Enrico Vanzina: “La commedia italiana non rappresenta più il Paese”, nel suo ultimo film Roma raccontata in un giallo
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Parafrasando il nome di una inchiesta che anni fa ha travolto la Capitale, “La notte a Roma” il nuovo film di Enrico Vanzina presentato il 23 ottobre alla Mostra del Cinema di Roma può essere definito un “Giallo Capitale”. Il maestro ha voluto raccontare da romano la sua città adoperando come linea narrativa un giallo ben scritto e avvincente, capace di tenere inchiodato alla poltrona chi guarda.
“Il cinema e il giornalismo sono gli ultimi baluardi della libertà” fa dire a uno dei suo personaggi il regista e sceneggiatore, lui stesso da anni anche giornalista, un messaggio forte in un’epoca che forse racconta tutt’altro. Gli applausi in sala, non scontati neanche per un grande maestro della Commedia all’italiana come lui, sono stati la dimostrazione che la pellicola arriva e fa riflettere.
Enrico Vanzina: “La Commedia all’Italiana ha smesso di essere lo specchio del Paese”
La storia raccontata in “La sera a Roma” è tratta dall’omonimo romanzo giallo di Vanzina ambientato a Roma, protagonista è il giornalista e sceneggiatore Federico, interpretato da Massimo Ghini, che si ritrova suo malgrado coinvolto in un delitto essendo stato uno degli ultimi a incontrare la vittima. Un film con un cast ricchissimo e indovinatissimo di cui fanno parte oltre Ghini, Carlo Buccirosso, Ricky Memphis, Rocío Muñoz Morales, Luca Ward, Nicoletta Romanoff, Martina Stella, Florence Nicolas e Gabriella Germani.
La presentazione del film è stata occasione per il regista per una riflessione sulla Commedia all’Italiana che secondo Vanzina non rappresenta più come un tempo lo specchio del Paese: “In questo momento il più grande problema è che i ragazzi giovani si stanno riavvicinando soprattutto al film d’autore, ma al cinema non vedono più il racconto fondamentale della vita. La commedia italiana non c’è più perché non racconta più questo Paese. Ci sono tante piccole storie d’amore, tante variazioni, ma i grandi film della commedia italiana hanno lasciato un segno perché hanno raccontato chi siamo, da dove veniamo, come parliamo, come moriamo, come siamo grandissimi in certi momenti e come siamo vigliacchi in altri”.
La forza del genere per Vanzina stava proprio nella capacità di fotografare quei vizi e virtù degli italiani in cui lo spettatore poteva rivedersi comprese le trasformazioni sociali. Un genere in cui Alberto Sordi per restare in tema di grandi attori romani è stato un maestro: “Questo racconto continuo della commedia italiana ha messo in fila la più bella storia d’Italia che si potrebbe vedere, non lo fa più nessuno e io cercherò di continuare a farlo – ha spiegato il regista – adesso speriamo di fare una commedia, ma è difficile”.
Enrico Vanzina: “Roma è più forte dei giudizi, riesce ad adattarsi a tutto”
Roma è la protagonista silenziosa del racconto, una splendida cornice in cui si muovono i protagonisti, una città descritta come decadente nonostante la sua grande bellezza, ma che Vanzina dice essere la più forte di tutti anche dei giudizi: “Roma è più forte di tutti, più forte dei giudizi, riesce sempre a risollevarsi e ad adattarsi a tutto, è l’unica città che conserva al suo interno tutte le forme d’arte, dall’antica Roma fino a oggi, tutte vicine e tutte ancora in piedi. Ti dà il senso che il tempo custodisce, non distrugge”.
Secondo Enrico Vanzina resistere al tempo è una caratteristica unica di Roma, l’elemento distintivo rispetto ad altre metropoli del mondo: “In molte parti del mondo il tempo distrugge: buttano giù le città e le rifanno, a Roma no, gli abitanti di questa città hanno mantenuto il ricordo di se stessa e questa capacità di adattarsi è meravigliosa, c’è ancora oggi”.

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