Massimo Giletti a Le Cose Che Non Sai: le rivelazioni inedite su Picasso, Hemingway e la lettera a Mussolini
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L’intimo viaggio di Massimo Giletti tra i segreti di famiglia e le radici storiche
Nel panorama televisivo contemporaneo, poche figure riescono a unire la passione civile del giornalismo d’inchiesta a un’umanità complessa e riservata come Massimo Giletti.
Ospite di Eleonora Daniele nel programma Rai “Le cose che non sai”, il celebre conduttore si è prestato a un viaggio intimo ed emozionante lungo la mappa della propria memoria familiare.
Guidato dalle ricerche storiche condotte in studio con il supporto di docenti ed esperti, Giletti ha sfogliato per la prima volta un faldone ricco di lettere inedite, documenti d’archivio, fotografie d’epoca e verbali segreti che gettano una luce completamente nuova sulle sue origini e sul background culturale e sociale in cui è cresciuto.
Il rapporto con il padre Emilio e le folli corse nel giardino di casa
L’inchiesta personale prende le mosse da Torino e dalle valli del Biellese, territori che hanno segnato indissolubilmente l’identità della famiglia Giletti.
Il rapporto con il padre Emilio, noto imprenditore tessile e in passato persino abile pilota automobilistico, è stato caratterizzato da una presenza forte ma temporalmente distanziata.
Cresciuto prevalentemente con la madre e i fratelli nel capoluogo piemontese, il giovane Massimo vedeva il genitore soltanto nei fine settimana, poiché la conduzione delle fabbriche assorbiva ogni suo sforzo.

L’aneddoto dell’autista e la passione per la velocità
Questa presenza discontinua dava luogo a situazioni singolari, tra cui un aneddoto surreale e divertente rievocato durante l’intervista: durante un importante ricevimento di gala, vedendo giungere l’automobile paterna con l’autista, il piccolo Massimo corse verso l’uomo alla guida, un signore di nome Walter, abbracciandolo calorosamente scambiandolo per il proprio padre.
Un siparietto che ben descrive l’atmosfera e la distanza fisica di quegli anni giovanili, nei quali il padre manifestava tuttavia una travolgente passione per la velocità.
Emilio organizzava infatti spericolate gare automobilistiche in discesa lungo il viale di casa tra i fratelli Giletti, mettendo a disposizione tre vetture su una carreggiata strettissima e premiando chiunque tagliasse per primo il traguardo.
Esperienze al limite che segnarono profondamente il conduttore, spingendolo ad abbandonare per sempre l’idea delle corse, pur ereditando dal padre quel temperamento intrepido che lo avrebbe poi contraddistinto nella lotta alla criminalità organizzata e nelle sue battaglie professionali.
Il corteggiamento di Picasso alla madre Giuliana Braga e lo schizzo in salotto
Se dal padre Emilio ha ereditato la tenacia, dalla madre Giuliana Braga Massimo Giletti ha tratto i valori fondamentali, l’etica del lavoro e l’incrollabile rispetto dei principi morali.
Durante la puntata è emersa una vicenda dai contorni quasi leggendari che riguarda proprio l’affascinante Giuliana. In salotto la famiglia Giletti conserva da sempre uno schizzo originale firmato da Pablo Picasso.
L’origine di tale ghirigoro rivela un retroscena delizioso: nei primi anni Sessanta la madre si trovava a cena in un celebre ristorante di Cannes quando, a brevissima distanza, notò il maestro del Cubismo.
Ammiratore dichiarato delle belle donne, Picasso rimase fulminato dall’avvenenza della signora Braga e le inviò un messaggio vergato direttamente sul retro del biglietto del menu, disegnando una barca a vela e invitandola a trascorrere tre giorni di crociera insieme.
L’artista immortalò sul foglio perfino la silhouette del seno della donna. Un corteggiamento garbato ma audace che la madre declinò con eleganza, lasciando tuttavia in eredità al figlio un aneddoto indelebile e un’opera d’arte da parete che Giletti ama oggi mostrare con sottile ironia, scherzando sull’eventualità sfiorata di nascere con un cognome celebre nel mondo della pittura.
L’amore segreto tra Ernest Hemingway e la nonna Bianca Maria
Proseguendo la navigazione nell’albero genealogico, il programma ha riportato alla luce un intreccio romanzesco legato alla nonna paterna, Bianca Maria Beglia.
Questa donna austera, poliglotta e di elevata estrazione sociale incrociò il proprio cammino con quello di uno dei giganti della letteratura mondiale: Ernest Hemingway.
Dalla ferita sul Piave alla convalescenza a Stresa
Nell’estate del 1918, dopo essere stato gravemente ferito da una bombarda austriaca sul fronte del Piave ed essere scampato per miracolo alla morte nei pressi della chiesa di Fossalta, il diciannovenne volontario della Croce Rossa Americana fu inviato in convalescenza sulle sponde del Lago Maggiore, a Stresa.
Qui Hemingway conobbe Bianca Maria e le sue due sorelle, tutte giovani colte e parlanti perfettamente inglese, tedesco e francese.
Tra lo scrittore americano e la nonna di Giletti nacque un’intensa intesa intellettuale ed emotiva, testimoniata da una dedica autografa inviata alla famiglia su una foto che ritraeva l’autore ancora allettato in ospedale.
La scoperta casuale in Grecia e la conversione a Torino
Il legame proseguì attraverso una fitta corrispondenza epistolare che durò diversi anni. La scoperta di questo trascorso avvenne per Giletti in modo del tutto casuale all’età di diciotto anni, quando, mentre si trovava in vacanza in Grecia, lesse sulla terza pagina de La Stampa un articolo intitolato all’amore torinese di Hemingway.
Interrogata a riguardo nella casa di Venezia, la nonna mantenne sempre un velo di pudica riservatezza, ma ammise con un briciolo di orgoglio di essere riuscita a condurre quel giovane americano, notoriamente laico e sregolato, alle funzioni religiose nella Chiesa della Consolata a Torino.
Nelle stanze di famiglia, l’enorme letto in cui alloggiò lo scrittore a inizio anni Cinquanta rimase per decenni un arredo quasi sacro e intoccabile, custode silenzioso di una stagione indimenticabile.

