Nino Frassica al PoretCast: “La mia comicità nasce infrangendo la logica e le regole della grammatica”
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Il palcoscenico del PoretCast, il rinomato podcast condotto da Giacomo Poretti, si è trasformato in un laboratorio di puro surrealismo grazie alla presenza di un ospite straordinario: Nino Frassica.
Con il suo inconfondibile umorismo e quella capacità unica di scardinare il senso logico delle parole, l’attore e comico siciliano ha dato vita a un’intervista brillante, ricca di aneddoti sulla sua lunghissima carriera tra radio, televisione e cinema.
Il segreto del linguaggio frassichiano: la distruzione della logica
Nel corso dell’intervista, Giacomo Poretti ha elogiato la straordinaria anarchia linguistica di Frassica, definendolo un vero e proprio “professorone” della comicità.
La replica dell’artista ha svelato il meccanismo che si cela dietro alle sue celebri gag: il segreto risiede nel fregarsene dei luoghi comuni, delle regole e delle frasi fatte.
Fin dai tempi della scuola, la tendenza a non ubbidire alle rigide norme della grammatica italiana lo ha reso un “Pierino” della situazione.
A questa trasgressione linguistica, Frassica ha aggiunto nel tempo la frantumazione della logica. È proprio da questo cortocircuito concettuale che scaturisce la risata del pubblico.
Non si tratta di una comicità basata sulla mimica facciale o sulle smorfie, ma di un raffinato e consapevole lavoro di destrutturazione del senso, nato quasi per gioco al bar da ragazzo e poi trasformato in una solida struttura spettacolare.
Una vena artistica emersa già a 18 anni, quando fondò la sua prima compagnia scolastica dal titolo iper-sperimentale I cantatori pelosi figli della cantatrice calva, in omaggio a Eugène Ionesco.
Per quello spettacolo, Frassica scelse come attori i compagni con la “faccia tosta” e gli ultimi della classe, vendendo i biglietti di aula in aula per la data del 2 marzo 1970 e minacciando ironicamente i compagni di segnare i loro nomi se non avessero acquistato l’ingresso.

Dalla radio a Renzo Arbore: la nascita di un mito e i provini falliti
Un ruolo fondamentale nella carriera di Nino Frassica è stato ricoperto dalla radio, definita dall’ospite come il mezzo di comunicazione migliore in assoluto.
La radio offre spazio, si basa esclusivamente sulle parole e permette una sperimentazione che la televisione spesso non consente, a meno che tu non sia Bruno Vespa: “Lui fa un’ora a notte, infatti il miglior comico è lui”, scherza l’attore.
Molti dei meccanismi comici che l’attore ha poi riprodotto sul piccolo schermo sono nati proprio dietro ai microfoni radiofonici, da Programmone fino a Radio Anghenoi (il seguito di Alto Gradimento andato in onda tra l’81 e l’83 con Boncompagni e Mario Marenco).
Durante una lunga gavetta vissuta facendo cabaret e sfilate per la Paoletti, Frassica ha confessato di aver evitato volutamente i concorsi pubblici per il terrore di vincerli ed essere costretto a un lavoro vero.
Prima dell’incontro decisivo della sua vita, tentò un provino con Corrado. L’esito fu un “gelo tremendo”: la sua comicità astratta venne presa sul serio e non fu minimamente compresa.

