Alberto Angela al BSMT: “La conoscenza è democrazia”. Il racconto inedito tra sparatorie in Africa e l’eredità di Piero
#image_title
Dalle sabbie mobili dell’Etiopia sotto il fuoco dei Kalashnikov alla responsabilità di essere la voce della cultura italiana. Gianluca Gazzoli intervista Alberto Angela: un viaggio oltre lo schermo per scoprire l’uomo che colleziona emozioni, tazzine di caffè e frammenti di eternità.
Il ricercatore “prestato” alla TV: quando i proiettili ronzano come calabroni
Siamo abituati a vedere Alberto Angela come un’icona di compostezza ed eleganza, ma la sua vera essenza risiede nel fango e nella polvere di dieci anni di spedizioni internazionali.
Prima di diventare il volto di Ulisse, Alberto è stato uno scienziato sul campo in Congo, Tanzania, Mongolia e Oman. Al BSMT, ha rivelato i dettagli di un episodio che sembra uscito da un film di spionaggio: la sparatoria nel deserto dell’Afar, in Etiopia, nel 1991.
In un Paese devastato dalla caduta di Mengistu e dalla guerra civile, Angela si ritrovò intrappolato in un’imboscata tra tribù rivali.
“Ti trovi improvvisamente nello sbarco in Normandia”, ha raccontato. La descrizione è cruda: i proiettili di Kalashnikov non fischiano, ronzano vicino alle orecchie come calabroni infuriati.
In quel momento, il cervello di Alberto non ha ceduto al panico, ma è diventato “tecnico”. Ha preso la guida del fuoristrada, diventando l’ultimo della colonna per coprire la fuga degli altri ricercatori, muovendosi continuamente per non offrire un bersaglio fisso.
“Non ho paura del colpo che sento, perché vuol dire che il proiettile è già passato. Ho paura di quello che arriva prima del suono”. Questa freddezza scientifica, la stessa che ammira negli astronauti come Luca Parmitano, è la cifra con cui oggi affronta la giungla della comunicazione moderna.

La metafora del pilota: navigare tra le tempeste dell’ignoranza
Alberto Angela non si considera una “star”, ma un “pilota d’aereo”. Il suo compito è portare i passeggeri (il pubblico) verso la meta della conoscenza, evitando i vuoti d’aria e le tempeste.
Per lui, la divulgazione non è un monologo accademico, ma un atto di democrazia profonda. “La conoscenza è come bere un bicchiere d’acqua in una giornata calda: ti rigenera”, spiega a Gazzoli.
Questa missione lo ha portato a sfidare i pregiudizi televisivi, portando la cultura dalla “nicchia” di Rai 3 alla “Champions League” di Rai 1.
Angela difende con orgoglio il pubblico italiano: “Gli italiani sono smart, vogliono sapere. Se i miei programmi fanno gli ascolti di una partita di calcio, è perché la gente ha sete di risposte”.
La sua è una TV artigianale, fatta di piani sequenza infiniti (anche di due ore!) dove la telecamera non stacca mai, creando un’immersione totale che non ammette errori.
Il mistero di Cesare e l’uso “etico” dell’Intelligenza Artificiale
Un ampio capitolo dell’intervista è dedicato a Giulio Cesare, personaggio a cui Alberto ha dedicato il suo ultimo libro e con cui condivide, curiosamente, il secondo nome (ereditato da uno zio).
Angela dipinge un Cesare inedito: un uomo indebitato fino al collo, tormentato dalle ambizioni, ma dotato di un’ “aura” magnetica — termine che Alberto usa con cognizione, quasi a voler collegare la storia antica agli slang moderni dei giovani.
Per ricostruire il volto del condottiero, Alberto ha utilizzato l’Intelligenza Artificiale, ma con la diffidenza di un vecchio artigiano.
“L’IA è come il fuoco: serve per cucinare o per bruciare la foresta”. Non usa ChatGPT per scrivere i suoi testi; preferisce che i suoi storici collaboratori si chiudano nelle biblioteche per mesi.
La tecnologia deve restare una “stilografica” nelle mani dell’uomo: ha usato il digitale per creare immagini di battaglie mai viste, inserendo QR Code nel libro per trasformare la lettura in un’esperienza cinematografica, ma il “cuore” del racconto resta umano.
Incontri memorabili: da Harrison Ford a Re Carlo III
L’intervista al BSMT brilla di aneddoti dietro le quinte. Alberto ricorda l’incontro in Sicilia con Harrison Ford durante le riprese di Indiana Jones.
Nonostante la tensione dell’intervista, Ford lo ha folgorato con un gesto inaspettato, regalandogli il suo cappello originale. “Ce l’ho ancora lì, come se mi avesse dato la spada laser di Luke Skywalker”.
Ancora più sorprendente il racconto dell’incontro con Re Carlo III e la Regina Camilla a Roma. Alberto, chiamato a fare da guida al Foro Romano, si è trovato a improvvisare quando il protocollo reale è saltato perché i sovrani volevano continuare a camminare e fare domande.
“Ho visto negli occhi di Carlo un blu buono, intenso”, ricorda, confessando di aver sentito il peso di rappresentare l’Italia intera in quei pochi minuti di dialogo informale sulla bellezza e la storia.




Il collezionista di tazzine e la filosofia del caffè
In un passaggio molto intimo, Alberto ha rivelato un suo piccolo segreto: colleziona tazzine di caffè. Non tazzine qualsiasi, ma quelle usate in momenti cruciali della sua vita o del suo lavoro.
Ogni tazzina è per lui una “fotografia” sensoriale: quella presa a Pompei alle quattro del mattino dopo un piano sequenza estenuante, o quella condivisa con un amico caro.
Il caffè è un rito di meditazione, un momento in cui il mondo si ferma. Gazzoli ha colto l’occasione per regalargli la tazzina del BSMT, che entrerà ufficialmente nella preziosa bacheca del divulgatore.
L’addio razionale di Piero Angela: l’ultimo insegnamento
Il momento più commovente riguarda inevitabilmente il padre, Piero.
Alberto descrive la morte del padre non come una tragedia improvvisa, ma come un’ultima missione preparata con lucidità scientifica. Piero ha pianificato la sua uscita di scena: ha terminato il libro, ha inciso il disco jazz, ha registrato l’ultimo saluto per Superquark.
“Lui ha avuto una razionalità straordinaria, sapeva che il tempo stava finendo e ha messo tutto in ordine”.
Alberto ricorda con orgoglio le quattro ore passate a stringere mani durante la camera ardente, commosso dal fatto che il padre fosse riuscito a unire persone di ogni credo e orientamento sotto la bandiera del sapere.
L’insegnamento più grande che gli ha lasciato? “Dare il massimo con la massima umiltà”.


Un “boomer positivo” verso il futuro
Nonostante le crisi climatiche e le sfide tecnologiche, Alberto Angela si definisce un “boomer” nel senso più luminoso del termine.
È cresciuto nell’epoca in cui il futuro era simboleggiato dallo sbarco sulla Luna e dalle tute argentate, un’epoca di ottimismo che vorrebbe trasmettere ai giovani di oggi.
“Nessuna generazione l’ha avuta facile. Noi avevamo il Vietnam e il terrorismo. Ma il futuro va aggredito, non temuto”.
Con questo spirito, Alberto continua a correre: New York, il Giappone, i Borgia sono le prossime tappe del suo viaggio infinito. Perché finché ci sarà qualcuno curioso di sapere “cosa c’è dietro l’angolo”, Alberto Angela sarà lì a fare da pilota.
