Can Yaman a Domenica In: Sandokan, le rivincite e quella volta che dovette “farsi brutto” per avere successo
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CAN YAMAN, LA “NUOVA” TIGRE DELLA MALESIA, SI RACCONTA A MARA VENIER: L’INCONTRO TRA DESTINO E DISCIPLINA HA FORGIATO L’ATTORE PIÙ AMATO D’ITALIA, PRONTO PER IL DEBUTTO DI SANDOKAN E PER NUOVE SFIDE INTERNAZIONALI.
Il divo turco Can Yaman è stato ospite nel salotto di Domenica In, dove, accolto dall’entusiasmo contagioso di Mara Venier, ha svelato i dettagli più intimi del suo incredibile percorso.
Dal liceo italiano di Istanbul al set internazionale di Sandokan, Yaman ha dimostrato che la sua vita è un intreccio affascinante di rigore, amore per l’Italia e inaspettate svolte del destino.
L’Italia: un amore nato tra studio e passioni giovanili
L’intervista prende il via con una rivelazione sorprendente sulla profonda connessione di Can Yaman con il nostro Paese. Nato a Istanbul, l’attore parla un italiano impeccabile grazie a una scelta giovanile: frequentare il liceo italiano a Istanbul all’età di 14 anni.
Non fu solo una decisione pragmatica, ma dettata dalla simpatia: l’Italia rappresentava per lui un sogno legato al calcio, alle auto di lusso e al buon cibo.

Una scelta controcorrente, visto che l’istituto era una scuola privata d’élite che ammetteva solo 80 studenti all’anno, poco popolare rispetto alle scuole tedesche o francesi.
Can Yaman si descrive come un “secchione” portato per le lingue. Questa disciplina è stata fondamentale: a causa delle difficoltà economiche del padre, fu costretto a mantenere una media altissima per garantirsi una borsa di studio.
La sua determinazione lo ha portato a eccellere, vincendo anche un concorso nazionale che gli ha permesso di studiare in America. L’amore per la lingua è stato cementato da un professore, Elvio Severini di Rimini, a cui ha rivolto un caloroso saluto in diretta: “Mi sono innamorato del professore che ci insegnava l’italiano. Era simpaticissimo.”
Dalla causa legale al palcoscenico: l’avvocato è diventato attore
Il sogno originale di Can Yaman era quello di diventare un avvocato internazionale, una carriera che sembrava perfettamente in linea con la sua intelligenza e la padronanza delle lingue.
Dopo la laurea in Giurisprudenza, ha cominciato a lavorare in una delle aziende più importanti al mondo, la PricewaterhouseCoopers, e persino a scrivere per un prestigioso giornale di finanza.
Tuttavia, a 24 anni, la vita sedentaria e lo stress lo hanno reso inquieto. La svolta? Un consiglio che gli risuonava dalle aule di giurisprudenza: “Andate a fare un corso di teatro, perché dovete saper bene usare il body language, perché sarete avvocati.”

L’occasione si è presentata durante una vacanza a Bodrum, dove ha incontrato i suoi futuri agenti. L’approccio è stato inizialmente leggero: un corso di recitazione per migliorare le sue capacità comunicative, come un avvocato. Ma il destino aveva altri piani.
La curiosa richiesta del provino:
Per il suo primo ruolo, che prevedeva la trasformazione da un personaggio “ruspante” (grezzo e orientale) a uno elegante (occidentale), il regista lo giudicò “troppo bello, troppo muscoloso, troppo curato”.
La richiesta? “Devi farti brutto, renderti brutto.” In un solo mese, Yaman si è sottoposto a un rigido regime: ha perso 6 chili, sgonfiato i muscoli, ha adottato una postura gobba e si è lasciato crescere i baffi. Una trasformazione che gli è valsa il ruolo e ha segnato l’inizio del suo successo.
Sandokan: l’attesa, la rivincita e l’eroe ascetico
Il punto culminante della sua carriera è indubbiamente il ruolo di Sandokan, la celebre Tigre della Malesia, in una nuova serie che debutta domani, 1 dicembre, su Rai 1. L’attore sottolinea come questo ruolo sia una “rivincita” a diversi livelli.
L’attesa è stata lunga, ben cinque anni, a causa di ritardi e della pandemia. Quello che inizialmente sembrava sfortuna, si è rivelato una fortuna: “Ho avuto un sacco di tempo per prepararmi a livello fisico e mentale”, ha confessato l’attore. Ha potuto leggere tutto, guardare tutto e “visualizzare il personaggio”.

La preparazione di Can Yaman per indossare i panni di Sandokan è stata un vero e proprio rituale, un processo che l’attore stesso ha definito “maniacale” e che ha comportato un isolamento totale.
Per calarsi completamente nel personaggio, ha sentito la necessità di staccare da tutto: ha spento il cellulare, arrivando persino a chiudere l’account Instagram per eliminare ogni distrazione.
Il lavoro sul corpo è stato altrettanto estremo, a partire da un digiuno rigoroso nel primo mese di preparazione, che gli ha consentito di perdere ben dieci chili, passando da 95 a 85 kg.
Non si è trattato solo di un impegno fisico, ma anche di uno studio intensivo e meticoloso. L’attore ha dovuto affrontare le sceneggiature in due lingue diverse: in italiano, ovviamente, per poi studiarle approfonditamente anche in inglese, dato che la serie è stata interamente girata in questa lingua.
A ciò si è aggiunta la necessità di padroneggiare nuove abilità, dedicandosi anima e corpo alle coreografie di fighting e alle scene di danza, essenziali per dare credibilità alla Tigre della Malesia.
Un impegno a tutto tondo, dunque, dove disciplina mentale e trasformazione fisica si sono fuse per dare vita a questo ruolo atteso per cinque lunghi anni.
Yaman promette un Sandokan non solo fisico, ma con una profonda evoluzione emotiva. Non sarà solo un pirata, ma un personaggio che diventa “ascetico, quasi come Gesù Cristo, un salvatore di un popolo”.
Nonostante le tematiche serie, la serie è stata concepita per essere un prodotto “Feel Good” che “lascerà le persone con un sorriso”.
Un angelo tosto e il prezzo del successo
L’attore, che si definisce “tosto” e “invincibile,” ha rivelato il momento più emozionante della sua vita: la standing ovation ricevuta alla Mostra del Cinema di Roma per la promozione di Sandokan. L’emozione è stata tale che è dovuto scappare in un camerino per lasciarsi andare ad un pianto liberatorio.
“Io vivo per l’amore e per la rivincita” ha dichiarato, un motto che riassume il suo percorso costellato da successi ma anche dal “prezzo da pagare” in termini di privacy e attacchi della stampa turca.
Roma è casa mia: prossime sfide
Can Yaman ha confermato che “Roma è casa mia” e che continuerà a vivere in Italia, dove tornerà per la seconda stagione di Sandokan e per un nuovo progetto di commedia in cui interpreterà un personaggio “un po’ imbranato”.
La sua sete di sfide, tuttavia, lo sta portando oltre: ha imparato lo spagnolo e si prepara a girare una serie d’azione in Spagna.
“Non mi piace ripetermi, vorrei essere camaleontico”, ha concluso, dimostrando una maturità e una dedizione che vanno ben oltre la sua innegabile bellezza. Un attore che non teme le incertezze del futuro, ma le abbraccia, sicuro che “quello che arriverà, arriverà.”
