Addio a Evaristo Beccalossi, leggenda dell’Inter anni Ottanta
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Con Evaristo Beccalossi se ne va un altro monumento delle cronache sportive anni Ottanta, insieme ad Alessandro Altobelli pilastro dell’Inter della Stella, quella guidata da Eugenio Bersellini e che nel corso degli anni Ottanta sotto guide tecniche diverse, ha ben figurato anche in Europa, quando le Coppe si giocavano tutte insieme il mercoledì sera e le pay tv non erano state ancora inventate.
Evaristo Beccalossi o “il Becca” come lo chiamavano affettuosamente i tifosi interisti, avrebbe compiuto 70 anni il prossimo 12 maggio, si è spento la scorsa notte in una clinica bresciana, dove era ricoverato dopo un malore che lo aveva colpito all’inizio del 2025, da allora le sue condizioni erano state definite critiche. Lo storico numero 10 e bandiera dei nerazzurri milanesi era stato a lungo in coma dopo una emorragia cerebrale e successivamente era stato costretto a sostenere una difficile degenza, un decorso che non è mai migliorato significativamente.
La carriera e il ricordo dell’Inter
L’ex numero 10 nerazzurro aveva iniziato la sua carriera nel Brescia nel 1974, insieme a lui già da allora, Alessandro Altobelli con cui negli anni avrebbe formato una coppia d’attacco tra le più prolifiche della storia dell’Inter. Il passaggio all’Inter nel 1978 tra le cui fila avrebbe militato fino al 1984 divenendone un simbolo. Beccalossi fu anche la bandiera dei giornalisti che contestavano a Bearzot, allora commissario tecnico della Nazionale di calcio, una ostinazione a convocare sempre gli stessi calciatori e a lasciar fuori Evaristo.
Il Mundial spagnolo vittorioso, spense definitivamente il partito di Beccalossi in Nazionale, numero 10 autentico, che avanti a lui in azzurro aveva un monumento come Antognoni o in alternativa il più mite Dossena. Evaristo Beccalossi era tipo schietto, di quelli senza peli sulla lingua, quel tipo di calciatore che Bearzot temeva potessero creare problemi all’interno dello spogliatoio proprio a causa del suo carattere fumantino.
Tra i nerazzurri “il Becca” ha giocato 223 partite segnando 40 goal, innumerevoli quelli che ha fatto segnare agli altri grazie alla sua capacità di cambiare il risultato con giocate improvvise, dribbling e assist che hanno contribuito al soprannome affettuosamente affibiatogli dai tifosi “fantasista mancino”. Nella memoria dei tifosi dell’epoca resta impressa la doppietta rifilata al Milan nel derby del 1979 sotto una pioggia battente che ha contribuito al suo essere un idolo della tifoseria.
Alla fine della carriera avvenuta nel 1991, Beccalossi non si era allontanato dal mondo del calcio, oltre a un percorso dirigenziale aveva ricoperto il ruolo di capo delegazione delle nazionali giovanili italiane, contribuendo anche ai successi dell’ Under 19. “Ai ragazzi che giocano dico sempre che, oltre a schemi e allenamenti, la differenza la fa la testa, il modo di porsi in campo e fuori dal campo”, un messaggio che suona come un insegnamento in un momento di crisi per il calcio italiano.
E proprio la sua Inter oggi lo ha ricordato con un messaggio di cordoglio carico d’affetto a soli tre giorni dalla conquista del 21mo scudetto, che Evaristo ha fatto in tempo a vedere prima di lasciare questa terra: “Ci sembra impossibile. Nelle pieghe dei ricordi e nella vita di tutti i giorni, Evaristo era sempre uno di noi. Ineffabile, come i suoi dribbling, unico, come il suo modo di trattare il pallone. Beccalossi lascia non solo un buon ricordo, ma anche un orgoglio profondo nell’aver avuto il “Becca” nella storia del Club. E quella malinconia che si mischia alla tristezza profonda di queste ore ci accompagna con l’ennesimo dribbling della vita di Evaristo”.

Beccalossi nella cultura popolare
Evaristo Beccalossi oltre che per le imprese calcistiche è rimasto nella memoria collettiva per alcuni episodi divenuti iconici come quando nel 1982 sbagliò due calci di rigore consecutivi nel giro di pochi minuti nella partita di Coppa delle Coppe contro lo Slovan Bratislava. Un episodio che è valso al “Becca” un “Ode” da parte del comico Paolo Rossi. Chiudiamo il nostro ricordo con quelle parole:
“Beccalossi è stato uno dei più grandi talenti inespressi ed espressi del calcio italiano. Io non posso dimenticare la partita Inter-Slovan Bratislava, semifinale di Coppa Uefa (si trattava del primo turno di Coppa delle Coppe il 15 settembre 1982 ndr). Bene, a un certo punto diedero un calcio di rigore all’Inter. Chi si intende di calcio, ma anche chi non se ne intende, può capire la difficoltà di un giocatore in una semifinale di coppa Uefa di prendersi la responsabilità di tirare un calcio di rigore. Lui guardò tutto lo stadio negli occhi. E tutto lo stadio gli disse: “Vai, vai…”. Prese la palla, la mise sul dischetto del calcio di rigore e disse: “Lo tiro io!”, con la sicurezza dell’uomo che non avrebbe sbagliato. E sbagliò.
Lì io pensai: per me, questo, comunque è un uomo. Ma quando 5 minuti dopo – ed è storia – ridiedero un altro calcio di rigore all’Inter. E per chi si intende di calcio, ma a questo punto anche per chi non si intende, può capire la difficoltà per un giocatore che ha appena sbagliato a tirare un calcio di rigore in una semifinale di Coppa Uefa (si trattava del primo turno di Coppa delle Coppe il 15 settembre 1982 ndr), di riassumersi la responsabilità di ritirarlo. Lui guardò tutto lo stadio negli occhi. E tutto lo stadio fece. “No, putt… Eva, no!”. Lui prese la palla e la mise sul dischetto del calcio di rigore con la sicurezza dell’uomo che non avrebbe risbagliato. E risbagliò. E io pensai: questi per me sono uomini veri. Un po’ sfigati ma..”
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