Addio a Livio Berruti, leggenda dell’atletica italiana, vinse i 200 metri alle Olimpiadi di Roma del 1960
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Quando si pensa a Livio Berruti vengono in mente le immagini in bianco e nero delle Olimpiadi di Roma del 1960 e di quell’uomo con gli occhiali scuri che tagliando il traguardo per primo nei 200 metri piani, fu il primo europeo a conquistare l’oro olimpico nella specialità. Berruti aveva al tempo 21 anni e in quella finale oltre ad eguagliare il record mondiale, lasciò dietro di sé i fortissimi statunitensi fino ad allora favoriti.
Berruti ritentò l’impresa alle Olimpiadi di Tokyo del 1964 e Città del Messico 1968 senza riuscirci, si ritirò definitivamente dall’attività agonistica nel 1969 restando un’icona dell’atletica, simbolo di quelle Olimpiadi romane che nel corso degli anni sarebbero state assurte a simbolo della rinascita italiana alla stregua di Domenico Modugno vincitore del Festival di Sanremo 1958 con “Nel blu dipinto di blu”.
In quelle Olimpiadi Berruti fece notizia anche per il suo flirt con Wilma Rudolph, sprinter americana che sulla pista dell’Olimpico vinse tre ori (100, 200 e 4×100). Berruti si schernì sempre, era l’epoca dei paparazzi, ma si trattò “solo di una passeggiata mano nella mano” soleva ripetere il campione.
Da tennista mancato a leggenda nell’atletica
Livio si è spento questa mattina 9 agosto all’età di 87 anni nella sua Torino, la città sabauda gli aveva dato i natali nel 1939. Conobbe l’atletica nel 1955 al liceo Cavour di Torino, divenendo il più veloce dell’Istituto si legge sul sito della Fidal. Iniziò a frequentare il centro sportivo della Lancia sperando di poter praticare l’amato tennis, ma i risultati ottenuti nelle gare di sprint lo convinsero a insistere con l’atletica, non sapeva che cinque anni dopo sarebbe divenuto una leggenda.
Nel corso della sua carriera ha conquistato 15 titoli italiani: 6 nei 100 metri, 8 nei 200 e 1 nella 4×100. Il 26 febbraio 2006 è stato uno degli otto atleti italiani a portare la bandiera olimpica nel corso della cerimonia di chiusura dei Giochi olimpici invernali di Torino.
Il mondo dell’atletica lo piange a pochi giorni dall’inizio degli Europei, venuto a sapere del decesso Marcell Jacobs ha commentato: “Per noi velocisti la sua leggerezza è un modello, come la sua affascinante falcata da angelo. Gli sarò sempre grato, perché dopo l’oro di Tokyo disse ‘mi sono emozionato, mi ha fatto tornare indietro di sessant’anni’. Ora correrò anche per Lui agli Europei”.

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