrizio Corona. Martina Ceretti gli aveva consegnato gli audio qualche minuto prima dandogli il consenso di inoltrarli all’ex re dei paparazzi. Monzino ha anche aggiunto che l’obiettivo era quello di far diventare famosa Martina, cosa che lei desiderava. “Io ho fatto solo da tramite – ha raccontato Monzino – il materiale non è stato quindi rubato o trafugato, ma condiviso volontariamente: lei era con me, a casa mia, ed era consapevole di quanto facevamo insieme, il passaggio è avvenuto col suo consenso diretto, senza alcuna modifica o manipolazione”.
Ad un certo punto però Ceretti si è resa conto dell’impatto negativo che la diffusione di tali chat avrebbe potuto avere sulla sua vita privata e sulla sua immagine quindi ha chiesto a Monzino di bloccare tutto. “Io ho rispettato la sua volontà– ha detto Monzino a La Repubblica – e ho fatto di tutto perché quelle chat non venissero pubblicate”
Anche Ceretti ha chiesto a Corona di fermare tutto, di non far uscire nulla, ma “a lui non è fregato nulla e ha pubblicato tutto di sua iniziativa, fuori da ogni controllo. Oggi sta usando quel materiale per costruirsi un racconto che non rispecchia la verità”.
Federico Monzino: “Non ho mai avuto intenzione di ricattare qualcuno”
Sempre a La Repubblica, Monzino ha dichiarato di non avere mai avuto intenzione di ricattare nessuno: “Io non ho mai avuto intenzione di ricattare nessuno, e mai l’ho fatto, infatti non sono indagato ma semplicemente informato sui fatti come Martina e Corona. In questura mi è stato chiesto se fossi stato io a ricattare Bova, ho detto di no. Mi è stato chiesto se avessi idea di chi avrebbe potuto farlo, ma onestamente non ce l’ho. Non so chi ha mandato quel messaggio anonimo a Bova, giuro. Il resto delle domande sono state generiche, sulla situazione”.
A chi appartiene il telefono da cui sono partiti i ricatti a Bova?
Gli investigatori intanto hanno inviato una informativa ai pm che potrebbe portare a nuovi sviluppi giudiziari. Resta anche da accertare a chi appartenga il numero spagnolo da cui sono partiti i messaggi ricattatori ricevuti da Bova a carattere estorsivo e che lo informavano dell’imminente diffusione degli audio qualora avesse deciso di non fare “un regalo” a chi li deteneva, messaggi che hanno indotto l’attore a sporgere denuncia. Gli investigatori stanno anche verificando se per i file che poi sono stati diffusi ci sia stato anche un passaggio di denaro o qualche altra “forma di pagamento” tra chi li ha passati e chi li ha divulgati.
Tanti i nodi ancora da sciogliere intanto Raoul Bova è pronto a denunciare Ryanair e il Napoli calcio: hanno usato l’audio rubato all’attore, per fare ironia sui social propagandando i propri marchi.
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