Giorgia si schiera con i ragazzi scesi nelle piazze: “Giù le mani dai ragazzi che lottano”
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Gli studenti in piazza contro il carovita, le difficoltà di pagare gli affitti e le scuole che cadono a pezzi, hanno smosso le coscienze di chi ha a cuore il vero senso della protesta ed anche la sensibilità di Giorgia Todrani. La cantante in segno di solidarietà nei confronti dei ragazzi scesi in strada per protestare, ha condiviso sulle sue storie Instagram un articolo del Robespierre, che pone l’accento sul moto spontaneo di tanti giovani contrapponendolo alla stasi di quegli adulti che pur rendendosi conto di quanto accade hanno sottolineato solo il “traffico procurato, il disordine, il tono sbagliato”
La cantautrice a differenza di altri colleghi si è voluta esporre, un gesto concreto e di solidarietà, un modo per far riflettere sul vero senso della protesta e su quello che è stato il vero intento degli studenti al netto di quei facinorosi che hanno preso una protesta pacifica come pretesto per mettere a ferro e fuoco gli esercizi commerciali fornendo la sponda per una narrazione distorta a chi vuole spostare altrove la discussione
Dal Robespierre del 17 ottobre 2026: “Voi vi siete arresi, loro no. Giù le mani dai ragazzi che lottano”
Di seguito riportiamo alcuni estratti dall’articolo del Robespierre condiviso da Giorgia Todrani, di cui per la versione integrale vi rimandiamo al link (qui)
“Guardo questo mondo e faccio fatica a sopportare la tranquillità con cui si pretende che continuiamo ad accettarlo. Gaza, i massacri, interi popoli costretti a difendere perfino il diritto di esistere. La guerra occupa sempre più spazio nelle decisioni politiche, mentre per i bisogni delle persone sembra esserci sempre una ragione per aspettare. Poi si torna nelle proprie case, si fanno i conti e si cerca di capire a cosa rinunciare ancora. La rabbia cresce anche così, attraverso una fatica che si ripete e la sensazione di parlare a qualcuno che ha già deciso di non ascoltare (…)
Quanto dovrebbe durare questa pazienza? Quanta vita bisogna consumare prima che una richiesta venga considerata abbastanza urgente? Chi governa dovrebbe rispondere con la stessa prontezza con cui trova le parole per condannare una piazza. Dovrebbe conoscere il peso di una cura rimandata, di un lavoro che ti sfinisce senza darti sicurezza, della paura di crescere un figlio senza riuscire a garantirgli abbastanza (…)
Chi racconta il Paese ha una responsabilità enorme in questa sproporzione. Le proteste del 17 ottobre contro il carovita, con le violenze avvenute in diverse città italiane, richiedono accertamenti precisi su aggressioni e devastazioni. Richiedono anche rispetto per le persone scese in strada pacificamente, per ciò che chiedevano e per la fatica che le aveva portate lì. Quelle ragioni restano anche dopo che le strade sono state ripulite (…)
La sofferenza sociale entra nella salute, nei rapporti familiari, nelle possibilità dei figli. Lascia conseguenze che possono durare anni. Chi ha responsabilità politiche deve sentirsi chiamato in causa anche davanti a queste ferite, senza aspettare che qualcuno scenda in strada a gridargliele (…)
Dentro tutto questo una sinistra dovrebbe sentire bruciare la propria responsabilità. Dovrebbe conoscere le vite delle quali pretende di essere la voce, avere legami abbastanza profondi da capire dove cresce la rabbia, ascoltarla prima di ritrovarsela davanti in un corteo. Dovrebbe riuscire a parlare anche a chi indossa una divisa e vive molte delle stesse difficoltà. C’è un lavoro politico enorme da fare per strappare le persone all’ostilità reciproca e dare forza alle richieste che potrebbero portare avanti insieme (…)
A chi continua a chiedere pazienza vorrei ricordare che nel frattempo i figli crescono, i genitori invecchiano, le occasioni passano. Ogni anno di attesa appartiene alla vita di qualcuno. Ogni rinuncia lascia un segno (…)
La vostra tranquillità non può continuare a costare la vita degli altri. Chi scende in piazza vi sta chiedendo conto anche di questo. Abbiate almeno il coraggio di rispondere”.

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