Cecilia Cantarano contro i canoni estetici: “Torniamo alla realtà”
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“Come se avere le cosce grosse fosse un reato, e avere la pancetta una cattiveria che si sta facendo al prossimo.”
Con questa frase potente e disarmante, Cecilia Cantarano ha scelto di aprire una riflessione necessaria sui social. Uno sfogo personale, ma in cui è facile riconoscersi. Perché oggi più che mai, il modo in cui la società plasma la percezione del corpo – soprattutto quello femminile – ha conseguenze reali e profonde.
Una voce da milioni di follower
Classe 2000, romana, Cecilia è tra le creator italiane più seguite della sua generazione. Ha iniziato su TikTok, diventando virale grazie al suo umorismo, alla spontaneità e a format originali come “Cecia spiega WikiHow”.
Ma il suo percorso non si è fermato lì: oggi è anche cantautrice, conduttrice radiofonica e presenza fissa in eventi e programmi TV.
Oltre alla leggerezza, negli ultimi anni ha scelto di parlare anche di temi più intimi e complessi, come l’ansia, i disturbi della percezione corporea e la pressione sociale legata all’aspetto fisico. Argomenti che affronta senza filtri, partendo dalla sua esperienza diretta.
“Una ragazza normopeso etichettata come grassa”
Nel post che ha fatto discutere, Cantarano denuncia con lucidità gli standard estetici irrealistici che dominano i social e i media. Standard che, secondo lei, stanno creando una dissociazione sempre più marcata dalla realtà.
“Una ragazza normopeso che viene additata come grassa è un chiaro segno del totale distacco con la realtà”, scrive. E aggiunge che ciò che viene giudicato “bello” o “accettabile” ormai non ha più a che fare con la salute o la normalità, ma con un’idea di corpo sempre più filtrata e distorta.
“Ho cercato di modellare il mio corpo in ogni modo”
Nel suo racconto, Cecilia ripercorre il rapporto complicato con il proprio corpo: 80 chili, poi 72, 58, infine 60. Un continuo oscillare, nel tentativo di adattarsi a un canone estetico “soffocante”.
“Come se avere le cosce grosse fosse un reato”, scrive, “e avere la pancetta una cattiveria che si sta facendo al prossimo”.
Il suo tono non è vittimistico, ma autentico. Parla di una pressione invisibile ma costante, che spinge tante persone – soprattutto giovani – a sentirsi inadeguate, anche quando sono perfettamente nella norma.

“Fanno male a tutti”
La riflessione di Cantarano non è solo un atto di sfogo, ma anche un invito collettivo a cambiare prospettiva. A rimettere in discussione un sistema che ci impone di inseguire un ideale fisico sempre più irraggiungibile, e che, alla fine, “fa male a tutti”.
Si rivolge a chi la segue, consapevole che la sua voce può avere un impatto. Non pretende di avere soluzioni, ma chiede: “Che ne pensate?” Aprendo uno spazio per il dialogo e la consapevolezza, in un luogo – i social – spesso dominato dall’apparenza.
Una dissociazione da sé stessi
Forse il passaggio più forte del messaggio è proprio questo: l’idea che tutto ciò non sia solo una questione estetica, ma una vera e propria perdita di contatto con sé stessi.
“Ci vuole un ritorno alla realtà”, scrive. “Perché questa è proprio una dissociazione da tutto”.
Non si tratta solo di corpi, di peso o di taglie. Si tratta di identità, di libertà, di benessere mentale. E di imparare a riconoscere il valore di ciò che siamo, al di là delle immagini patinate e degli standard impossibili.
Cecilia Cantarano non si presenta come un modello da seguire, ma come una persona che ha vissuto – e vive – le stesse contraddizioni di tanti. Esporsi su questi temi richiede coraggio, specie in un ambiente dove mostrarsi vulnerabili non è sempre semplice.
Il suo messaggio non è definitivo, né risolutivo. Ma è onesto. E in tempi in cui la pressione estetica è normalizzata e invisibile, forse è proprio da qui che si può ripartire.
