Francesco Totti, alla vigilia dei suoi 50 anni esce l’autobiografia: dall’addio al calcio, all’interessamento di Genoa e Como fino all’emozione del primo bacio con Noemi Bocchi
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Il prossimo 27 settembre Francesco Totti compirà 50 anni, un traguardo importante per l’ex capitano giallorosso vera e propria icona del calcio e del tifo romanista. Il “capitano” come ancora lo definiscono i suoi tifosi nonostante abbia dismesso la fascia e attaccato gli scarpini al chiodo da quasi dieci anni, ha scritto un’autobiografia in uscita oggi 22 settembre in tutte le librerie e in tutte le edicole, nella quale ripercorre retroscena della sua vita poco conosciuti se non mai emersi in questi anni.
Nel libro, intitolato “Oltre”, Francesco Totti ripercorre il suo periodo lontano dai campi di calcio: da quel 28 maggio 2017 in cui ha vestito per l’ultima volta la sua maglia numero 10 in una partita ufficiale, passando per il clamoroso possibile ritorno in campo a 48 anni fino alla dolorosa morte del padre e all’emozione del primo bacio a Noemi Bocchi. Il Corriere della Sera spesso vicino alle vicende dell’ex capitano della Roma ne ha pubblicato in anteprima tre estratti.
Francesco Totti: “A 48 anni mi volevano Genoa e Como”
Nel libro una parte è dedicata a quello che avrebbe potuto essere il clamoroso ritorno in campo del campione, un’idea nata da una battuta fatta ai giornalisti per scherzare in cui Totti aveva affermato di essere pronto per tornare. Aveva 48 anni e l’unica parentesi sportiva settimanale era la partita di calciotto il lunedì sera. C’è stato chi quella battuta la ha presa sul serio e ha cominciato a fare uscire titoli su un suo possibile ritorno sui campi di calcio.
In poche settimane racconta l’ex numero dieci giallorosso nel libro sono arrivate due proposte da due squadre di Serie A, il Genoa e il Como. Al tempo il Genoa era allenato da Alberto Gilardino, compagno di Nazionale di Totti ai Mondiali del 2006, che tenacemente lo ha fatto contattare dai dirigenti del club, poco dopo anche il Como allenato da Fabregas ha mostrato interesse.
Totti ha detto di essere stato solleticato dall’idea, pur tenendo conto di alcuni fattori che forse per lui sarebbero stati non semplici da assimilare: “Avrei avuto rispettivamente 6 e 11 anni in più di chi era pagato per dirmi cosa fare” scrive Totti nel libro, precisando però che prima di dare una risposta ha ricominciato ad allenarsi sul serio.
Ha cominciato con la palestra e il fisioterapista associando tutto a una dieta ferrea: “Via il pane, via i dolci, via tutto. Togliere i dolci è stata durissima” scrive Totti. Tra l’altro il Genoa era stata l’ultima squadra incontrata che il capitano aveva affrontato nella sua ultima partita con la maglia della Roma: “Marassi mi piaceva, è un bello stadio, all’inglese, con gente di passione, che segue le partite attaccata al campo” racconta Totti.
I messaggi di Gilardino e il tormento interiore lo avevano reso indeciso su cosa fare: “Gilardino è un biellese, quindi non è che parlasse tanto, neanche via messaggio. La testa diceva che avrei potuto accettare, il cuore no” e nel cuore pesava una domanda, se avrebbe potuto giocare in una squadra che non fosse stata la Roma, alla fine ha desistito.
L’incontro con Noemi e il primo bacio
Nel libro Francesco Totti racconta anche l’incontro con Noemi Bocchi, cominciato con uno scambio di messaggi per poi prendere altre forme, l’ex capitano ammette di essere stato subito colpito dalla donna: “Era bionda, era bellissima, se ne accorgevano tutti. Era dolce, era intelligente, era interessante”.
Per importanza Totti ha paragonato il primo bacio a Noemi al calcio di rigore segnato contro l’Australia al Mondiale del 2006: “E’ arrivato moltissimo tempo dopo il nostro primo incontro. Vicino a Piazza del Popolo, in auto, come due ragazzini, nella penombra. C’avevo un po’ di paura, ero emozionato per davvero”.
La scomparsa del padre Enzo
Il capitolo più intenso del libro è quello che Totti ha dedicato alla morte del padre Enzo, morto durante la pandemia. L’ex capitano dice di ricordare perfettamente la telefonata con il medico dell’ospedale Spallanzani di Roma dove il padre era ricoverato: “Purtroppo, Fra, quando i pazienti vengono intubati, significa che è difficile tornare indietro”.
Totti descrive il padre come un uomo di poche parole che se ne è andato “senza parlare, se non con lo sguardo, con gli occhi” un atteggiamento che ne aveva caratterizzato l’esistenza, una perdita difficile da accettare e di cui ancora porta dentro di sé le ferite.

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