Nicoletta Mantovani a La Volta Buona: “Luciano e la mia battaglia contro la sclerosi multipla, così mi sono salvata”
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Il racconto commovente di Nicoletta Mantovani nel salotto di Caterina Balivo: dalla diagnosi shock della malattia alla forza protettiva di Luciano Pavarotti. Un amore che va oltre il tempo, tra resilienza, nuovi inizi e l’impegno per i giovani talenti.
Ospite d’eccezione a La Volta Buona, il programma pomeridiano condotto da Caterina Balivo, Nicoletta Mantovani è tornata a parlare a cuore aperto di uno dei capitoli più difficili e, allo stesso tempo, formativi della sua vita: la convivenza con la sclerosi multipla e il ruolo fondamentale che il Maestro Luciano Pavarotti ha avuto nel sostenerla.
Un’intervista intensa, in cui la Mantovani non ha solo ricordato il tenore come l’icona mondiale che tutti conosciamo, ma come l’uomo solido e profondamente umano che le ha insegnato a guardare il dolore con occhi diversi.

La diagnosi e quella rabbia contro l’insensibilità
Tutto è iniziato quando Nicoletta era giovanissima, poco più che ventenne. La diagnosi di una malattia cronica come la sclerosi multipla è un macigno che può schiacciare chiunque, specialmente a quell’età.
Ai microfoni di Rai 1, Nicoletta ha ricordato come l’arrivo della notizia sia stato un momento di rottura definitiva: “Quando ti arriva una diagnosi del genere è per tutta la vita. Sai che dovrai combattere ogni giorno per poter vivere al meglio”.
Tuttavia, il ricordo più vivido di quei giorni non è legato alla paura della malattia in sé, ma alla reazione di Luciano. Il Maestro, noto per il suo sorriso contagioso, quella volta si arrabbiò moltissimo.
Non fu una rabbia rivolta al destino, ma verso l’atteggiamento del medico che comunicò la diagnosi.
“Fu molto sgarbato, molto crudo”, ha raccontato Nicoletta. “Disse cose pesanti che non voglio neanche ripetere. Luciano si arrabbiò perché riteneva inaccettabile che un medico parlasse in quel modo a una ragazza di vent’anni. Disse subito che quello che il dottore stava sentenziando non era necessariamente la verità”.
Quella presa di posizione fu il primo atto di protezione di Pavarotti nei confronti della donna che amava, un modo per dirle: “Non permetteremo che le parole di un altro definiscano il tuo futuro”.
Il “metodo” Pavarotti: cambiare prospettiva per vincere
Per Nicoletta, Luciano non è stato solo un compagno, ma un vero e proprio “allenatore di vita”. Il dialogo era la loro arma segreta. Pavarotti la spronava costantemente a non farsi schiacciare dal peso della patologia, cercando di spostare il focus su ciò che di bello restava da vivere.
“Luciano mi ha sempre parlato molto, per lui il dialogo era fondamentale”, ha spiegato Nicoletta.
“Cercava sempre di farmi guardare le cose da un altro punto di vista. Ogni giorno lottava con me, mi insegnava che si va avanti e si combatte”.
È stato questo approccio psicologico, unito alle cure mediche che fortunatamente oggi hanno fatto passi da gigante, a permettere a Nicoletta di non arrendersi mai.
La vita oggi: Alice, Alberto e l’eredità del Maestro
Oggi Nicoletta Mantovani è una donna che ha saputo rielaborare il dolore e trasformarlo in nuova energia. Sebbene Luciano Pavarotti non sia più fisicamente al suo fianco, la sua memoria è più viva che mai.
Non solo attraverso la figlia Alice, ormai diventata grande e orgoglio della madre, ma anche attraverso l’impegno costante della Fondazione Luciano Pavarotti.
La Mantovani continua a dare opportunità ai giovani cantanti lirici, portando avanti la missione che Luciano aveva tanto a cuore. In questo percorso, oggi ha accanto un nuovo compagno di vita, il marito Alberto Tinarelli.
“Lui mi supporta in tutto”, ha confidato, sottolineando come Alberto sia presente anche durante gli eventi dedicati a Pavarotti, rispettando e onorando il passato di Nicoletta senza mai sentirsene oscurato.

Un messaggio di speranza
La storia di Nicoletta Mantovani è un promemoria potente per chiunque stia affrontando una sfida di salute. Dimostra che, sebbene una diagnosi possa cambiare i piani, l’amore, il supporto giusto e la capacità di cambiare prospettiva possono fare la differenza tra il “subire” la vita e il “viverla” con dignità e gioia.
Come diceva Luciano: si va avanti, si combatte e non si smette mai di sorridere.
