Beatrice Venezi dopo il licenziamento accusa gli orchestrali: “Io bullizzata e offesa per mesi”
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Dopo il rocambolesco licenziamento dal teatro La Fenice, la direttrice Beatrice Venezi, in una nota trasmessa alle principali agenzie di stampa italiane, ha di fatto dichiarato guerra a chi la ha rimossa formalmente dall’incarico di direttrice musicale del prestigioso teatro lagunare e da tutte le collaborazioni future con il medesimo. La direttrice d’orchestra, conosciuta per le indubbie qualità artistiche ed anche per le sue idee politiche che a detta di alcuni strizzerebbero l’occhio al centrodestra, ha parlato nel suo comunicato di bullismo nei suoi confronti da parte degli orchestrali.
“Ho appreso la notizia da una nota dell’Ansa – ha scritto Venezi – la decisione andrà chiarita. Sono stata offesa e bullizzata dagli orchestrali negli ultimi mesi. Prendo atto della dichiarazione del sovrintendente e della decisione della Fondazione Teatro La Fenice, che andrà comunque chiarita nelle motivazioni e a cui si dovrà rispondere in modo opportuno”
Da Buenos Aires, dove la direttrice d’orchestra si trova, Venezi tramite il suo ufficio stampa ha tenuto a puntualizzare di aver saputo della risoluzione del rapporto lavorativo con La Fenice solo da una nota dell’Ansa e solo successivamente di aver ricevuto una lettera formale. Venezi ha comunicato di astenersi da qualsivoglia commento “sull’eleganza della forma”.

Il chiarimento sulle dichiarazioni rilasciate al quotidiano argentino La Nacion
La direttrice d’orchestra è poi entrata nel merito delle dichiarazioni rilasciate al quotidiano argentino La Nacion lo scorso 23 aprile, in cui sottolineava quanto alla Fenice vigesse una sorta di nepotismo nell’orchestra con il passaggio del posto di padre in figlio, affermazioni che starebbero alla base del suo allontanamento da direttrice musicale del teatro.
Venezi ha dichiarato di “non aver mai mancato di rispetto a lavoratori di nessun teatro”, rigettando quindi le accuse di nepotismo e puntualizzando che le sue dichiarazioni avrebbero dovuto essere lette nel contesto dell’intervista e non strumentalizzate con il chiaro intento di far passare una narrazione sbagliata.
“È stata dichiarata un’idea specifica e circostanziata che non poteva essere travisata – ha scritto Venezi – non ho mai mancato e mai mancherò di rispetto ai lavoratori di nessun teatro a differenza di quanto invece ho ricevuto dai lavoratori de La Fenice negli ultimi otto mesi, che mi hanno costantemente e sistematicamente diffamata, calunniata, offesa e bullizzata, su social, giornali, tv in Italia e in tutto il mondo, con l’intento dichiarato di danneggiare la mia immagine professionale e conseguentemente la mia carriera”.
Nella lunga intervista rilasciata al quotidiano argentino il 23 aprile a firma Mauro Apicella, dapprima si sottolinea l’amicizia di Venezi con la presidente Meloni, in un secondo passaggio la direttrice d’orchestra sottolinea che in Argentina si vive meglio perché “in Europa è un momento molto particolare, c’è tanto risentimento sociale”.

La risposte alle polemiche sulla nomina a direttrice musicale de “La Fenice”
Durante l’intervista rilasciata a La Nacion, il giornalista più volte è tornato sulle polemiche che hanno accompagnato la nomina di Beatrice Venezi a direttrice musicale del teatro La Fenice, la direttrice è stata accusata di avere ancora poca esperienza per poter dirigere un teatro di tale livello, critiche a cui Venezi ha risposto con il piglio che la contraddistingue puntualizzando che Diego Matheuz l’ha diretta quando aveva solo 26 anni, lanciando poi una stoccata “… anche se era un pupillo di Claudio Abbado (famoso direttore d’orchestra italiano universalmente riconosciuto per le sue doti nella direzione d’orchestra ndr), io non ho protettori, questa è la differenza”.
Poi il passaggio incriminato e che a detta di Venezi sarebbe stato strumentalizzato a suo sfavore: “Non provengo da una famiglia di musicisti. E questa è un’orchestra in cui i posti passano praticamente di padre in figlio. Io non appartengo a una famiglia di musicisti, sono una donna di 36 anni, la prima donna direttrice de La Fenice e voglio rinnovare. Questo è il tema principale. Hanno paura del cambiamento, del rinnovamento. È più facile continuare con gli stessi usi e costumi. Ma così un teatro muore. Succede con tutti i teatri del mondo”.
Infine la critica per la scarsa attenzione che La Fenice ha verso i giovani: “A Venezia il pubblico è diviso. Abbiamo i turisti che vedono un atto dell’opera e poi vanno a mangiare. Abbiamo gli abbonati, molti anziani, con le loro preferenze. Ma abbiamo anche i giovani che vivono sulla terraferma e che non vengono mai sull’isola. E per loro non facciamo nulla? Bisogna aprirsi a un pubblico più ampio”.
Considerazioni finali
A conclusione di tutta la vicenda e a prescindere dalle idee politiche di ognuno dalle quali l’arte in quanto tale dovrebbe prescindere, la domanda che a nostro avviso ci si dovrebbe porre è perché Venezi sia stata sollevata dall’incarico: per le sue dichiarazioni sul nepotismo di cui non è stata la prima a parlare, per la sua amicizia con la premier o perché la sua apertura dell’arte ai più giovani ha dato fastidio a qualcuno?
E ancora, e purtroppo ci troviamo a ribadire lo stesso concetto: un direttore d’orchestra uomo avrebbe subito lo stesso trattamento? Non lo sappiamo, ma a noi più che una polemica sui temi quanto è accaduto è sembrata una persecuzione ideologica. Mettere il cappello sulla cultura a nostro avviso non significa non riconoscere i meriti di chi non la pensa allo stesso modo, ma aprirsi al mondo.

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