Fru a De Core Podcast: i borghi d’Italia e il debutto nella stand-up comedy
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Il salotto del De Core Podcast, condotto con la consueta ironia sferzante da Alessandro Pieravanti e Danilo da Fiumicino, ha ospitato nella sua centosessantesima puntata uno dei volti più amati e brillanti della comicità digitale e televisiva italiana: Gianluca Colucci, universalmente noto come Fru. Membro storico del celeberrimo collettivo napoletano The Jackal, attore e personaggio televisivo, Fru ha dato vita a una conversazione che ha mescolato con totale disinvoltura l’assurdo e il profondo, il cinismo e la vulnerabilità, rispettando appieno lo spirito del podcast che esplora tutto ciò che fa stare bene o che, in qualche modo, tocca le corde più intime dell’anima.
L’ossessione per i Red Hot Chili Peppers e le radici del nome d’arte
La chiacchierata ha preso il via esplorando le origini stesse del nome d’arte che ha accompagnato il comico fin dall’adolescenza.
Molti ignorano che lo pseudonimo Fru nasca da un’autentica e viscerale ossessione giovanile per John Frusciante, lo storico e tormentato chitarrista dei Red Hot Chili Peppers.
Divorato dalla passione per i dischi della band californiana, il giovane Gianluca decise di adottare quel frammento di cognome come proprio identificativo sulle prime piattaforme social, in particolare su Facebook, seguendo una moda generazionale allora diffusissima.
Da quel momento, il soprannome si è talmente radicato nella sua quotidianità da surclassare quasi interamente il suo nome di battesimo, diventando l’identità con cui lo chiamano oggi la maggior parte degli amici e dei colleghi di lavoro.
Questa passione per i Red Hot Chili Peppers è rimasta intatta nel tempo, tanto da spingere Fru a commentare con trasporto i retroscena e i documentari legati alla band, analizzando senza peli sulla lingua anche il consumo smodato e distruttivo di sostanze stupefacenti che ha caratterizzato la storia del gruppo negli anni Ottanta.
Questo legame profondo con la musica si è riverberato anche nella scelta dei suoi brani del cuore condivisi durante la puntata, dove accanto alla traccia cult della formazione californiana, la travolgente e funkeggiante Sir Psycho Sexy, ha voluto inserire l’eleganza elettronica di Give Life Back to Music dei Daft Punk.

L’infanzia calabrese e il canestro rubato
Il cuore pulsante dell’intervista si è scalda quando i conduttori hanno scavato nella memoria d’infanzia dell’ospite, invitandolo a rievocare ricordi vividi ed emotivamente significativi.
Il primo flash emerso dal passato riguarda la figura paterna e un insolito episodio di micro-criminalità di paese: il padre di Fru, all’epoca allenatore di minibasket in un piccolo centro in provincia di Vibo Valentia dove la famiglia ha vissuto fino alle scuole medie, decise letteralmente di portarsi a casa un intero canestro completo di tabellone, trasportandolo a mano per oltre due chilometri dopo un litigio con le autorità locali.
Questo singolare campo da gioco sotto casa ha fatto da sfondo ai primi anni di Fru, prima del drastico e traumatico trasferimento nella periferia est di Napoli, precisamente nel quartiere di Ponticelli.
Il passaggio dalle dinamiche protette di un piccolo paese alla realtà complessa e spigolosa della periferia è coinciso con un momento estremamente delicato nello sviluppo adolescenziale.
Fru ha spiegato come il processo di integrazione con i coetanei sia stato tutt’altro che semplice e come il timore di non essere accettato lo abbia segnato profondamente, al punto da spingerlo a isolarsi e a rifiutare per anni persino la celebrazione del proprio compleanno.
I traumi di Carnevale e l’ispirazione cinematografica
A proposito di traumi infantili, l’ospite ha regalato al pubblico del podcast una serie di esilaranti aneddoti legati ai costumi di Carnevale confezionati artigianalmente da sua madre, una sarda con una spiccata e implacabile passione per il travestimento.
All’età di tre anni, il piccolo Gianluca fu costretto a indossare i panni di Oreste, il gattino di Alice nel Paese delle Meraviglie, mentre il fratello maggiore sfoggiava un ben più carismatico costume da Stregatto.
La frustrazione di apparire come una gattina indifesa in mezzo a compagni di classe vestiti da supereroi si è poi evoluta, due anni più tardi, nel trauma definitivo.

