Pier Silvio Berlusconi, l’ex cuoco chiede mezzo milione di straordinari, a settembre attesa la sentenza della Cassazione
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Pier Silvio Berlusconi il 29 settembre prossimo oltre a commemorare l’anniversario della nascita del padre scomparso dovrà attendere l’esito della sentenza della Cassazione che dovrà decidere se riaprire il contenzioso nel quale è stato trascinato dal suo ex cuoco o se dare definitivamente ragione a Berlusconi come peraltro già fatto nei primi due gradi di giudizio.
Il secondogenito di Silvio Berlusconi è stato portato in causa dal suo ex cuoco, in servizio presso di lui per 11 anni, che chiede 500mila euro di straordinari prestati nei giorni festivi o in orari notturni. Giacomo Canale cuoco marittimo di Viareggio, ha lavorato per Pier Silvio dal 2007 al 2018 come chef di bordo sullo yacht Suegno e nelle cucine del castello di Paraggi, dove l’imprenditore vive insieme alla compagna Silvia Toffanin e ai figli.
Un anno dopo aver terminato il rapporto di lavoro, lo chef stipulò un accordo con Berlusconi con le somme che riteneva gli spettassero, ma in seguito ricusò quella firma adducendo di averla apposta in un momento di confusione dovuta alle difficoltà economiche che stava vivendo e senza alcuna assistenza sindacale. Canale sostiene che l’accordo fu stipulato nello studio del suo ex avvocato senza che il suo rappresentante sindacale fosse a conoscenza dei contenuti del documento.
Le decisioni del Tribunale
Pier Silvio non ha ritenuto opportuno stipulare un secondo accordo per cui è stato trascinato in giudizio da Canale. I giudici del tribunale del lavoro di Genova hanno dato ragione in primo grado a Berlusconi ritenendo legittima la conciliazione avvenuta tra le parti. Decisione che è stata confermata anche dalla Corte d’Appello, che ha stabilito che allo chef non spettavano ulteriori somme rispetto a quelle pattuite, imponendo a Canale il pagamento delle spese processuali.
Lo chef però ha continuato nella sua battaglia e ha fatto ricorso in Cassazione tramite il suo attuale avvocato, Claudio Lalli. Il legale ha contestato il fatto che le dichiarazioni raccolte nel processo non coprono l’intero periodo in cui il suo assistito ha lavorato per Berlusconi e per cui chiede il pagamento. Adesso bisognerà aspettare fine mese per la decisione della Cassazione.
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