La svolta totale arrivò invece grazie a Renzo Arbore.
In un’epoca priva di social network, Frassica riuscì a farsi notare lasciando messaggi surreali ed esilaranti nella segreteria telefonica fissa del conduttore (“Pronto, sono un mio ammiratore…”). Da quel contatto nacque la partecipazione a storici programmi e il clamoroso successo del 1985 con Quelli della notte.
Un successo nato quasi per caso: l’autore Ugo Porcelli, vedendolo con un maglione oversize di Gianfranco Ferré e i suoi folti baffi, notò che sembrava un “fratacchione di campagna”, dando vita al personaggio di Frate Antonino da Scasazza.
Il metodo per svilupparlo fu unico: Frassica si registrò a casa da solo per 90 minuti di puro delirio davanti a una telecamera, selezionando poi le intuizioni migliori (come il concorso Cuore d’oro) mentre la sorella, vedendolo parlare da solo, lo credeva ormai pazzo.
In quel programma Arbore portò l’improvvisazione pura in TV, evidenziando la differenza che c’è tra il “pesce fresco” e il “pesce surgelato Findus”.
Il successo umano di Don Matteo e il rifiuto dei reality
Accanto alla comicità surreale che lo vede protagonista nei programmi di Fabio Fazio (nei panni del direttore di Novella Bella), Frassica deve la sua enorme popolarità al ruolo del bonario maresciallo Cecchini in Don Matteo.
Un successo familiare nato su Rai 1 e basato su un registro attoriale completamente diverso, legato alla commedia e al racconto, ben lontano dagli esperimenti giovanili nel teatro drammatico di Hauptmann (lo spettacolo I tessitori) o dalle riscritture dell’Otello in cui Sandokan viaggiava su delle BMW.
L’affetto del pubblico verso il maresciallo deriva dalla sua profonda umanità, dalle sue debolezze e imperfezioni, elementi in cui le persone comuni riescono a immedesimarsi facilmente.

L’intervista ha toccato anche il tema dei moderni formati televisivi e della fede.
Incalzato sul suo rapporto con la religione, Frassica ammette sornione che nella sua ultima intervista a Famiglia Cristiana ha dovuto dichiarare di andare a messa la domenica solo perché gli conveniva commercialmente per non allontanare il suo pubblico di anziani.
Passando alla TV, ha espresso una forte nostalgia per le vecchie candid camera di Nanni Loy negli anni Sessanta, capaci di mostrare l’Italia vera attraverso le reazioni spontanee delle vittime degli scherzi (come la celebre gag del biscotto intinto nel cappuccino altrui al bar).
Al contrario, ha criticato i reality show odierni, come il Grande Fratello, definendoli falsi poiché i partecipanti sanno di essere ripresi.
L’attore ha anche ironizzato sul cliché sociale che impone ai comici l’obbligo di essere sempre allegri nella vita reale, ricordando quando alle sei del mattino, alle isole Eolie, si trovò bloccato dal mare in tempesta infuriato per il ritardo della nave e un passante lo criticò dicendogli: “Ma come, in televisione è sempre così allegro!”.
Riflessioni sul politicamente corretto e sogni per una seconda vita
Invitato a esprimersi sul dibattito attuale riguardante il politicamente corretto, il comico lo ha definito esagerato, sottolineando come si possa scherzare su tutto se mancano la cattiveria e l’intento di offendere.
Il suo genere, il surrealismo, gode tuttavia di una sorta di immunità, muovendosi in un mondo astratto privo di riferimenti diretti con la realtà quotidiana.
A tavola Frassica ammette di non fare sconti: ama la cucina tipica siciliana, ma apprezza anche i tortellini, la bistecca fiorentina, la cotoletta milanese e il Lambrusco.
E lo sport? “Faccio una media di 20 chilometri al giorno… ma con il taxi. Io faccio letto-computer, computer-letto”.
Stimolato da Giacomo Poretti su cosa vorrebbe fare in un’ipotetica seconda vita, Frassica ha confessato che gli piacerebbe fare il calciatore professionista e vincere la Coppa del Mondo, oppure il medico, o ancora imparare finalmente a suonare il pianoforte, la chitarra e padroneggiare la lingua inglese, lasciando il ruolo del sommozzatore per la sua “terza vita”.
Un finale aperto e sognante per un incontro che ha confermato, ancora una volta, la straordinaria e intramontabile genialità di un autentico maestro della risata italiana.
