Diego Abatantuono: “Appartengo a una generazione fortunata, ci si trovava senza mettersi d’accordo, adesso tanti sono ‘amici’ sui social senza incontrarsi mai”
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Diego Abatantuono è da pochi giorni tornato nelle sale con Un tranquillo funerale di famiglia, una commedia corale per la regia di Massimiliano Bruno con un cast che comprende tra gli altri Claudia Pandolfi, Pietro Sermonti, Stefania Sandrelli, Giulia Vecchio, Carlo Buccirosso e Stefano Fresi. “Molti pensano che l’età renda più adatti al genere drammatico, per me è il contrario – ha spiegato Abatantuono in una intervista rilasciata al Corriere della Sera – invecchiando cerco la leggerezza, non ci sono tanti film che divertono il pubblico”.
La promozione del film è stato solo il pretesto per tornare indietro nel tempo e fare una analisi della sua carriera, raccontando aneddoti legati alla sua gioventù, ma anche rivelando particolari inediti su colleghi ed ex colleghi, a fare da cornice l’evoluzione di una Milano che forse non è più quella “da bere” di un popolare spot anni Ottanta, ma che continua a vivere ogni giorno.
L’attore ora settantunenne, ha alle sue spalle oltre 100 film e tanti spettacoli teatrali, è passato dalla comicità dei primi film in cui canzonava bonariamente il milanese di adozione proveniente dal Sud Italia, alle splendide partecipazioni in quattro film di Pupi Avati, fino a rituffarsi nella commedia all’italiana, una carriera in cui Abatantuono ha dimostrato la sua poliedricità anche se ora vuole puntare più sulla comicità: “Ho riso tanto, anche quattro o cinque ore al giorno. Ho avuto la più bella gioventù che si potesse desiderare. Bisogna saper ridere di tutto, che la vita è già una tragedia”.
Diego Abatantuono: “Appartengo a una generazione fortunata, viziata da un’epoca effervescente, creativa nella musica e nel cinema.Ci si trovava nei bar o nei locali, senza bisogno di mettersi d’accordo, ci andavi sapendo di trovare gli amici”
Abatantuono ha detto di appartenere a una generazione fortunata in cui si andava nei locali sapendo di trovare gli amici, a differenza di adesso che i social hanno soppiantato il piacere di vedersi: “Faccio parte di una generazione viziata da un’epoca effervescente, creativa nella musica e nel cinema. Ci si trovava nei bar o nei locali, senza bisogno di mettersi d’accordo, ci andavi sapendo di trovare gli amici. Ora tutti sono amici di tutti sui social, ma possono non incontrarsi mai, si comunica solo con il telefonino. Io ho WhatsApp per vedere le foto dei miei nipoti e mando messaggi vocali, più simili alla parlata”.
L’attore ha spiegato di non aver avuto sogni da ragazzino, di essersi ritrovato casualmente al Derby, storico tempio del cabaret milanese, solo perché lo zio era il proprietario, per dare una mano ha iniziato a fare il tecnico delle luci: “Ero sveglio, ascoltavo parlare artisti come Paolo Villaggio o il boss Francis Turatello, che era un frequentatore. Finché mi sono accorto che anche gli altri ascoltavano me. Enzo Jannacci, Dario Fo, Teo Teocoli, i Gatti di Vicolo Miracoli… mi trattavano come uno di loro. Buttavo lì una battuta e, se piaceva, la usavano”.
E’ stato allora che ha vagheggiato l’idea di salire sul palco: “Mio zio mi propose di dirigere una compagna stabile di comici: Giorgio Faletti, Paolo Villaggio, Cochi e Renato, Francesco Salvi e Paolo Di Francesco. Ad aprire lo spettacolo doveva essere un giovane ma nessuno voleva farlo e così li presentavo io. Mi veniva bene”.
Diego Abatantuono: “Andai a Roma, usai tutti i miei risparmi per affittare un teatrino in Piazza Navona. La prima sera c’erano gli amici e fu un successone, poi non venne più nessuno! Eppure fu la scelta più azzeccata che potessi fare”
Maturata l’idea di fare l’attore Abatantuono ha raccontato di aver dato fondo a tutti i suoi risparmi per venire a Roma e affittare un teatrino a Piazza Navona: “La prima sera c’erano gli amici e fu un successone, poi non venne più nessuno! Eppure fu la scelta più azzeccata che potessi fare. Venne il regista Steno. Tra il 1980 e il 1982 girai il ‘Pap’occhio’ di Renzo Arbore, ‘I fichissimi’ ed ‘Eccezzziunale… veramente’ di Carlo Vanzina”.
Poi nel 1986 il primo film drammatico, con la grande interpretazione in Regalo di Natale con Pupi Avati, con il regista Abatantuono ha girato quattro film: “Me lo chiese dopo che Lino Banfi gli aveva detto di no, altrimenti sarebbe stata una storia diversa”.
Diego Abatantuono: “Festeggiamo il mio compleanno o il Natale ma ogni anno c’è un amico in meno. Teo non viene più, ha un carattere difficile”
Parlando dei vecchi amici del Derby con cui ha cominciato, Diego Abatantuono ha rivelato che non ci si frequenta più, ci si vede solo in occasioni particolari e ogni anno purtroppo c’è un amico in meno: “Festeggiamo il mio compleanno o il Natale ma ogni anno c’è un amico in meno. Teo non viene più, ha un carattere difficile”.
Infine una triste constatazione sulla Milano di oggi: “Ignorante, come tutta l’Italia. La gente fa tutto, perfino attraversare la strada, guardando lo smartphone. Penso ai ragazzini, la rete li illude di non avere più bisogno dei rapporti. Saranno più tecnologici, ma non mi pare che questo li unisca”.

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