Carlo Lucarelli e il ritorno di Blu Notte: l’arte della suspense, le regole del giallo e il rispetto per la verità
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Il maestro del true crime italiano firma il suo atteso ritorno sul piccolo schermo. Tra le atmosfere inconfondibili di Blu Notte, segreti d’autore e retroscena inediti, Carlo Lucarelli si racconta tra la presentazione del nuovo programma su Rai 3 e un’intervista intima e brillante con Alessandro Cattelan.
Il grande ritorno in TV: la filosofia di Blu Notte
Dopo oltre dodici anni dall’ultima edizione televisiva, il format iconico che ha fatto la storia della televisione pubblica italiana torna a presidiare il palinsesto di Rai 3.
Carlo Lucarelli, accompagnato in questa nuova avventura da un team autoriale di prim’ordine (con Silvia Righini nel ruolo di capo progetto), ha inaugurato la nuova stagione con la solita candida e disarmante umiltà.
Presentando il programma in conferenza stampa, il celebre autore non ha nascosto l’emozione per questo felice rientro. “Accolgo con gioia questa nuova fase” è stato il commento di Lucarelli, sottolineando come il ritorno di un racconto storico sia particolarmente idoneo nel contesto culturale contemporaneo.
Che cosa dobbiamo aspettarci? “Fondamentalmente io che esco dal buio e racconto una storia che fa paura”, scherza Lucarelli, rievocando la propria gestualità diventata un vero e proprio tratto distintivo della cultura pop.
Ma, al di là dell’effetto scenico, la ricetta di Blu Notte rimane fedele alla propria identità originale: rigore analitico, ricerca meticolosa ed evitamento di ogni forma di sensazionalismo o ricostruzione arbitraria.
“Non ci inventiamo niente”, spiega lo scrittore, rimarcando il codice etico che guida da sempre il suo operato. “Non seguiamo piste che non siano concrete, reali e già analizzate. E soprattutto, manteniamo un sacro rispetto per la vera protagonista di ogni storia di cronaca: la vittima”.

La differenza tra giallo e cronaca: la lezione dei cold case
Uno dei punti centrali toccati da Carlo Lucarelli riguarda la profonda differenza di tempo e di linguaggio che intercorre tra la narrativa di finzione e la cronaca giudiziaria reale.
Nel dibattito odierno, saturo di dibattiti televisivi e aggiornamenti social al minuto, lo scrittore rivendica una scelta di campo ben precisa: la narrazione di Blu Notte si concentra esclusivamente sui cold case, ovvero su vicende chiuse o stabili, dove “le bocce si sono fermate”.
La televisione contemporanea ed i talk show di approfondimento rincorrono l’attualità immediata, ma l’arte del racconto richiede prospettiva.
“Un caso come quello di Garlasco”, sottolinea il conduttore, “è cronaca viva, roba per giornalisti e trasmissioni d’attualità. I tempi della realtà non sono i tempi di un romanzo giallo. Un esame del DNA nella realtà può richiedere otto mesi o un anno; in un libro dura una riga. Per raccontare una storia in modo esaustivo bisogna arrivare dopo, quando la polvere si è posata”.
Questo approccio scientifico e rigoroso si traduce in un continuo confronto con periti, medici legali e forze dell’ordine. Lucarelli ha ricordato come, già nelle passate edizioni con il supporto della Polizia Scientifica e del consulente Silvio Bozzi, il lavoro di analisi del programma abbia spesso spinto le procure a riaprire fascicoli dimenticati o a riesaminare dettagli decisivi.
Come si costruisce la suspense: la teoria della sedia comoda e le regole del delitto
Ospite di Alessandro Cattelan nel salotto di Supernova, Lucarelli si è lasciato andare a una lunga e affascinante masterclass sulle tecniche narrative che guidano la creazione dell’inquietudine e del mistero.
Come nasce la suspense? Non dalla sovrabbondanza di sangue o da continui ed esagerati colpi di scena. “La differenza tra Alfred Hitchcock e Dario Argento sta proprio in questo: Argento mostra il sangue ed è perfetto per il suo stile; Hitchcock non ti fa vedere il morto, ti fa vedere una cameriera che apre una porta, guarda in basso ed emette un urlo che viene coperto dal fischio del treno. Lì nasce la vera paura”.