Il prozio aviatore Pietro Gregorini e la cartolina autografa di D’Annunzio
Un altro capitolo di straordinaria rilevanza storica concerne il prozio materno Pietro Gregorini, pioniere dell’Aeronautica Militare Italiana durante la Prima Guerra Mondiale.
Aviatore audace in un’epoca in cui i velivoli erano fragili strutture di tela e legno sprovviste di radio o radar, Gregorini strinse un profondo legame di cameratismo con Gabriele D’Annunzio.
Nel faldone mostrato da Eleonora Daniele è comparsa una preziosa cartolina datata 9 agosto 1917, inviata direttamente dal Vate dal cielo di Pola, recante il celebre motto bellico e la firma autografa dell’artista condottiero.
Tra i documenti inediti conservati negli archivi militari è emersa anche la motivazione ufficiale del conferimento della Medaglia d’Argento al Valor Militare assegnata al prozio per l’eroica condotta tenuta durante il pericolosissimo bombardamento di Lubiana nel febbraio 1916.
Un’azione ad altissimo rischio dalla quale pochissimi equipaggi riuscirono a fare ritorno a terra e che il prozio raccontava con estremo ritegno, preferendo all’enfasi delle medaglie la memoria umana e l’album di fotografie aeree e ritratti femminili scattati dall’alto, ancora oggi gelosamente custodito da Giletti nella propria soffitta.
Le spie fasciste, la crisi del ’29 e il welfare del nonno Oreste Giletti
La ricostruzione storica ha poi affrontato le vicende legate al nonno Oreste Giletti, fondatore dell’impero industriale tessile di Valdilana, nel Biellese.
Dalle carte dell’Archivio Centrale dello Stato è spuntata una nota redatta nel 1930 da una spia del regime fascista, tale Giuseppe Ragone.
Il documento accusava l’imprenditore di aver convertito gran parte del proprio capitale, circa quaranta milioni di lire dell’epoca, in valuta statunitense per proteggersi dalla svalutazione della lira, subendo poi gravi ripercussioni finanziarie nel 1930 a causa della grande crisi economica globale e dell’alluvione che nel 1927 travolse gli stabilimenti di famiglia.
Il sostegno degli operai al duce per difendere la fabbrica
Nonostante l’osservazione costante da parte dell’OVRA e i tentativi di controllo sulla sua lealtà, Oreste Giletti dimostrò un modello industriale all’avanguardia per i tempi.
Nel corso della trasmissione è stata letta un’accorata lettera inviata nel marzo 1931 dagli stessi operai della ditta al capo del governo: nel testo i lavoratori definivano il proprio datore di lavoro non già un padrone rigido e autoritario, bensì un capo amato e partecipe, sottolineando la creazione di opere assistenziali senza precedenti, tra cui asilo infantile, case popolari a riscatto, mensa, assistenza medica gratuita e cassa di mutuo soccorso anche nei periodi di malattia o infortunio.
Un paternalismo illuminato che garantì la tenuta dell’occupazione anche di fronte a ingenti danni patrimoniali.

Il dolore condiviso con Rachele Mussolini per la perdita di un figlio
La fitta rete di contatti storici della famiglia è stata confermata da un ulteriore ed emostatico documento riemerso dal faldone: una lettera di condoglianze scritta il 17 agosto 1941 dalla nonna Bianca Maria Beglia a Rachele Mussolini a seguito della tragica scomparsa di Bruno Mussolini, figlio del duce e aviatore caduto a Pisa durante un volo di prova.
La donna, legata da un’antica amicizia a Donna Rachele grazie ai vicinati estivi nelle ville di Riccione, offriva la propria vicinanza condividendo il dolore incommensurabile per la perdita di un figlio, ricordando il dramma personale vissuto nel 1932 con la scomparsa del proprio piccolino Emanuele di soli quindici mesi.
Un gesto accompagnato da importanti donazioni benefiche devolute per opere di sostentamento sociale.
Tempeste, Futurismo e il valore dell’eredità morale
Ripercorrendo questo fitto intarsio di vicende personali e grandi eventi della storia del Novecento, Massimo Giletti ha espresso profonda commozione, sottolineando come la consapevolezza delle proprie radici costituisca la linfa indispensabile per affrontare il presente.
In un dialogo aperto sul concetto di solitudine e sulla propria indole dinamica, affine al dinamismo e al movimento continuo della pittura futurista, il giornalista ha ribadito la volontà di non guardare mai indietro con nostalgia, ma di accogliere le tempeste della vita come occasioni irrinunciabili di crescita morale e professionale.
Una lezione di passione e dignità ricevuta dai propri avi che continua a guidare il suo impegno quotidiano nel servizio pubblico e nell’informazione civile.
