Brenda Paolicelli scomparsa: paura di un nuovo caso De Maria
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È scomparsa nel nulla Brenda Paolicelli, detenuta del carcere di Milano Bollate, e il timore di un tragico epilogo come quello di Emanuele Di Maria si fa sempre più concreto.
A lanciare l’allarme è Aldo Di Giacomo, segretario generale del Sindacato Polizia Penitenziaria (Spp), che esprime forte preoccupazione per le sorti della donna, non rientrata in istituto dopo un permesso premio.
La detenuta, 55 anni, si trovava in regime di semilibertà e usufruiva di permessi per visite familiari. Il giorno della sua scomparsa era uscita regolarmente per incontrare i parenti, ma non ha fatto ritorno in carcere. Da allora, si sono perse completamente le sue tracce.
A rendere ancora più inquietante la vicenda è la fuga simultanea del compagno della Paolicelli, un cittadino albanese di 53 anni anche lui in affidamento ai servizi sociali.
L’uomo, secondo fonti interne all’amministrazione penitenziaria, sarebbe noto per la sua pericolosità e per atteggiamenti violenti.

Più volte, riferisce Di Giacomo, la donna era rientrata in carcere con evidenti segni di violenza fisica, lividi visibili che lasciavano presagire un contesto relazionale teso e potenzialmente abusante.
“Non possiamo escludere che la fuga della Paolicelli non sia stata volontaria”, ha dichiarato il segretario del Spp. “La detenuta era vicina al fine pena, previsto per gennaio 2028, e non aveva motivi concreti per evadere, a meno che non fosse stata costretta o minacciata.”
Il paragone con il recente caso di Emanuele Di Maria è inevitabile.
L’uomo, anch’egli detenuto a Bollate e in regime di semilibertà, non era rientrato in istituto e pochi giorni dopo aveva compiuto un omicidio-suicidio che ha scosso profondamente l’opinione pubblica.
“Temiamo di trovarci davanti a un’altra tragedia annunciata”, conclude Di Giacomo.
Il caso pone nuovamente sotto la lente la gestione dei regimi di semilibertà e dei permessi premio, soprattutto per detenuti con precedenti gravi.
La Paolicelli ha infatti un curriculum penale tutt’altro che marginale: rapina a mano armata, furto aggravato e violazione della legge sulle armi.
Tuttavia, era stata considerata idonea a beneficiare di misure alternative alla detenzione piena, anche in virtù di un comportamento ritenuto collaborativo durante il percorso rieducativo.
A oggi, nessuna comunicazione ufficiale è arrivata né dalla direzione del carcere né dalla Procura.
Il silenzio attorno alla vicenda alimenta interrogativi e timori. Dove si trova Brenda Paolicelli? È vittima o carnefice? E cosa ha portato due persone, entrambe prossime alla conclusione del loro percorso penale, a sparire contemporaneamente?
Le ricerche proseguono, ma l’ansia cresce. Non solo tra gli operatori penitenziari, ma anche tra i familiari e l’opinione pubblica. Un altro errore nella gestione della semilibertà potrebbe costare caro.
