Matt Damon: dai segreti di The Odyssey agli scherzi di George Clooney fino alla mania per Temptation Island
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Il panorama dell’intrattenimento contemporaneo è costantemente alla ricerca di storie capaci di unire la grandezza del cinema d’autore con la spontaneità dei racconti dietro le quinte. Una delle dimostrazioni più limpide di questo perfetto connubio è andata in scena nel corso dell’ultimo episodio di Good Hang, il celebre podcast condotto dalla travolgente Amy Poehler. Ospite d’eccezione della puntata è stato Matt Damon, l’orgoglio di Boston, attualmente sulla cresta dell’onda e protagonista assoluto nelle sale cinematografiche con il nuovo spettacolare adattamento di The Odyssey, l’ultimo monumentale progetto scritto e diretto da Christopher Nolan.
L’intervista ha offerto un viaggio straordinario e senza filtri nella vita della superstar americana, spaziando dalle fatiche fisiche sul set del kolossal fino ai dettagli più esilaranti della sua vita privata, tra cui spiccano gli storici scherzi subiti da George Clooney, i ricordi della storica vittoria dei Red Sox nel 2004 e una sorprendente passione casalinga per la televisione più pop e leggera.
Christopher Nolan e la sfida di portare Ulisse al cinema
L’episodio si è aperto con un momento a sorpresa di altissimo livello artistico, che ha visto l’inaspettato intervento via Zoom del regista premio Oscar Christopher Nolan.
Il cineasta britannico, con la sua inseparabile tazza di tè nero Earl Grey rigorosamente Twinings, si è unito alla conversazione per tessere le lodi del suo attore protagonista, spiegando le profonde ragioni che lo hanno spinto ad affidargli il ruolo di Ulisse (chiamato Odisseo nel testo originale greco, da cui deriva il titolo dell’opera).
Nolan ha confessato che la sfida più complessa nello scrivere e dirigere un’opera basata sull’Odissea risiede proprio nel dover competere con l’immaginazione collettiva di un testo che vanta oltre tremila anni di storia.
Proprio come accaduto in passato con la trilogia del Cavaliere Oscuro, l’obiettivo non era replicare un’idea preconcetta, ma offrire una visione sincera e profondamente umana del mito.
Per fare questo, Nolan aveva bisogno di un interprete dotato di una straordinaria capacità empatica, in grado di trascinare il pubblico all’interno di un dilemma morale e psicologico epico, ma anche capace di proiettare una presenza iconica, quasi da supereroe, doti che Damon ha già ampiamente dimostrato nella saga di Jason Bourne.
Dietro le quinte del kolossal: il ruolo di Emma Thomas e il debutto alla regia mancato
Durante il collegamento non è mancato un caloroso e sincero tributo a Emma Thomas, storica produttrice cinematografica e moglie di Nolan, descritta da Amy Poehler come una vera e propria forza della natura all’interno dell’industria cinematografica.
Lo stesso Nolan ha confermato quanto la presenza calma, lucida e determinata di sua moglie sia assolutamente fondamentale e insostituibile per la gestione e la riuscita di produzioni di una scala così immensa.
Sollecitato dalla conduttrice, il regista ha poi lanciato una provocazione artistica al suo protagonista, domandandosi apertamente come mai un talento della caratura di Matt Damon, che sul set dimostra una conoscenza enciclopedica e un controllo totale di ogni dinamica tecnica, non abbia ancora compiuto il grande salto dietro la macchina da presa come regista a tutti gli effetti.
La risposta di Matt Damon non si è fatta attendere e ha svelato dinamiche professionali e personali di grande generosità e maturità emotiva.
L’attore ha confessato di essere andato vicinissimo alla regia in diverse occasioni, come nel caso del film Promise Land nel 2012, progetto poi ereditato dall’amico Gus Van Sant per motivi legati ai ritmi lavorativi e alla necessità di preservare gli equilibri familiari.
Un copione simile si è ripetuto anni dopo con Manchester by the Sea, uno straordinario testo commissionato insieme a John Krasinski e scritto da Kenny Lonergan.
Inizialmente Damon avrebbe dovuto interpretare il ruolo principale e curare la regia, ma i ritardi accumulati nella produzione lo hanno spinto a fare un passo indietro per non ostacolare il progetto, decidendo di cedere la parte a Casey Affleck e scherzando sul fatto di avergli praticamente regalato la statuetta dell’Oscar.
Una partnership lunga una vita: il legame indissolubile con Ben Affleck
Questo profondo senso di collaborazione e rispetto per il lavoro altrui si riflette perfettamente anche nello straordinario legame che unisce Damon a Ben Affleck.
I due premi Oscar, amici fin dall’infanzia quando sognavano il cinema a Boston, hanno recentemente fondato una propria casa di produzione cinematografica con l’obiettivo principale di riscoprire la pura gioia e il divertimento nel fare cinema.
