Levante e Gaia a Il Club: la rivoluzione della sorellanza e la libertà di essere freak
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L’incontro tra generazioni diverse, la musica che si fa carne e il racconto di un’identità che non accetta compromessi: questo è il cuore pulsante del primo episodio di “Canzoni Sotto la Pelle”, il format de “Il Club” guidato da Federica Gentile e Niccolò Agliardi. In un’atmosfera intima e sincera, due delle voci più rappresentative del panorama pop italiano contemporaneo, Levante e Gaia, si sono raccontate davanti a una platea di giovani tesserati, trasformando una semplice intervista in un manifesto sulla sorellanza, l’accettazione del corpo e la forza rivoluzionaria dell’autenticità.
Due anime, un solo vento di cambiamento
Il viaggio inizia con la presentazione di Claudia Lagona, in arte Levante. Il suo nome d’arte non è solo un omaggio al vento dell’est, simbolo di quella ventata d’aria fresca che ha portato nella musica italiana, ma anche un richiamo ironico al celebre film “Il Ciclone” di Pieraccioni.
Partita da Palagonia con una chitarra e una visione della scrittura diretta e profonda, Levante ha saputo spaziare dalla musica ai romanzi, portando sul palco di Sanremo una dimensione artistica sempre coerente.
Accanto a lei siede Gaia, un’artista che incarna la fusione perfetta tra due mondi, l’Italia e il Brasile. La sua musica è un equilibrio magico tra urban, pop e ritmi latini, dove la nostalgia brasiliana incontra l’energia contemporanea, arrivando al pubblico con uno stile unico.
La sorellanza come atto politico e umano
Uno dei temi centrali del dibattito è stato il concetto di femminilità e, soprattutto, di sorellanza. Levante e Gaia hanno sottolineato come il loro legame professionale sia diventato un’amicizia profonda, una “sorellanza” che va oltre la semplice collaborazione.
Per entrambe, creare una connessione sincera è un atto assolutamente rivoluzionario in un sistema che spesso spinge le donne alla competizione.
Gaia ha espresso una critica tagliente al patriarcato, spiegando che l’invidia spesso attribuita alle donne è in realtà un prodotto di un sistema che impone standard di bellezza e successo basati sul confronto costante, uno schema che raramente viene applicato agli uomini.
La soluzione, secondo le artiste, non è solo la solidarietà tra donne, ma l’evoluzione verso un legame “umano-umano”, capace di includere anche gli uomini in un percorso di uguaglianza totale.
Il coraggio della diversità: l’ode ai freak
La discussione si è poi spostata sulla rivendicazione della propria individualità. Levante ha ricordato la genesi di “Tikibombom”, brano definito un’ode ai “freak” e a tutti coloro che si sentono diversi.
Scrivere quel pezzo è stato un modo per abbracciare chi, come lei durante l’adolescenza, non si sentiva capito o appartenente a nulla.
Questa difesa della diversità è stata condivisa da Gaia, che ha ribadito l’importanza di essere diretti e fedeli a se stessi, nonostante il timore del giudizio altrui.
La sfida, come emerso dal confronto con i ragazzi in studio, è smettere di giustificarsi per ciò che si è: nel momento in cui si smette di stare in difesa, si conquista la vera libertà.
Il corpo che parla e le relazioni senza ego
Un momento di grande intensità ha riguardato il rapporto con il proprio corpo, spesso filtrato dai social media che agiscono come specchi di frustrazione.
Gaia ha raccontato con coraggio la sua battaglia con l’acne durante un periodo di forte stress legato a Sanremo, descrivendolo come il grido del suo corpo che chiedeva cura e ascolto.
Anche i ragazzi presenti hanno contribuito alla riflessione, evidenziando come la pressione verso una mascolinità performativa e virile possa essere altrettanto schiacciante.
Infine, il dialogo si è concluso sull’amore, rifiutando la visione delle relazioni come una “partita a tennis” basata su giochi di potere e strategie di ego.
Per Levante, l’amore vero è “fare spazio dove posto non si trova”, accettando anche il rischio del fallimento. Perché, come ha ricordato la cantautrice siciliana citando il titolo del suo prossimo album, la vita è fatta di “fallimenti e altri passi di danza”, e non esiste arte, né vera crescita, senza il passaggio attraverso il dolore.