La suspense è una questione di ritmo, di decrescita del tono di voce, di attesa distillata con maestria. Per spiegare la psicologia del lettore, Lucarelli cita ironicamente le tecniche di interrogatorio della CIA e la “teoria della sedia comoda”.
Quando un autore sottopone il lettore a una tensione continua, deve poi concedergli un momento di apparente sollievo — la cosiddetta sedia comoda — per poi colpirlo di sorpresa subito dopo.
“Se il protagonista sente un rumore in corridoio, va a vedere, suona il telefono, risponde ed è la madre… lì il lettore si rilassa. Poi apre la porta ed era solo il gatto. Un altro sospiro di sollievo. E proprio in quel momento cala la mannaia”.
Alla domanda sulla stesura della trama, Lucarelli si definisce senza esitazioni uno scrittore “giardiniere” e non “ingegnere”.
A differenza dei colleghi che pianificano ogni singolo dettaglio attraverso scalette chilometriche e diagrammi rigidi, lo scrittore emiliano inizia le sue storie senza conoscere il finale.
“Comincio a scrivere d’impulso. Arrivo a metà libro, entro in tre giorni di disperazione totale perché non so come proseguire, poi improvvisamente scatta la matassa e la storia trova la sua strada”.
Tra pop culture ed episodi inediti: la vita straordinaria di un narratore
La carriera di Carlo Lucarelli va ben oltre le pagine dei suoi celebri romanzi (L’ispettore Coliandro, Grazia Negro) o gli studi televisivi. Nel corso dell’intervista a Supernova, sono emersi aneddoti sorprendenti che tratteggiano la versatilità del suo percorso artistico.
Pochi sanno che negli anni Novanta Lucarelli è stato uno dei più prolifici sceneggiatori di videoclip musicali della scena italiana, lavorando al fianco del regista Stefano Salvati.
Ha firmato le trame visive per successi storici degli 883 come Nord Sud Ovest Est e Rotta per casa di Dio (da lui definita un vero e proprio thriller di viaggio), fino a collaborazioni di rilievo internazionale.
Tra queste spiccano la sceneggiatura per il video Gli Angeli di Vasco Rossi diretto da Roman Polanski, la partecipazione al clip di Alta Marea di Antonello Venditti che vedeva protagonista un’allora esordiente Angelina Jolie, ed epici racconti visivi per Zucchero e Giorgia.
Immancabile il ricordo del rapporto con Andrea Camilleri, con cui scrisse a quattro mani il romanzo Acqua in bocca. Un carteggio nato da uno scambio surreale e indimenticabile: per avviare la trama epistolare tra l’ispettrice Grazia Negro e il commissario Montalbano, Camilleri fece recapitare a Lucarelli un cannolo siciliano con all’interno un “pizzino” scritto a mano nei panni del suo celebre personaggio, d’accordo nel proseguire la narrazione ma rifiutando l’uso della carta intestata formale.
Inoltre, la dimensione del mistero sembra inseguire lo scrittore anche nella vita privata, dalla sua dimora storica del Quattrocento — affettuosamente ribattezzata “il castello”, dove le porte degli armadi si spalancano da sole per effetto della termodinamica — fino ai viaggi ad Auschwitz condotti come guida ed educatore con le scolaresche per stimolare il pensiero critico dei più giovani di fronte alle tragedie della storia.
Un’icona senza tempo della narrazione italiana
Con il suo fare garbatamente misterioso e l’inconfondibile ironia con cui accoglie da decenni l’ormai leggendaria imitazione regalatagli da Fabio De Luigi (“Paura, eh?”), Carlo Lucarelli si riconferma un punto di riferimento insostituibile per il panorama culturale e televisivo italiano.
Il suo ritorno alla guida di Blu Notte non rappresenta soltanto un’operazione nostalgia, ma la restituzione al grande pubblico di un metodo narrativo fatto di rispetto, approfondimento, rigore stilistico e autentica passione per le storie dell’animo umano.
