Natale in Sicilia con Ficarra e Picone: tra cassate “chirurgiche”, fritture leggendarie e il regalo più assurdo di sempre
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Cosa succede quando Pif, nel suo iconico format Caro Marziano, incontra il duo comico più amato d’Italia? La risposta è un viaggio dolceamaro (ma soprattutto dolce) tra i vicoli della memoria siciliana, dove il Natale non è solo una data sul calendario, ma un’esperienza sensoriale che ruota attorno a un unico, sacro pilastro: la Cassata.
In questa chiacchierata intima e ricca di humor, Ficarra e Picone (Salvo Ficarra e Valentino Picone) aprono le porte dei loro ricordi d’infanzia, svelando che per un palermitano il Natale è una faccenda maledettamente seria, soprattutto a tavola.
La Cassata: un affare di famiglia e precisione chirurgica
Per Valentino Picone, la cassata non è un semplice dessert; è un legame indissolubile con il nonno. Durante l’intervista, emerge un ritratto quasi epico della preparazione di questo dolce: un rito che durava ben due giorni.
“Mio nonno passava la ricotta nel setaccio a mano due volte per creare la crema. Aveva l’attenzione di un chimico, di un chirurgo.”
Questa cassata “tradizionale” si distingueva dalle versioni commerciali per un dettaglio fondamentale: la glassatura fatta di ricotta stessa e una dolcezza equilibrata, mai stucchevole.
Picone confessa con emozione di aver provato a rifarla solo due volte dalla scomparsa del nonno, un gesto che porta con sé tutto il peso e la bellezza della nostalgia.
E il taglio? Un’operazione da geometri. La regola in casa Picone era chiara: la fetta deve essere centrata perfettamente per dividere il frutto candito, affinché ogni commensale riceva la sua esatta porzione di “fortuna” zuccherina.

Il “black belt” del pranzo di Natale: maratone da 4 ore
Se oggi i pranzi di Ficarra e Picone durano “appena” tre o quattro ore, il passato raccontato a Pif parla di vere e proprie maratone gastronomiche guidate dalle madri, definite scherzosamente “cinture nere” della cucina.
Il menù tipico del Natale palermitano descritto dal duo è un inno al fritto e alla tradizione:
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Cardi e broccoli in pastella: L’antipasto “leggero” (si fa per dire).
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Lasagne e Anelletti: I primi piatti immancabili.
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Salsiccia e polpette: Il cuore del secondo.
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Le tre sessioni di dolci: Quella post-pranzo, il “richiamino” del pomeriggio con il caffè e la “botta finale” della sera.
Come ricorda Salvo Ficarra, a Palermo si dice che il cittadino sia “nato per soffriggere”. L’abbondanza era tale che gli ospiti portavano spesso un cambio d’abito per il giorno successivo, poiché il confine tra il pranzo del 25 e quello del 26 dicembre era praticamente inesistente.
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Il successo? Serve a passare il Natale lontani
Una delle rivelazioni più divertenti dell’intervista riguarda il rapporto professionale tra i due. Dopo trent’anni di carriera fianco a fianco, il regalo di Natale più prezioso che si fanno è… la distanza.
“Lavoriamo tutto l’anno insieme, il Natale è l’occasione per stare lontani”, scherza Picone. Una tradizione nata dopo i primi anni di carriera, quando i due lavoravano anche durante le feste per necessità.
Oggi, il loro “augurio” avviene intorno al 20 dicembre, per poi darsi appuntamento direttamente dopo l’Epifania.
Il regalo indimenticabile: il riavvolgitore di VHS
Tra gli aneddoti più esilaranti spicca quello dei regali. Picone è noto per i suoi doni “concettuali”. Il pezzo forte? Un riavvolgitore di videocassette, regalato a Ficarra quando ormai il mondo intero era passato ai DVD.
L’idea di Picone era geniale nella sua assurdità: permettere all’amico di riavvolgere una VHS senza “stressare” la testina del videoregistratore mentre guardava un altro film. Un oggetto anacronistico che però racconta perfettamente l’ironia che lega i due artisti.
Un messaggio per il Marziano
In chiusura, il consiglio di Ficarra e Picone per l’ipotetico visitatore spaziale di Pif è semplice ma vitale: se decidi di scendere in Sicilia a Natale, vieni a digiuno.
Perché tra una fetta di cassata e un cardo in pastella, la vera accoglienza siciliana passa inevitabilmente per lo stomaco e per i ricordi che restano appiccicati al cuore come lo zucchero filato.
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