Garlasco, la svolta: i sei indizi che inchioderebbero Andrea Sempio
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A quasi vent’anni dal delitto di Garlasco, il caso che ha segnato la cronaca giudiziaria italiana sembra essere arrivato a un punto di rottura definitivo. La Procura di Pavia, con un colpo di scena che ribalta anni di sentenze e certezze mediatiche, sembra aver stretto il cerchio intorno ad Andrea Sempio, 38 anni, all’epoca dei fatti amico di Marco Poggi, fratello della vittima. Non si tratta più solo di sospetti o di suggestioni investigative, ma di un impianto accusatorio solido che poggia su sei pilastri fondamentali, spaziando dalla genetica molecolare alle intercettazioni ambientali, fino a un presunto scandalo di corruzione che coinvolgerebbe direttamente gli apparati investigativi.
La firma del killer sotto le unghie di Chiara
Il punto di partenza di questa nuova fase dell’inchiesta è il dato scientifico più pesante: il DNA ritrovato sotto le unghie di Chiara Poggi.
Sebbene in passato questa traccia fosse stata oggetto di aspre dispute peritali, la Procura sostiene oggi che il materiale genetico appartenga a Sempio. Grazie alla perizia della genetista Denise Albani, gli inquirenti affermano che la traccia ha restituito il cosiddetto DNA Y dell’indagato, riconducibile alla sua linea paterna.
La difesa tenta di smontare il dato parlando di un “contatto secondario” dovuto alla frequentazione della casa, ma per i magistrati la nuova analisi della dottoressa Cristina Cattaneo non lascia dubbi: Chiara presentava ferite da difesa, il che significa che quel materiale genetico è stato lasciato durante una colluttazione violenta.
È, per l’accusa, la firma biologica del killer.

L’impronta della mano e il mistero del seminterrato
Un altro elemento tecnico centrale riguarda un’impronta identificata con il numero “33”, trovata su un muro di casa Poggi e inizialmente trascurata.
Le nuove analisi avrebbero rilevato almeno quindici punti di corrispondenza (minuzie) con la mano di Sempio. Ancora più significativo è il fatto che l’impronta risultasse prodotta da una mano bagnata di sudore o sangue.
Anche in questo caso, la difesa punta sulla frequentazione della vittima e sulla non databilità della traccia, ma la Procura inserisce questo tassello in un mosaico ben più ampio e inquietante.
Un alibi che si sgretola tra le mura domestiche
L’alibi di Andrea Sempio, che per anni lo aveva tenuto lontano dal centro delle indagini, appare oggi come una costruzione artificiale. Lo scontrino del parcheggio di Vigevano, presentato per dimostrare la sua presenza altrove al momento del delitto, sarebbe stato in realtà ottenuto dalla madre dell’indagato.
Quest’ultima si sarebbe recata nella cittadina per incontrare un amante, cedendo poi il tagliando al figlio per coprirlo. Le intercettazioni ambientali tra i familiari sembrano confermare questa tesi: in uno sfogo, il padre di Sempio accusa esplicitamente la moglie di aver “fatto” lo scontrino, aggiungendo che quella mattina Andrea era a piedi.

L’ossessione sessuale e i video intimi
Gli inquirenti hanno scavato anche nel possibile movente, individuando un’ossessione sessuale che Sempio avrebbe sviluppato per Chiara. Al centro della vicenda ci sarebbero dei video intimi girati dalla ragazza con il fidanzato Alberto Stasi.
La prova di questo interesse morboso deriverebbe dal fatto che Chiara avesse protetto quei file con una password poche settimane prima di morire.
Inoltre, una chiavetta USB contenente uno di questi video sarebbe rimasta visibile per un mese proprio nel periodo del delitto, e Sempio ne farebbe menzione in alcuni soliloqui intercettati.
I soliloqui in auto: confessioni involontarie?
Uno degli aspetti più singolari dell’inchiesta riguarda le intercettazioni di Sempio mentre si trova da solo in auto. In questi dialoghi con se stesso, il 38enne parlerebbe di dettagli tecnici che, secondo i PM, solo chi era presente sulla scena del crimine potrebbe conoscere: riferimenti alla posizione del sangue, alla già citata pendrive e al contenuto di alcune telefonate.
Se la difesa sostiene si tratti di riflessioni personali scaturite dall’ascolto di podcast sul caso, la Procura è convinta di trovarsi di fronte a vere e proprie confessioni involontarie.
L’ombra della corruzione: il caso Brescia
L’ultimo pilastro, forse il più esplosivo a livello istituzionale, riguarda l’inchiesta parallela condotta a Brescia. I magistrati sospettano che la famiglia Sempio abbia letteralmente pagato alcuni inquirenti nel 2017 per ottenere l’archiviazione lampo della prima indagine a carico del figlio.
Sarebbero stati documentati passaggi di denaro in contanti e accordi sottobanco con rappresentanti delle forze dell’ordine.
Se questo venisse confermato, non solo spiegherebbe il ritardo ventennale nel raggiungimento della verità, ma getterebbe una luce sinistra sull’intero apparato giudiziario che ha gestito il caso Garlasco fin dalle origini.
