Kimi Antonelli, dietro la vittoria un progetto lungo 9 anni, ecco tutti i motivi per cui la Ferrari deve mangiarsi le mani
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Abbiamo aspettato 36 ore prima di scrivere di Kimi Antonelli, d’altronde l’impresa del pilota nostrano parla da sola, nessun pilota italiano in 73 anni era riuscito a conquistare il titolo iridato di Formula 1. L’ultimo era stato Alberto Ascari, altra epoca, altre macchine, tecnologia assente, un altro mondo rispetto tutto ciò che circonda adesso il mondo delle corse.
Kimi Antonelli che vince un mondiale a 20 anni da poco compiuti è la conferma di una cultura tutta italiana per cui prima dei 40 anni sei considerato troppo giovane per ricoprire qualsiasi incarico. L’errore compiuto dalla Ferrari nel non investire sul pilota è dipeso proprio dall’età e dal non voler costruire un progetto intorno al giovane talento.
Una valutazione che si è rivelata un errore gravissimo della scuderia di Maranello che nel 2017 quando Antonelli aveva 11 anni avrebbe potuto ingaggiarlo, ma non lo ha fatto, ufficialmente perché non strutturata per un progetto a così lungo termine. La realtà a nostro avviso è che come sta accadendo nel calcio, in Italia si preferisce investire su personaggi già formati e in grado di portare subito risultati.
Kimi probabilmente avrebbe fatto la stessa fine di tanti talenti nostrani se Toto Wolff, team principal Mercedes non lo avesse preso in scuderia quando il pilota aveva solo 13 anni, scorgendo in lui le caratteristiche del campione, proteggendolo e trasferendogli a poco a poco il compito di raccogliere la pesante eredità del sette volte campione del mondo Lewis Hamilton. Quello stesso Hamilton che domenica sera lo ha alzato sulle spalle per celebrarne il trionfo.
Kimi Antonelli, dietro il mondiale un progetto lungo 9 anni
Dietro la storica vittoria del pilota italiano c’è quindi un lungo progetto, un investimento che è costato alla Mercedes circa dieci milioni di euro, una fiducia che appena gli è stato possibile Kimi ha ripagato. Perché la Ferrari dovrebbe mangiarsi le mani lo abbiamo già scritto, le strade tra Antonelli e la scuderia si sarebbero potute intrecciare circa dieci anni fa, ma non è accaduto.
Massimo Rivola, all’epoca responsabile dell’Accademy della Ferrari, aveva segnalato all’azienda del Cavallino che c’era un ragazzo, o meglio un ragazzino, di 11 anni cresciuto a pane e kart che era un fenomeno, ma soprattutto era innamorato pazzo della Ferrari. Kimi passò anche alla Ferrari Academy dove provò il simulatore riscuotendo giudizi positivi, sembrava tutto pronto per l’ingresso in scuderia, ma poi inaspettatamente arrivò il “no” dai vertici aziendali.
Maurizio Arrivabene: “Antonelli era considerato troppo piccolo e la struttura di Maranello in quel momento non era pronta a seguire un talento così giovane”
A raccontare i motivi della marcia indietro della Ferrari è stato Maurizio Arrivabene, al tempo team principal della scuderia che raggiunto in questi giorni ha riferito che Antonelli era considerato troppo piccolo e la struttura di Maranello non era pronta a seguire un talento così giovane: “La Ferrari non aveva ancora la struttura e la disponibilità organizzativa per accompagnare un bambino in un percorso di crescita così lungo” ha spiegato l’ex team principal.
Il problema quindi è stata proprio l’assenza di una organizzazione capace di gestire un fenomeno così giovane, anche se il pilota in erba era un promettente futuro campione. Ma non finisce qui, nel 2024 la scuderia Ferrari non ha dato ancora una volta fiducia ad Antonelli che ancora non aveva firmato per debuttare in Formula 1 con Mercedes. Probabilmente per riconoscenza il pilota italiano sarebbe rimasto con Toto Wolff che aveva creduto in lui da ragazzino, fatto sta che la Ferrari neanche lo ha contattato preferendogli Hamilton, grande campione ma sul viale del tramonto.
Il risultato è sotto gli occhi di tutti: Antonelli ha vinto un mondiale a 20 anni con la Mercedes, mentre in Ferrari stanno ancora disperatamente cercando la quadra per tornare a vincere, e chissà se nel frattempo si stanno mangiando le mani per essersi fatti scappare un campione italiano, nato e cresciuto a Bologna, a due passi da Maranello.

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