Damon ha descritto la partnership con Affleck come qualcosa di unico e irripetibile, un’amicizia che dura da oltre quarant’anni e che si basa su una profondità di affetto e un rispetto reciproco tali da azzerare qualsiasi tipo di insicurezza o timore durante il processo creativo.
Quella notte magica del 2004 e la complicità di George Clooney
Il tono dell’intervista si è fatto decisamente più leggero ed esilarante quando la discussione si è spostata sui ricordi del passato e sui retroscena della Hollywood più scintillante.
Amy Poehler ha rievocato l’epica e indimenticabile notte del 2004 in cui i Boston Red Sox vinsero le World Series, interrompendo una maledizione sportiva che durava da decenni, e ha chiesto a Damon dove si trovasse in quel momento così cruciale.
L’attore ha raccontato che all’epoca era impegnato sul set del film Syriana e si trovava precisamente tra Ginevra e Dubai per le riprese.
Essendo un tifoso accanito, stava seguendo le partite contro i New York Yankees con enorme ansia e apprensione. Fortunatamente, George Clooney figurava tra i produttori della pellicola e, dimostrando una grandissima complicità, decise di rivoluzionare completamente i piani e il calendario delle riprese sul set per permettere a Damon di tornare immediatamente a casa e non perdersi lo storico trionfo sportivo.

Attenti a Clooney: la verità sulla finta lettera ai Golden Globes
Tuttavia, il rapporto con George Clooney non è fatto solo di favori professionali, ma anche di una temibile e costante dose di goliardia.
Matt Damon ha confessato apertamente di odiare gli scherzi sul posto di lavoro e di soffrire molto lo stress che ne deriva, ma ha anche aggiunto che Clooney possiede abbastanza amore per le burle da compensare l’intera industria del cinema.
A questo proposito, Amy Poehler ha ricordato un memorabile aneddoto risalente ai tempi in cui conduceva i Golden Globes insieme a Tina Fey.
Le due comiche avevano punzecchiato Damon durante il monologo d’apertura e Clooney, all’insaputa dell’amico, aveva utilizzato della carta intestata falsa a nome di Matt Damon per inviare alle conduttrici una severa e accorata lettera di lamentela, in cui sosteneva che quelle battute avessero profondamente ferito i suoi sentimenti.
Damon ha svelato di aver scoperto la verità solo dopo aver ricevuto un cesto di frutta riparatorio inviato dalle due conduttrici, realizzando immediatamente che dietro quel caos c’era l’inconfondibile firma di George Clooney.

Vita da papà: le maratone di Will Ferrell e l’ossessione per Temptation Island
Oltre al cinema impegnato e ai grandi kolossal, la vita di Matt Damon oggi è fatta anche di una splendida e caotica quotidianità domestica condivisa con le sue quattro figlie, che lo tengono costantemente ancorato alla realtà e alle tendenze delle nuove generazioni.
L’attore ha ammesso che i veri e propri baluardi del relax e del comfort all’interno delle mura di casa sono le commedie cult di Will Ferrell, pellicole come Step Brothers, Talladega Nights e Blades of Glory, che vengono viste e riviste all’infinito da tutta la famiglia.
Ma la vera rivelazione dell’intervista è stata la recente e inaspettata incursione di Damon nel mondo della televisione più pop e dei reality show.
Stimolato dalle figlie e da alcuni amici di famiglia in visita, l’attore ha confessato di aver ceduto alla curiosità e di aver seguito le vicende della seconda stagione di Temptation Island.
Con grande autoironia, Damon ha descritto lo show come un bizzarro esperimento sociale in cui coppie non sposate mettono alla prova la propria fedeltà su un’isola tropicale, circondate da single attraenti, commentando con divertimento l’incredibile e quasi comica sicurezza esibita dai giovani partecipanti in mezzo a dinamiche destinate inevitabilmente al disastro sentimentale.
L’impegno che conta: il successo planetario di water.org
L’intervista si è conclusa toccando una delle corde più nobili e importanti della vita della star di Boston, ovvero il suo instancabile e pluridecennale impegno umanitario.
Matt Damon ha colto l’occasione per ricordare l’incredibile lavoro svolto da water.org, l’organizzazione non profit da lui fondata insieme a Gary White con l’obiettivo fondamentale di garantire l’accesso all’acqua potabile e ai servizi igienico-sanitari nelle aree più svantaggiate del pianeta.
Attraverso l’innovativo sistema dei piccoli prestiti e del microcredito, l’associazione è riuscita a raggiungere la straordinaria cifra di novantadue milioni di persone in tutto il mondo.
Damon ha sottolineato l’importanza delle nuove campagne di sensibilizzazione come l’iniziativa Get Blue lanciata per la stagione estiva, un progetto globale che permette ai cittadini di sostenere direttamente la causa acquistando prodotti dedicati presso grandi marchi partner come Gap e Starbucks, dimostrando come anche un piccolo gesto quotidiano possa contribuire a risolvere una crisi globale e a donare un futuro più dignitoso a milioni di persone.
