Brad Pitt incassa una vittoria clamorosa contro Angelina Jolie per Château Miraval
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La saga legale più tormentata e affascinante di Hollywood si arricchisce di un capitolo decisivo che potrebbe cambiare per sempre gli equilibri patrimoniali tra le due ex stelle più luminose del cinema mondiale. Al centro della contesa c’è ancora una volta lo splendido Château Miraval, la maestosa tenuta vinicola francese nel cuore della Provenza dove la coppia pronunciò il fatidico sì e che oggi è diventata il teatro di una vera e propria guerra di logoramento economico e d’immagine. Nelle ultime ore, i tribunali della California hanno emesso una serie di sentenze che ribaltano le carte in tavola, regalando a Brad Pitt un vantaggio strategico fondamentale nella sua battaglia senza esclusione di colpi contro l’ex moglie Angelina Jolie.
Il cuore della contesa e l’accordo violato
Il nucleo del contendere risiede nella discussa vendita del 2021, quando la diva di Maleficent decise di cedere la sua quota del cinquanta per cento della proprietà vinicola alla Tenute del Mondo, una divisione dello Stoli Group controllata dal miliardario di origine russa Yuri Shefler.
Pitt ha sempre fermamente sostenuto che tale transazione fosse illegittima poiché violava un accordo privato verbale e scritto secondo cui nessuno dei due coniugi avrebbe potuto vendere la propria parte senza il preventivo consenso l’uno dell’altro.
Da allora, l’attore premio Oscar ha denunciato di essere stato costretto a una partnership non voluta con un colosso industriale che, a suo dire, rischiava di compromettere la reputazione commerciale del prestigioso vino rosé che lui stesso ha faticosamente contribuito a lanciare sul mercato globale.

I testimoni chiave costretti a deporre
La svolta decisiva è arrivata grazie a un doppio pronunciamento della magistratura californiana.
In primo luogo, la Corte Superiore della California ha accolto l’istanza dei legali di Pitt per costringere i vertici dello Stoli Group a testimoniare sotto giuramento.
Figure chiave dell’operazione, tra cui l’alto dirigente Alexey Oliynik, dovranno presentarsi a Londra entro la fine di settembre per rispondere alle domande degli avvocati del divo.
Fino a oggi, il management dell’azienda aveva cercato di sottrarsi alle deposizioni facendo leva sullo status di residenti all’estero, ma i giudici americani hanno stabilito che chi decide di acquistare asset legati a società e cittadini californiani deve accettare di rispondere ai tribunali di quel medesimo Stato.
Il fronte russo e la decisione dell’appello
A rendere ancora più pesante il colpo per la fazione di Angelina Jolie è intervenuta la Corte d’Appello della California con una mossa speculare e altrettanto incisiva.
I magistrati di secondo grado hanno infatti ribaltato la decisione di un giudice inferiore che aveva parzialmente escluso dal procedimento il magnate Yuri Shefler.
Nella motivazione della sentenza, i giudici d’appello hanno usato parole durissime, sottolineando come sia del tutto inverosimile che un uomo d’affari sofisticato e di respiro globale possa rischiare circa quaranta milioni di dollari personali in una transazione finanziaria senza averne alcuna conoscenza o diretto coinvolgimento.

Di conseguenza, anche Shefler torna formalmente tra i soggetti perseguibili nel foro californiano, esponendosi al rischio di dover svelare i dettagli più riservati delle trattative.
Le reazioni e le strategie delle due fazioni
Fonti vicine a Brad Pitt hanno immediatamente espresso grande soddisfazione per questo sviluppo, definendolo un passo fondamentale verso la totale trasparenza su quanto realmente accaduto dietro le quinte di quella compravendita lampo.
Secondo l’entourage dell’attore, la scelta di Jolie ricadde intenzionalmente su un partner commerciale che sapeva essere sgradito all’ex marito, ignorando deliberatamente il diritto di prelazione che avrebbe dovuto garantire a Pitt la prima opportunità di acquisto delle quote.
Dal canto loro, i rappresentanti legali dell’attrice hanno cercato di ridimensionare la portata dei verdetti, affermando che queste decisioni procedurali non intaccano il merito profondo della causa e che la loro assistita non vede l’ora di affrontare e sconfiggere le accuse direttamente in tribunale durante il processo principale.

La difesa di Angelina Jolie continua infatti a sostenere una narrazione radicalmente opposta.
Secondo la sua versione, la vendita allo Stoli Group fu dettata esclusivamente dalla volontà di trovare un partner di distribuzione internazionale solido, capace di far fruttare l’azienda a beneficio dei figli della coppia, futuri eredi designati.
Le voci vicine all’attrice accusano Pitt di essere accecato dal proprio ego e da una malsana ossessione per il controllo, elementi che gli impedirebbero di collaborare con i nuovi acquirenti solo perché scelti dalla sua ex consorte.
Resta il fatto che questa nuova accelerazione legale mette seriamente all’angolo la strategia difensiva della controparte, costringendo i protagonisti di un accordo miliardario all’ombra dei riflettori a mostrare i propri documenti riservati.
La strada verso il processo si preannuncia infuocata e la tenuta provenzale resta lo scacco matto più ambito di questa infinita faida hollywoodiana.
