Fabrizio Moro: la libertà sacra, il “salvatore” Pippo Baudo e il sogno di una scuola per giovani talenti
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Fabrizio Moro è tornato a raccontarsi con quella sincerità disarmante che lo contraddistingue, ospite di Francesca Fialdini nel salotto di “Da noi… a ruota libera”.
L’artista romano ha ripercorso le tappe fondamentali della sua carriera e della sua vita intima, svelando i retroscena della sua partecipazione a Canzonissima e il profondo legame che lo unisce a figure iconiche della televisione italiana.
Durante la chiacchierata, Moro ha descritto l’atmosfera che si respira dietro le quinte del programma come un ritorno ai tempi della scuola, dove tra i colleghi si è instaurata una bella energia, simile a quella di una classe in gita, ma con la pressione costante di dover affrontare un’interrogazione ogni volta che si sale sul palco.
La musica come strumento di libertà e autoanalisi
Per Fabrizio Moro, la scelta dei brani da interpretare non è mai casuale. Le canzoni che porta in scena rappresentano momenti cruciali della sua esistenza e sono firmate da miti della musica che hanno cambiato il suo percorso artistico e personale.
Brani come “Il cielo è sempre più blu” di Rino Gaetano o “Anima Fragile” di Vasco Rossi non sono solo cover, ma messaggi di indipendenza e ricerca interiore.
L’artista ha spiegato come la scrittura sia stata inizialmente un modo per superare una timidezza patologica, permettendogli di far conoscere il vero Fabrizio alle persone care prima ancora che al grande pubblico.
Un concetto di libertà che Moro porta letteralmente inciso sulla pelle: il suo celebre tatuaggio “la libertà è sacra come il pane”, realizzato da sua sorella, è il manifesto di una vita vissuta senza compromessi.
Il paradosso del palco e il legame eterno con Pippo Baudo
Nonostante l’esperienza decennale, Moro ha confessato di vivere ancora un rapporto conflittuale con il post-esibizione. Se sul palco si sente libero, appena terminata l’ultima nota entra in uno stato di trance che gli impedisce di essere lucido di fronte ai giudizi e alle telecamere del backstage.
In questo percorso fatto di alti e bassi, una figura è stata determinante: Pippo Baudo. Il cantautore ha ricordato con commozione come il celebre conduttore lo abbia “salvato” in un momento in cui faceva il facchino in un hotel di Roma.
Baudo, colpito dal brano “Pensa”, non esitò a chiamarlo direttamente in albergo per portarlo al Festival di Sanremo, sfidando le logiche delle case discografiche e del potere radiotelevisivo.
Per Moro, Baudo resta l’esempio di un uomo coraggioso che sapeva guardare oltre i numeri e lo share, una rarità nel panorama attuale dove la musica sembra soffrire di una grave crisi d’identità.
Dai sogni sul tetto alla nuova missione per i giovani
I ricordi d’infanzia di Fabrizio Moro sono legati a una chitarra di plastica sgarrupata trovata in cantina, con cui imparò i primi accordi di “Smoke on the water”.
Quei sogni adolescenziali, alimentati dal rock dei Led Zeppelin e dei Guns N’ Roses, prendevano forma sul tetto di una casa a Setteville Nord, dove il giovane Fabrizio immaginava di esibirsi a Woodstock davanti a una platea di pecore.
Oggi, quella stessa fiamma brilla ancora e ha dato vita a un nuovo desiderio: aprire una scuola di musica.
Colpito dal talento di un ragazzino visto sui social, l’artista ha sentito il bisogno di dedicarsi alla salvaguardia di quella passione che vede spegnersi troppo spesso nelle nuove generazioni.
Con un nuovo tour in partenza il 2 maggio da Roma e l’album “Non ho paura di niente” appena uscito, Fabrizio Moro continua la sua missione: trasformare le emozioni in note, restando fedele a quel ragazzo che sognava in grande su un tetto della periferia romana.
