Ambra Angiolini si racconta a Domenica In: tra il legame con Renga, il “nuovo amore” e il debutto alla regia
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Ambra Angiolini, ospite a Domenica In, si è concessa una conversazione senza filtri con Mara Venier, capace di spaziare tra i ricordi iconici di Non è la Rai, la maturità artistica raggiunta con il cinema e la complessa bellezza della sua vita privata. Un’intervista che non è stata solo una celebrazione della carriera, ma un manifesto di fragilità e libertà.
Il successo eterno di T’appartengo e il rifiuto iniziale
Il viaggio di Ambra è iniziato con un tuffo nel passato. Mara Venier ha ricordato l’incredibile longevità di T’appartengo, un brano che ancora oggi fa ballare intere generazioni.
Eppure, la rivelazione di Ambra ha sorpreso molti: “Non volevo cantare proprio”. La spinta di Gianni Boncompagni fu decisiva, nonostante lei inizialmente preferisse altri brani di Loredana Bertè o Caterina Caselli.
Oggi, Ambra guarda a quel periodo con gratitudine ma anche con il distacco di chi ha saputo evolversi. Quella ragazzina che parlava attraverso un auricolare è diventata una donna che ha scelto il silenzio del teatro per ritrovare la propria voce.

Il legame indissolubile con Francesco Renga: “L’ho fatto per lui”
Uno dei passaggi più commoventi ha riguardato il rapporto con l’ex compagno Francesco Renga. Ambra ha spiegato con estrema lucidità la natura del loro legame attuale, che va ben oltre il concetto di “famiglia allargata”.
“Non l’ho fatto per i figli, l’ho fatto per lui. Per ricordarmi come mai avevo deciso che poteva essere l’uomo della mia vita.”
Ambra ha raccontato il loro primo incontro, descrivendo Renga come la sua “stessa anima”. Ha parlato della loro separazione non come una sconfitta, ma come un “amorevole assestamento”.
La scelta di restare a Brescia per due anni dopo la rottura è stata un atto di rispetto verso di lui, per evitare che il ritorno a Roma suonasse come una “punizione”.
Oggi i due vivono un rapporto stupendo, fatto di stima e presenza costante, nonostante le vite diverse: lui con una nuova compagna, lei con la sua proverbiale indipendenza.

La lotta alla bulimia e la rinascita con Ferzan Özpetek
L’attrice non ha evitato i temi più dolorosi, come la battaglia contro la bulimia. Ha confessato che in quegli anni difficili era convinta di non essere meritevole d’amore: “Non ami tanto chi ama te, cerchi sempre la distanza da tutti”.
La svolta, non solo professionale ma umana, è arrivata grazie a Ferzan Özpetek. Il regista di Saturno Contro è stato il primo a dirle: “Vai bene così come sei”.
Ambra ha descritto Özpetek come un mentore che le ha regalato la libertà di essere “disordinata”, tremante e vera, permettendole di vincere un David di Donatello e un Nastro d’Argento, ma soprattutto di accettarsi.

“Voglio una vita spericolata, non serena”
In un divertente scambio con Mara Venier, Ambra ha rifiutato l’augurio della “serenità”. Citando Vasco Rossi, ha dichiarato di preferire una vita spericolata. “La serenità non è roba per noi”, ha scherzato, “dopo un po’ sembra che non vuoi più niente”.
Ambra oggi si definisce “meno rompina” perché ha esaurito il bonus, ma rivendica il diritto di essere fragile: “Sto in piedi grazie a quanto sono fragile”.
E sul fronte sentimentale? Ha lanciato una provocazione che ha infiammato i social: “Sono innamorata ma lui non lo sa. Sono fidanzata con lui ma lui non sa di esserlo con me”.
Un amore platonico e “da ragazzina” che le permette di sognare senza le complicazioni della realtà.

Il futuro: “Gigolò per caso” e la prima regia
Il 2026 si preannuncia un anno d’oro per Ambra Angiolini. Dal 2 gennaio tornerà sul piccolo schermo con la seconda stagione di Gigolò per caso, accanto a Pietro Sermonti, Christian De Sica e la new entry Sabrina Ferilli. Un ruolo comico ed eccessivo che le permette di giocare con la sua ironia.
Ma la vera sfida sarà dietro la macchina da presa. A quasi 49 anni, Ambra debutterà nella regia teatrale con un monologo di Stefano Benni, La misteriosa scomparsa di W.
“È la sensazione di essere finalmente proprietaria del mio marchio,” ha concluso. “Si chiama libertà.”

