Amanda Lear e Manuel Casella: la verità su fedeltà, “balle” e quell’amore fuori dagli schemi
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Il mondo dello spettacolo è spesso fatto di facciate, ma quando entra in gioco Amanda Lear, la verità si tinge di colori vivaci, ironia graffiante e una libertà che pochi possono permettersi. Oggi, 9 aprile, il salotto di Caterina Balivo a La Volta Buona ha ospitato Manuel Casella, l’uomo che per sei anni è stato al fianco della “musa” di Salvador Dalí.
Tra ricordi commoventi e rivelazioni piccanti, Casella ha risposto alle dichiarazioni rilasciate da Amanda a Belve, dipingendo il ritratto di un amore che sfida ogni convenzione sociale.
La filosofia di Amanda: bellezza e “cessi”
Tutto è partito dalle iconiche battute di Amanda Lear nel faccia a faccia con Francesca Fagnani. Con la sua solita schiettezza, la Lear ha svelato il suo “segreto di bellezza”: “Mi siedo sempre vicino a donne brutte. Se ti siedi accanto a un cesso, tu sembri stupenda”.
Una provocazione che nasconde, in realtà, un’adolescenza vissuta sentendosi “bruttina”, tra denti imperfetti e un nasino che non le piaceva.
Ma è sul tema del cuore che la discussione si è fatta calda. Amanda ha dichiarato apertamente di non credere nella fedeltà, definendola un concetto quasi innaturale, specialmente per chi, come lei, appartiene al segno dello Scorpione.
“Non si può mettere un catenaccio a un ragazzo”, ha affermato, chiudendo poi definitivamente la “boutique” dei sentimenti e del sesso: oggi, l’unico uomo che la vedrà nuda sarà il medico legale.

Manuel Casella e il patto di libertà
Invitato a commentare queste parole, Manuel Casella non si è scomposto. Anzi, ha rincarato la dose con una maturità che spiega perché il loro legame sia durato così a lungo nonostante i 30 anni di differenza.
“La fedeltà non è un valore concettuale”, ha spiegato Manuel, confermando che il loro rapporto non si basava sull’esclusività possessiva, ma su qualcosa di molto più profondo.
Durante l’intervista, Casella ha dribblato con eleganza le domande sui presunti tradimenti fisici, spostando l’attenzione sul senso reale della loro unione.
Per Manuel e Amanda, essere una coppia non significava “chiudersi in una stanza”, ma condividere due vite diverse con obiettivi diversi, trovando un punto d’incontro magico nel divertimento e nella stima reciproca.

Il dolore dietro la maschera: il ricordo di Alain-Philippe
Nonostante l’immagine di donna forte e cinica, il racconto di Manuel ha fatto emergere la fragilità di Amanda.
Il grande amore della sua vita è stato il marito, Alain-Philippe Malagnac, morto tragicamente in un incendio nel 2000.
Un matrimonio complicato dalla fragilità di lui, che Amanda ha cercato disperatamente di rendere felice, scontrandosi con l’impossibilità di salvare chi non vuole essere salvato.
Manuel Casella era lì proprio in quel momento terribile. Ha ricordato con emozione il giorno in cui, mentre registravano un programma, arrivò la notizia della tragedia.
“L’ho accompagnata all’aeroporto e lei mi ha chiesto: ‘Mi rimarrai vicino di fronte a tutto questo?’”. La risposta di Manuel è stata un “sì” durato sei anni, trasformandosi in una delle storie d’amore più sincere e oneste della sua vita.

L’arte di inventare la realtà
Uno degli aspetti più affascinanti del loro rapporto era la complicità intellettuale. Manuel ha descritto Amanda come una donna “sveglia, scaltra e bugiarda”, intendendo la menzogna non come tradimento, ma come una forma d’arte.
Ispirandosi a Schopenhauer e a “L’arte di ottenere ragione”, i due giocavano a chi inventava la “cavolata” più grande, rendendola credibile. Un modo ludico e intellettuale di vivere la quotidianità che li rendeva complementari e mai annoiati.
Oggi, nonostante le strade separate e la “boutique chiusa” di Amanda, Manuel Casella parla di lei con un rispetto infinito.
La definisce sentimentalmente leale, una persona capace di donare un amore onesto e incredibile.
Se la fedeltà fisica per loro era un optional, la lealtà dell’anima è stata il vero collante che ha reso la loro storia un esempio di come l’amore possa esistere al di fuori dei binari tradizionali.
