Battaglia FIGC, le associazioni allenatori e calciatori voltano le spalle a Malagò e si schierano con Galliani
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Il mancato tesseramento di Giovanni Malagò al momento della candidatura a presidente della FIGC ha prestato il fianco ai suoi detrattori per cominciare una corsa alla sua destituzione. Parliamoci chiaro, nell’elezione dell’ex presidente del Coni a presidente della federazione calcio un vizio di forma c’è stato, non è stato rispettato uno dei punti previsti dallo Statuto, ma a detta di chi mastica di cavilli ci si sarebbe tranquillamente passati sopra se qualcuno non avesse voluto la testa di Malagò.
Il Coni ha cominciato a smarcarsi da quando il suo presidente ha percepito che la politica non gradiva che l’ex pluridecorato presidente del Comitato Olimpico nazionale fosse a capo del calcio nostrano. Ne è sortita una soluzione paradossale in cui la federazione è stata commissariata e Malagò da presidente è diventato commissario, una soluzione opinabile che però ha garantito che a dicembre ci siano nuove elezioni e che i detrattori di Malagò possano organizzarsi per trovare un loro candidato.
E il colpo di mano di fatto in queste ore si starebbe consumando, alcuni club di Serie A tra cui Inter e Atalanta, hanno candidato l’ottantaduenne Adriano Galliani alla presidenza della Federcalcio, il tentativo in principio fallito poi si è rivelato percorribile in seguito al voltafaccia delle associazioni allenatori e calciatori.
Il comunicato delle Associazioni allenatori e calciatori: “La candidatura di Galliani è una opportunità importante per valore, storia e esperienza”
Con un comunicato congiunto le due associazioni di categoria hanno ufficializzato il loro appoggio all’ex Amministratore Delegato del Milan di Berlusconi: “L’Associazione Italiana Calciatori e l’Associazione Italiana Allenatori Calcio, confermando la propria linea di valutazione e azione comune, hanno ultimato la raccolta delle firme necessarie per presentare la candidatura di Adriano Galliani a presidente della Figc, nelle elezioni che si terranno nell’Assemblea Federale Elettiva del prossimo 14 dicembre. Aic e Aiac ritengono che si tratti di una opportunità importante in termini di valore di scelta, per storia, esperienza e risultati sul campo ottenuti dal dirigente Galliani, pronto ora a condividere una aperta e progressiva visione federale nel percorso di riforme non più differibili. Un punto di vista che Aic e Aiac confidano resti comune a tutte le componenti del nostro sistema”.
Ma cosa c’è dietro questo improvviso voltafaccia? A quanto pare all’interno della federazione si sono creati centri di potere, dove oltre gli incarichi e alle poltrone si sono sviluppate intense attività commerciali, tra cui corsi di varia natura. In alcuni casi si sono sviluppate anche collaborazioni con altre categorie interne alla federazione come l’Associazione Direttori Sportivi e Segretari. Quest’ultimo documento di collaborazione fu sottoscritto dall’allora presidente federale Gabriele Gravina nel giugno del 2021 proprio mentre la Nazionale italiana guidata da Roberto Mancini era impegnata nell’Europeo.
“Per individuare forme di condivisione e/o scambio di servizi da proporre ai rispettivi associati – si legge nel documento – nello specifico, Adise coinvolgerà Aic nell’organizzazione dei corsi abilitati alla figura professionale del direttore sportivo, promossi d’intesa con la Figc. Allo stesso modo, Aic coinvolgerà Adise nell’organizzazione dei corsi specializzati riservati agli ex calciatori”.
Malagò non voluto perché ha cercato di scardinare un sistema
Questo stato di cose e il proliferare dei corsi didattici ha portato a studiare il calcio più sui libri che sui campi di calcio, tutta teoria e quasi zero pratica. Migliaia di allenatori sono cresciuti a pane e faldoni, hanno studiato là sopra l’essenza del football tra linee e traiettorie, geometria e fisica, tutto interessante se a pallone non si giocasse sul campo usando soprattutto i piedi e i risultati sono sotto gli occhi di tutti.
Malagò ha cercato di scardinare questo stato di cose nel tentativo di riportare il calcio al centro del discorso, ripartendo dalla tecnica da assimilare sul campo, un tentativo che a molti ha dato fastidio. In pratica c’è chi non vuole che la catena di potere che si è formata negli anni basata solo sulla teoria tra corsi e protocolli, venga spezzata.
La presidenza Galliani servirebbe a mantenere lo status quo e il voltafaccia delle due associazioni di categoria non fa altro che confermare il fatto che nonostante si parli all’esterno di voler cambiare il calcio, agli addetti ai lavori sta bene lo stato di cose attuale. Adesso bisognerà vedere come si comporteranno le altre leghe che fanno parte della federazione, se si registreranno ulteriori voltafaccia sarà la conferma che le componenti del calcio italiano non vogliono il cambiamento.
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