Gintoneria, Davide Lacerenza parla dopo il patteggiamento: “Nel mio locale venivano tutti anche i preti”
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Davide Lacerenza dopo il patteggiamento ha raccontato la sua verità e i retroscena sulla Gintoneria, uno dei locali più discussi e frequentati di Milano, finito al centro di una vicenda di droga e prostituzione che ne ha di fatto decretato la chiusura e sottoposto agli arresti domiciliari oltre lo stesso Lacerenza, proprietario, la sua socia ed ex storica compagna, Stefania Nobile, figlia della ex televenditrice, Wanna Marchi. I due da pochi giorni hanno patteggiato una pena di 4 anni e 8 mesi e potranno chiedere l’affido in prova ai servizi sociali, contestualmente hanno detto addio a bottiglie di champagne per un valore complessivo di 900mila euro come risarcimento.
Ospite del podcast Gurulandia, l’imprenditore, per tanto tempo definito il “King di Milano”, si è detto dispiaciuto per aver dato una immagine sbagliata di sé stesso dopo 15 anni di attività nel mondo della ristorazione. “Avevo perso il controllo– ha dichiarato – sono caduto nella spirale della tossicodipendenza, da lì è cambiato tutto, pensavo di poterla gestire e invece piano piano ti prende sempre più. Non vedi più famiglia, più nulla e hai deliri di onnipotenza”
Lacerenza neanche troppo velatamente ha lasciato intendere che è stato proprio l’uso di sostanze stupefacenti a determinare alcuni suoi atteggiamenti sopra le righe e farlo propendere verso gli eccessi: “Guardo i video adesso e mi faccio schifo. Sono pentito, mi dispiace tanto di essere stato un cattivo esempio per i ragazzi che li guardavano. Continuo a dire di non accontentarsi nella vita, ma non dovete toccare quella roba perché prima o poi vi farà crollare e perdere tutto, non solo il Ferrari ma anche la sicurezza di sé”

I video in rete testimonianza degli eccessi
Un delirio di onnipotenza dovuto all’uso smodato di alcol e stupefacenti che ha portato Lacerenza a farsi filmare mentre con lo champagne lava auto di lusso, video in circolazione su YouTube in cui mostra ingenti quantità di soldi in contanti, in cui mangia cibi raffinati e si circonda di ragazze giovanissime. Un lusso sfrenato e messaggi sbagliati lanciati ai giovanissimi in cui predicava soldi e potere come beni irrinunciabili screditando tutto il resto.
Un modus operandi che si è interrotto bruscamente lo scorso 4 marzo, quando le forze dell’ordine hanno chiuso la Gintoneria e sottoposto agli arresti Davide Lacerenza, Stefania Nobile e con loro il fidato Davide Ariganello, conosciuto come “Righello” per una particolarità fisica. Nel suo intervento a Gurulandia, Lacerenza ha parlato anche delle frequentazioni del suo locale, meta preferita di molti vip, ma anche di uomini del clero.
“Da me venivano tutti, anche i preti – ha raccontato Lacerenza – molti venivano anche solo per cenare, perché da me si mangiava bene, e poi a mezzanotte andavano via. Ci sono state serate in cui arrivavo a incassare anche 40mila euro, poi il giorno dopo ne spendevo altri 20mila solo per lo champagne”.
Gli arresti domiciliari e la paura di morire
Non è potuto mancare il racconto degli arresti domiciliari, quando improvvisamente è calato il sipario sul lusso e la vita smodata, i conti gli sono stati bloccati e si è ritrovato da solo, con venti euro in tasca e con delle dipendenze da cui uscire: “I mesi di custodia cautelare sono stati durissimi, avevo i conti bloccati e venti euro in tasca, la finestra sulla strada è stata la mia forza. Mi lasciavano biglietti con scritto ‘Tieni duro, siamo con te’ ”
Durante il periodo ai domiciliari Lacerenza è stato anche colpito da una ischemia temporanea e ha avuto paura di morire: “Un giorno il braccio sinistro mi è diventato debole, non riuscivo ad alzare una bottiglia. Pensavano fosse un ictus, poi si è rivelata una Tia, un’ischemia transitoria. Ho avuto paura di morire, appena sono tornato a casa ho sospeso l’alcol, mi sono spaventato”

Le presunte violenze sulle donne, le accuse di spacciare droga e le amicizie perdute
Durante il suo intervento nel podcast, Lacerenza ha smentito il suo coinvolgimento nello spaccio di droga e rigettato le accuse che gli sono state fatte su presunti atti di violenza sulle donne: “Non ho mai dato una sberla a una donna. Non ho mai guadagnato sulle donne, erano loro a cercarmi. I clienti venivano, bevevano e spendevano. Per quanto riguarda la droga non spacciavo, non lo ho mai fatto, non era il mio lavoro”
Lacerenza si è detto dispiaciuto per gli amici che gli hanno voltato le spalle e per chi ha parlato male di lui durante i suoi mesi di detenzione senza conoscerlo: “Mi ha ferito vedere gente che non mi conosceva giudicarmi. Non esiste nessun tesoretto all’estero. Sono pentito di essere diventato un simbolo negativo per i ragazzi. Mi hanno definito ‘spavaldo’ per la camminata verso il tribunale, ma ero gonfio per le sostanze, mi vergogno di quel momento”
Infine la triste constatazione delle presunte amicizie dileguatesi dopo la deflagrazione del caso Gintoneria e il suo arresto: “Adesso il 95% di amici e parenti sono spariti. Clotilde, la mia ex fidanzata, una delle poche che mi è rimasta accanto, mi ha amato veramente e non per interesse, ma alla fine non ce la ha fatta più, le hanno reso la vita impossibile, ho subito 292 controlli, la polizia citofonava a qualsiasi ora del giorno e della notte per vedere se rispettavo la custodia, lei ha resistito, è rimasta anche con me in ospedale, ma alla fine si è arresa”.
L’ex King di Milano ha inserito tra coloro che lo hanno aiutato anche Filippo Champagne, noto personaggio della movida milanese: “Mi ha aiutato, pur non potendomi vedere” ha concluso Lacerenza.
Nessun rimpianto per il passato anche se è rimasto solo e senza soldi
Adesso Lacerenza si dice solo e senza soldi, ma senza alcun rimpianto per il passato, accanto a lui è rimasta Stefania Nobile con cui spera di poter ricominciare a lavorare nel mondo della ristorazione: “Sono rimasto senza un euro, ma ci morivo andando avanti così. Ai ragazzi dico: non toccate quella me***a. Se siete dentro, fatevi aiutare dal Sert, come ho fatto io. Adesso vorrei ricominciare a lavorare, Stefania (Nobile ndr) è con me. Non posso più avere un locale a mio nome, ma è il mestiere che conosco e in cui credo di avere ancora qualcosa da dare”.
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