Fulminacci si racconta a Deejay Chiama Italia: “La mia matrice resta indie anche nel mainstream”
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La seconda settimana post-Sanremo 2026 si apre all’insegna del talento e dell’ironia con l’arrivo negli studi di Radio Deejay di Fulminacci. Il cantautore romano, reduce dall’esperienza sul palco dell’Ariston, è stato ospite di Linus e Nicola Savino per una chiacchierata che ha spaziato dai retroscena del Festival ai nuovi progetti discografici, confermando quel mix di pigrizia dichiarata e genialità creativa che lo ha reso uno dei nomi più amati della scena attuale.
Dalle origini al nome d’arte: l’evoluzione di Filippo Utinacci
Non chiamatelo solo “Fulmi”. Nonostante gli amici più stretti usino storpiature del suo vero nome, come Filo, Fil o l’insolito Filson, per il grande pubblico Filippo Utinacci è ormai solo Fulminacci.
Il nome d’arte, adottato ufficialmente nel 2019 con l’uscita del primo disco La vita veramente, affonda le radici nell’immaginario dei fumetti anni ’60 come Braccio di Ferro e Tex.
“Fulminacci è un’alternativa alle parolacce, una cosa che si usava per i bambini”, ha spiegato l’artista, aggiungendo con un sorriso che la scelta è stata dettata anche dalla simpatica rima con il suo vero cognome.
Il trauma della chitarra e il mito (sfatato) del falò
Il rapporto di Fulminacci con la musica non è stato amore a prima vista. Sebbene abbia iniziato a studiare chitarra a soli sei anni per sua stessa volontà, l’approccio classico si rivelò presto frustrante.
Dopo una pausa di quattro anni, la folgorazione è arrivata a dieci anni con la chitarra elettrica.
Un aneddoto esilarante riguarda il motivo che lo ha spinto a perseverare: la speranza di conquistare il cuore delle ragazze. Tuttavia, la realtà si è rivelata diversa dai film.
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Il “mito” del falò: Fulminacci ha confermato che suonare in spiaggia non aiuta a rimorchiare.
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La dura realtà: Spesso chi suona rimane bloccato a cambiare accordi mentre l’amico di turno ne approfitta per socializzare con la ragazza desiderata.
Sanremo 2026: Nonchalance e Fair Play
Nonostante la pressione della competizione, Fulminacci ha vissuto il Festival di Sanremo con estrema naturalezza. L’artista ha descritto un’atmosfera rilassata e un grande fair play tra i colleghi, arrivando persino a improvvisare la sua Stupida Sfortuna nel backstage insieme a Gianni Morandi e 13 Pietro.
Per la serata dei duetti, ha scelto invece di reinterpretare Parole Parole insieme a una magnetica Francesca Fagnani.
“Calcinacci”: il nuovo album e la sfida del mediometraggio
Il presente di Fulminacci si chiama Calcinacci, un album che segna il suo ingresso definitivo nel mainstream, pur mantenendo salda la sua “matrice indie”.
Al disco è legato anche un ambizioso progetto visivo: un mediometraggio di 30 minuti (sempre intitolato Calcinacci) che racconta metaforicamente le emozioni del percorso discografico e che è già stato presentato in anteprima a Milano, Roma e Napoli.
Durante l’intervista, Linus ha stuzzicato l’artista con la sua “teoria del quarto album”, definendolo scherzosamente il disco del fallimento secondo le statistiche discografiche.
Fulminacci, con la sua solita prontezza, ha risposto citando le eccezioni illustri come Vasco Rossi, il cui vero botto arrivò proprio con i lavori successivi.
Oltre la musica: famiglia, sport e periferia romana
Tra una battuta e l’altra, è emerso anche il lato più privato di Filippo. Nato e cresciuto a Casal Lombroso, nella periferia ovest di Roma, il cantautore ha parlato del legame con la famiglia.
Suo padre, Indro (nome ispirato a una divinità legata al fuoco primordiale in India), è un grande fan di Radio Deejay. Al contrario del fratello Leone, tifosissimo della Roma, Fulminacci ha ammesso di non seguire affatto lo sport, preferendo l’aspetto cinematografico delle discipline alle competizioni vere e proprie.
Il tour di Fulminacci, ribattezzato scherzosamente Palazzacci, partirà il 9 aprile e lo vedrà impegnato prima nei palazzetti e poi nelle principali location estive
