Martina Strazzer, mano pesante verso chi la ha diffamata, ingaggiato un team di legali
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Martina Strazzer dopo aver aspettato pazientemente e subito una shit storm mediatica non indifferente durante tutta l’estate, si è affidata ad un prestigioso studio legale con sedi a Roma e Milano per rivendicare i propri diritti. A quanto si apprende dal giornalista Gabriele Parpiglia, l’imprenditrice a fronte delle offese subite e del linciaggio mediatico orchestrato contro di lei, ha denunciato diverse persone con diversi capi d’accusa, tra cui la giornalista che ha montato il caso contro di lei e per la quale lo studio legale ha fatto ricorso anche all’Ordine.
Oltre la cifra richiesta a risarcimento dei danni subiti, che il giornalista scrive “disintegrerebbe chiunque”, si “cerca di ristabilire un caso reputazionale, un danno che ha disintegrato Martina Strazzer mentalmente, fisicamente e da un punto di vista imprenditoriale e lo ha fatto grazie al Far Web dei social”.

Il caso Strazzer
Tutto è cominciato con la denuncia di una ex dipendente di Martina Strazzer, giovane imprenditrice ideatrice e fondatrice del marchio Amabile, per nulla incline agli hype sui social benché i suoi detrattori la accusino di prevaricare e sfruttare il prossimo. Sarah, questo il nome della dipendente, ha montato un caso mediatico con la complicità di una giornalista, accusando Strazzer di averla allontanata a maggio 2025, dopo il congedo per maternità. Al momento dell’assunzione di Sarah, nel novembre 2024, Martina aveva pubblicizzato la assunzione come contabile di una ragazza al quarto mese di gravidanza per dimostrare quanto la sua azienda non discriminasse le donne incinte, come spesso accade nel mondo del lavoro.
Facciamo presente che Sarah aveva lasciato il suo impiego a tempo indeterminato per firmare consensualmente un contratto a tempo determinato con Amabile, con la promessa solo verbale che il medesimo sarebbe stato rinnovato alla scadenza. Una situazione trasparente, dato che da sempre legalmente vale ciò che è stato contrattualizzato e firmato. Al ritorno dal periodo di maternità Sarah è stata informata che il contratto non sarebbe stato rinnovato alla sua scadenza naturale a causa di alcuni errori professionali senza dare ulteriori motivazioni. Spiegazioni arrivate dalla stessa Strasser durante una intervista con Selvaggia Lucarelli.
E’ accaduto che Sarah cercando di sminuire Amabile e la sua fondatrice si sia fatta il giro dei giornali e dei portali, compresa una email inviata a Selvaggia Lucarelli, trovando infine, dopo tante porte chiuse, una alleata in una giornalista, che nella sua newsletter ha pubblicato una intervista alla ragazza, senza contraddittorio, anzi intimando ad Amabile di dare una spiegazione entro 24 ore, cosa che non rientra nei compiti di un cronista tantomeno sostituirsi ai pm è prerogativa del giornalismo d’inchiesta. Come previsto l’articolo a senso unico ha suscitato l’indignazione dei tuttologi del web, che sotto l’ombrellone tra un bagno e uno spritz hanno inserito anche insulti, offese e minacce all’indirizzo di Martina Strazzer.
L’articolo della giornalista, non puntava il dito sul mancato rinnovo di un contratto a tempo determinato e quindi legalmente scaduto per la sua natura di temporalità, quanto per la narrazione di inclusività fornita da Strazzer al momento della presentazione della dipendente allora in gravidanza in contrasto con quanto accaduto successivamente. La vicenda deflagrata in piena estate e con la maggior parte delle persone poco attente nell’andare a fondo alla questione, ha procurato un enorme danno alla reputazione di Martina Strazzer e la conseguente sfiducia da parte dei potenziali acquirenti.
I danni della shit storm e il ricorso alla giustizia
Sfiducia che purtroppo si è palesata in maniera veemente quando giorni fa l’imprenditrice è tornata sui social insieme al suo staff per lanciare l’inaugurazione del negozio Amabile a Roma. Sotto il profilo sono fioccati i commenti negativi, figli della scarsa informazione, di una narrazione a senso unico e di una ondata di fango senza precedenti nei confronti di Strazzer.
Da qui il ricorso al team di legali di cui abbiamo parlato all’inizio, a quanto si apprende da Gabriele Parpiglia ci sono state riunioni fiume tra l’imprenditrice e gli avvocati da lei scelti affinché i responsabili dell’ondata d’odio nei suoi confronti vengano condannati in sede civile e penale: “E questa volta – scrive Parpiglia – non ci sarà più la ricerca della felicità con il consenso dei social network. Adesso la partita si sposta nelle aule di tribunale e di questa vicenda gestita (ripeto, a parere mio, con errori madornali giornalistici), ne sentiremo ancora parlare a lungo. Scommettiamo?”
Il giornalista conclude poi con un post scriptum: “In questa vicenda, gli aspetti legali non toccano solo il mondo della Strazzer, ma anche altre persone. Il rumore legato al caso, sarà fortissimo”.

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