Desideroso di riscatto, Fru ottenne un costume da Hercules, completo di muscoli finti e spada di cartone. La sorpresa materna, tuttavia, si rivelò destabilizzante: la madre decise di travestirsi da Megara, la compagna dell’eroe mitologico, costringendo il figlio di sei anni a sfilare per le vie del paese mano nella mano con lei in una bizzarra e involontaria rappresentazione del complesso di Edipo.
Quel senso di profondo imbarazzo spinse Fru, negli anni successivi, a pretendere solo costumi acquistati in negozio, sacrificando persino la sua segreta predilezione per Andromeda dei Cavalieri dello Zodiaco, giudicato troppo effeminato per gli standard del quartiere, in favore del più virile Sirio il Dragone.
Le suggestioni visive dell’infanzia hanno influenzato anche il suo immaginario cinematografico e la sua stessa mimica facciale; Fru ha infatti spiegato di aver mutuato gran parte delle sue celebri espressioni e dei suoi tic comici dall’interpretazione magistrale di Jim Carrey nel film Il Grinch, mentre ha eletto l’onirico e poetico Il castello errante di Howl del maestro Hayao Miyazaki come la pellicola d’animazione della vita.
Le due facce di Napoli e i retroscena con i The Kolors
La discussione si è poi spostata sul rapporto viscerale e conflittuale con la città di Napoli, una realtà descritta come un microcosmo a sé stante, quasi una nazione separata dal resto d’Italia per suoni, odori e codici culturali.
Fru ha evidenziato il forte contrasto esistente all’interno dello stesso comune, mettendo a confronto l’immaginario patinato e borghese di Marechiaro con la cruda realtà della periferia est in cui è cresciuto.
Questo dualismo si riflette anche nelle tendenze digitali e gastronomiche che periodicamente investono la città, diventando virali sui social network a ritmi vertiginosi.
Dai panini iper-farciti di noti influencer locali fino ai trend più estremi, la comicità digitale si nutre da sempre di questa esasperazione del reale.
Fru ha espresso una particolare ammirazione per quei content creator che riescono a rompere i canoni estetici e i filtri dorati del mondo digitale contemporaneo, mostrando una spontaneità sgraziata e genuina che si contrappone alla finta opulenza delle vacanze da nababbi ostentate sulla rete.
Proprio l’attitudine a ironizzare sulle manie del momento ha guidato i The Jackal in molti dei loro progetti di maggior successo, inclusi i travolgenti contenuti realizzati in occasione del Festival di Sanremo.
A tal proposito, Fru ha svelato un divertentissimo retroscena legato al tormentone del balletto ideato insieme alla band dei The Kolors per il brano Dimmi tu con chi fai l’amore.
La celebre e bizzarra coreografia, che ha spopolato ovunque, è stata in realtà concepita e provata tra le mura domestiche grazie al supporto tecnico dei suoi coinquilini dell’epoca, che di professione fanno nientemeno che i ballerini classici all’interno del prestigioso e storico Teatro San Carlo di Napoli.

La rubrica dello sbrocco e le fobie quotidiane
Un momento di grande comicità si è consumato durante la celebre rubrica del podcast intitolata lo sbrocco di Fru, uno spazio in cui l’ospite riversa la propria insofferenza verso alcune manie e istituzioni della società odierna.
Sotto la lente d’ingrandimento del comico sono finite le fattorie didattiche, accusate di ospitare specie animali del tutto avulse dalla tradizione rurale locale come struzzi e lama, e l’altrettanto celebre classificazione dei borghi più belli d’Italia, colpevole a suo dire di una manica fin troppo larga nell’assegnazione dei riconoscimenti, col risultato di rendere i paesaggi tutti drammaticamente identici e privi di reale unicità.
Nemmeno la categoria dei tassisti è stata risparmiata: Fru ha ironizzato sulle plance tecnologiche dei veicoli moderni, simili a vere e proprie astronavi fantascientifiche, che contrastano comicamente con la tendenza dei conducenti a digitare smarriti gli indirizzi per trovare vie centrali.
L’avversione totale per i piedi nudi e per i sandali estivi ha completato il quadro delle sue fobie personali, trasformando la futilità quotidiana in puro materiale di intrattenimento.
Il salto nella stand-up comedy e il pensiero felice
Dietro la maschera del cinismo e della satira sociale, Fru ha infine delineato i suoi progetti più intimi e coraggiosi legati al futuro artistico.
Se la forza dei The Jackal risiede storicamente nella dimensione collettiva, nella coralità e nella capacità del gruppo di bilanciare le singole personalità offrendo stimoli continui e un solido ancoraggio alla realtà, il comico ha sentito l’esigenza di misurarsi con una sfida solitaria e complessa: la stand-up comedy.
Di recente, Fru ha infatti debuttato partecipando ai suoi primi open mic, salendo sul palco da solo con un monologo breve. Il testo, incentrato sulla figura del ragazzo sensibile e sulle ansie derivate da un’infanzia densa di iper-stimolazioni, prende le mosse da ricordi scolastici elementari, come la spiegazione drammatica di una maestra sull’esaurimento imminente dell’acqua potabile nel pianeta.
Questo esperimento rappresenta una vera e propria catarsi per l’attore, una volontà di rimettersi in gioco azzerando i successi passati per studiare nuove forme di comunicazione e mantenere vivo il contatto diretto con il pubblico, dimostrando che sotto la coltre della popolarità batte ancora il cuore di quel ragazzino di periferia che cercava il suo posto nel mondo.
La chiacchierata si è conclusa toccando corde personali, prendendo in prestito l’immaginario della favola di Peter Pan per chiedere all’ospite quale fosse il suo personale pensiero felice, l’ancora emotiva capace di dargli serenità nei momenti di difficoltà.
Senza esitazioni e abbandonando per un attimo la sua corazza comica, Fru ha spiegato che il suo pensiero felice è indissolubilmente legato alla figura di suo fratello maggiore, la presenza costante che fin dai tempi dei difficili travestimenti d’infanzia rappresenta il suo porto sicuro e la sua certezza più grande.
