Mario Adinolfi trasferito dagli arresti domiciliari al carcere, continuava a pubblicare sui social nonostante fosse sottoposto a regime restrittivo
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Per Mario Adinolfi si sono aperte questa mattina le porte del carcere di Regina Coeli. L’ex deputato agli arresti domiciliari dallo scorso 8 luglio con l’accusa di truffa aggravata, ha violato i termini del regime restrittivo al quale era sottoposto, che vietavano l’uso di dispositivi se non per comunicare con l’avvocato. Adinolfi ha continuato a scrivere la sua newsletter e a pubblicare contenuti, soprattutto su Facebook, fino a qualche minuto prima di essere trasferito a Regina Coeli.
E’ stato lo stesso Adinolfi a pubblicare l’ordinanza su Facebook sostenendo di essere il primo cittadino italiano a cui vengono revocati gli arresti domiciliari con una motivazione del genere. Secondo l’inchiesta per truffa ed evasione fiscale, Mario Adinolfi avrebbe raggirato persone per 4,7 milioni di euro sfruttando la sua notorietà di giornalista e politico nonché evaso il fisco per 400mila euro
Mario Adinolfi è noto per aver fondato il Popolo della Famiglia, un partito ultraconservatore in cui l’ex deputato ha sempre predicato in maniera integralista i valori morali e tradizionali dettati dalla fede cattolica.
L’accusa: “Adinolfi invitava la gente a scommettere su più fronti per massimizzare le vincite”
Secondo l’accusa Adinolfi era conosciuto anche come abile giocatore di poker, per questo motivo dal 2005 molte persone gli avevano affidato i loro soldi per partecipare a un sistema creato ad hoc per scommettere denaro, denominato Scommessa collettiva.
Il sistema consisteva nel raccogliere molti soldi scommettendo su più fronti per massimizzare le vincite e far fronte ad eventuali perdite. Adinolfi secondo l’accusa avrebbe raccolto quote e promesso guadagni senza avere la licenza per farlo.
Sempre secondo gli inquirenti, Adinolfi si sarebbe fatto consegnare ingenti somme di denaro, anche superiori ai 100mila euro al fine di acquistare quote di partecipazione per scommesse infallibili senza invece ottenere la remunerazione prospettata o la restituzione delle somme versate.
Qualche settimana fa il tribunale del Riesame aveva rigettato l’istanza della difesa di Adinolfi che aveva chiesto l’annullamento della misura cautelare nei confronti del loro assistito.

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