Emanuele Filiberto di Savoia: “Ma quale esilio? Io e mio padre siamo entrati tante volte in Italia, i carabinieri ci salutavano”
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Per i giovanissimi o per chi semplicemente non è esperto di Casa Savoia, c’è da precisare che all’indomani del referendum del 2 e 3 giugno 1946, che avrebbe dovuto scegliere tra la Monarchia e la Repubblica, gli allora regnanti usciti sconfitti dalle urne dovettero lasciare l’Italia per andare in esilio, nella fattispecie a Cascais d’Estoril in Portogallo. Per evitare che i Savoia potessero tentare di riprendersi il trono, una legge ne vietò l’ingresso in Italia dei discendenti maschi, disposizione rimasta in vigore fino al 2002.
Questo antefatto è doveroso per meglio comprendere le sorprendenti rivelazioni di Emanuele Filiberto di Savoia, nipote dell’ultimo Re d’Italia, Umberto II, definito “il re di maggio” ad indicare la durata del suo regno, durato solo un mese prima di essere allontanato dal Paese. Il principe ha rivelato di essere più volte entrato in Italia con suo padre durante il periodo di interdizione ai Savoia, a scoperchiare involontariamente la pentola su un particolare rimasto sconosciuto fino ad oggi, l’ex campione di sci, Gustav Thoeni che nel suo libro “Una scia nel bianco” edito da Rizzoli e in una recente intervista, ha raccontato di una visita di Vittorio Emanuele di Savoia al suo hotel ai piedi dello Stelvio, nel 1974.
A rincarare la dose ci ha pensato appunto Emanuele Filiberto, che raggiunto dal Corriere della Sera, ha rivelato che quello del 1974 non fu l’unico sconfinamento, ma che le incursioni dei Savoia in Italia furono tante, anzi quasi una consuetudine nota e tollerata da tutti.

Le rivelazioni di Emanuele Filiberto
Durante la sua intervista al quotidiano milanese, Emanuele Filiberto non si è limitato solo a confermare l’indiscrezione riportata da Gustav Thoeni: “Nel 1974 avevo due anni, ma se Gustav lo racconta è sicuramente vero”, ma aggiunto i racconti di ulteriori sconfinamenti, diversi, che lui ricorda benissimo: “Altro che una volta sola, l’abbiamo fatto tutti – ha dichiarato Emanuele – gli sconfinamenti sono stati tanti. Io stesso sono entrato più volte in Italia con mio padre”.
L’erede Savoia ha raccontato di aver fatto “piccole incursioni” in Italia, di aver pranzato a Torino, di essere stato in Val d’Aosta e anche in Sardegna: “Mio padre era un grande appassionato di sport. E non potendo entrare in Italia, la voglia di incontrare un campione come Thoeni era ancora più forte dell’esilio”
Le cene con politici e carabinieri
Dall’intervista emerge una tolleranza fuori dal comune verso i Savoia, sia dalle istituzioni che dalle stesse forze dell’ordine, le incursioni non erano clandestine, Emanuele Filiberto ha raccontato che i carabinieri al loro passaggio alla frontiera facevano il saluto militare. Il Principe ha anche parlato di cene con politici della scena repubblicana, di cui ha preferito non fare i nomi e di un volo privato con suo padre Vittorio Emanuele ai comandi e suo nonno Umberto, il Re in esilio. L’erede Savoia ha raccontato che l’aereo sorvolò a bassa quota Torino e la residenza reale di Racconigi: “Mio nonno era commosso– ha detto Emanuele Filiberto – Diceva: non possiamo atterrare, ma vedere quei luoghi…”
La questione giuridica
La questione giuridica legata all’esilio dei Savoia ha da sempre sollevato ampie discussioni. I Savoia dal loro punto di vista rivendicano questi atti come una violazione dei loro diritti umani, infrazione riconosciuta nel tempo anche dalla Corte Europea, sul piano giuridico invece la questione è chiara. A questo proposito il costituzionalista Mario Bertolissi sempre al Corriere della Sera, ha precisato che “la norma era chiarissima: se intercettati i reali avrebbero dovuto essere riaccompagnati fuori dai confini”.

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