Claudio Lotito: “Chiamassero pure l’emiro, non mi interessa, la Lazio non la vendo” poi denuncia le trame del potere romano
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Claudio Lotito non è intenzionato a vendere la Lazio, per il momento si gode il sorprendente primo posto in classifica e imputa alle trame del potere romano l’ammutinamento dei tifosi che dalla fine della scorsa stagione stanno disertando lo stadio nelle partite casalinghe. La Repubblica ha riportato che il patron biancoceleste, sentito come parte lesa dalla Procura di Roma nell’inchiesta di aggiotaggio sul titolo della squadra capitolina, ha ribadito che il club non è in vendita e lui non tratta con nessuno, arabi compresi.
“La Lazio è inscalabile – ha ribadito Lotito – chiamassero l’emiro, ma io poi dirò non mi interessa, non la vendo” . Per il numero uno della Lazio le contestazioni alla sua presidenza sarebbero pilotate dal tornaconto commerciale di qualcuno di cui ritiene di conoscere il nome, ma non lo ha fatto. Qualcuno che secondo Lotito invita i tifosi ad andare a vedere le partite della Lazio nei loro pub invece che allo stadio.
Locali in cui, secondo il presidente biancoceleste, guardare le partite sarebbe solo un pretesto per offrire “servizi aggiuntivi” quali spaccio e sesso a pagamento: “Lì c’è sicuramente il beverage, il food e poi un’altra cosa che lei può immaginare di natura illegale, sono 80-90 persone che governano ‘sto processo. I pub guadagnano e si sono tutti sistemati.
Lotito segue anche le collette dei tifosi contro di lui, anzi a suo dire, l’iban diffuso in rete per organizzare una protesta “anti Lotito” sarebbe riconducibile a “una società commerciale che vende abbigliamento da tifo”. Il patron nel vedere l’infinità di striscioni di contestazione alla sua presidenza ha chiesto retoricamente a chi lo ha sentito: “Chi paga e perché?”, il riferimento è sempre al potere romano.
Claudio Lotito: “Do fastidio perché sono una persona un po’ libera”
Lotito ritiene di conoscere bene i protagonisti e le consuetudini di chi trama contro di lui: “A Roma essere presidente di un club di calcio, lo dico da senatore, ha una valenza importante perché ha un’interlocuzione con le istituzioni, a tutti i livelli. Do fastidio perché sono una persona un po’ libera” ha affermato il presidente, sottolineando di ben sapere di riuscire ad irritare con il suo comportamento chi non riesce a disarcionarlo dalla sella della squadra più antica della Capitale.
Insomma il senatore è convinto che non vendendo si sia messo contro personaggi influenti, ha fatto una fotografia di una città in cui il calcio apre le porte delle istituzioni, e gli editori si chiamano al telefono tra loro quando un giornale scrive qualcosa che non dovrebbe scrivere.
A confermare questo stato di cose ci sarebbe appunto l’inchiesta per aggiotaggio condotta dal pm Lorenzo Del Giudice nella quale risultano indagati l’editorialista del Tempo, Luigi Bisignani, Mauro Masi e Francesco Maiolini, rispettivamente presidente e ad della Banca del Fucino. I tre secondo l’accusa avrebbero appositamente diffuso notizie infondate sulla vendita della Lazio per favorire l’innalzamento del titolo in Borsa e incentivare il presidente a vendere, ma Lotito non molla.

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