Addio a David Riondino, principe del sarcasmo in tv
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David Riondino era un po’ di tutto, attore, scrittore, regista, commediante e principe del sarcasmo in tv. Il popolo televisivo aveva cominciato a conoscerlo al Maurizio Costanzo Show, da lì una carriera suddivisa tra impegno e leggerezza dimostrando di essere uno degli artisti più poliedrici dello spettacolo italiano. L’attore si è spento a 73 anni, vittima della grave malattia contro la quale combatteva da diversi anni.
Riondino era nato a Firenze nel 1952, fautore di una carriera artistica improntata sulla satira, sul sarcasmo, sulla battuta improvvisa e fulminante. Una produzione che comincia con la scrittura quando le pagine di Tango e Cuore sono fucine di giovani talenti dalla penna acuminata e sopraffina. Il suo essere in controtendenza Riondino lo dimostrerà anche nelle pagine di Comix e Linus e più in là con Il Male di Vincino e Vauro, e l‘Unità di Staino.
Il Riondino scrittore ha pubblicato per Feltrinelli “Rombi e Milonghe” e per Nottetempo “Sgurz”. Nel 2016 per Magazzini Salani “Il Trombettiere”, poemetto corredato da cento illustrazioni di Milo Manara. Nel 2019 ha pubblicato tra l’altro per Castelvecchi “Sussidiario”, che raccoglie molti dei suoi scritti satirici in versi. “Tutta la letteratura – aveva detto in un’intervista come se parlasse della sua vita – nasce dal passare il tempo con gli amici, inventando storie e anche teatralizzandole. All’origine c’è l’immaginarsi diversi, in altre vite. È questa l’idea”.
La produzione teatrale e le interpretazioni per il cinema
Interessante anche la produzione artistica, nel 1987 porta in scena “Chiamatemi Kowalski” e “La commedia da due lire”, negli anni successivi collabora con Sabina Guzzanti. Anche nel cinema Riondino è protagonista di tante interpretazioni in grandi film come “Maledetti vi amerò” di Giordana, “La notte di San Lorenzo” dei Taviani, “Kamikazen” di Salvatores, “Cavalli si nasce” di Staino. Come regista firma nel 1997 il film “Cuba Libre, velocipedi ai Tropici” e diversi documentari sugli improvvisatori in versi della isola di Cuba. Nel 1997 inizia anche un lungo e proficuo sodalizio con Dario Vergassola, portando a teatro vari lavori, tra cui: “I Cavalieri del Tornio”, un recital per due chitarre, “Todos Caballeros”.
Il successo in televisione
Il suo nome è legato a tanti personaggi di sua invenzione, come lo strano cantautore brasiliano Joao Mesquinho, maschera con cui ha partecipato a diverse puntate del Maurizio Costanzo Show. Ancor prima era il ‘filosofo’ per Lupo solitario di Antonio Ricci. Nel 1995 conduce con Daria Bignardi “A tutto volume”, programma dedicato ai libri. Partecipa anche a numerose edizioni di Quelli che il calcio.
“Il giardino della poesia”
È l’ideatore del festival “Il giardino della poesia”, a San Mauro Pascoli, luogo natale del poeta, dove presenta cicli di “letture illustrate” su D’Annunzio, Scotellaro, Ovidio, Kazanzakis. Canzoni e poesie diventate negli anni anche spettacoli teatrali: “Racconti Picareschi”, “Fermata provvisoria”, “Bocca baciata non perde ventura” (canzoni e novelle da Boccaccio). Il Bolero come terapia, dove canta Boleros da lui tradotti e commentati per la radio Svizzera in una omonima trasmissione.
A dare l’annuncio su Facebook della sua morte è stata l’amica Chiara Rapaccini, artista, illustratrice e designer. I funerali saranno celebrati martedì 31 marzo alle 11,00 a Roma, nella Chiesa degli Artisti di Piazza del Popolo.

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