Stefano Buttafuoco torna a parlare di disabilità e inclusione con ‘Il Cacciatore di Sogni’: “Molte aziende preferiscono incorrere in sanzioni pur di non assumere disabili”
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Si chiama Il Cacciatore di Sogni ed è il programma ideato e condotto da Stefano Buttafuoco che tornerà da domenica prossima 20 settembre su Rai3 alle 13.00. Si tratta di un progetto che parla di sociale, realizzato in collaborazione della Presidenza del Consiglio dei Ministri e il Ministero per le Disabilità e che si rivolge in particolar modo ai temi legati all’inclusione attraverso le storie di persone che hanno trasformato le proprie fragilità in punti di forza.
Nella conferenza stampa di presentazione il conduttore ha tracciato un quadro di ciò che significa essere disabili in Italia, da una inclusione nel mondo del lavoro per le persone fragili non sempre facile, (ci sono ancora imprenditori che preferiscono pagare sanzioni pur di non inserire disabili nei propri organici), fino a chi con i propri proclami elettorali vorrebbe creare delle classi separate nelle scuole per i bambini con disturbi dell’apprendimento o portatori di handicap.
Alessandra Locatelli: “Questi racconti sono la parte migliore di questo Paese, serve un cambio di mentalità”
La ministra per le Disabilità, Alessandra Locatelli, presente in conferenza stampa, ha parlato dei racconti presenti nella trasmissione come ‘la parte migliore di questo Paese’: “Questi racconti veramente sono la parte migliore del nostro Paese ma non sempre hanno la possibilità di essere notati, perché troppo spesso l’attenzione è impegnata a portare in primo piano solo le tragedie. Noi abbiamo la responsabilità di sostenere trasmissioni come ‘Il Cacciatore di Sogni’, perché mostra delle splendide realtà. C’è un mondo quello del terzo settore che sta cambiando il volto di questo Paese, mostrare le potenzialità nonostante le fragilità”.
La ministra ha detto che ci sono ancora tanti passi da fare, soprattutto serve un cambio di mentalità per non guardare alla disabilità con commiserazione, ma come una risorsa: “Ci so tanti passi da fare, serve cambiare la mentalità, non esiste un mondo a parte, ma tutti devono avere le stesse possibilità sulle quali investire”.
Locatelli e Buttafuoco, le risposte alla proposta di Vannacci di classi separate per i disabili
E a proposito della proposta di classi separate nelle scuole, presente nel programma elettorale di Vannacci, la ministra ha risposto che non si possono e non si devono cambiare 50 anni di storia del nostro Paese: “Cinquant’anni di storia del nostro Paese non li cambieremo mai, la scuola ha dato la possibilità di interscambio ai bambini, un impianto costruito in 50 anni di storia che nessuno deve mai cancellare. All’estero tante volte i colleghi ministri di altre nazioni mi hanno chiesto come abbiamo fatto a creare un sistema scolastico inclusivo così perfetto, è un sistema che ci invidiano e che va tutelato”
Buttafuoco, papà di un bambino disabile ha detto che si tratta di parlare di cose pratiche e che la filosofia bisognerebbe lasciarla a chi neanche si rende conto di cosa significhi avere un disabile dentro casa: “Rispondendo di pancia, da papà – ha detto il giornalista e conduttore – rispondo che il rischio è quello di tornare nel Medioevo. Io ho un bambino disabile al 100%, la gestione familiare in ambito scolastico è molto complicata, da persona che vive ogni giorno la disabilità, mi dà fastidio è che i discorsi su disabilità e inclusione invece di unire debbano diventare una bandiera politica”.
Stefano Buttafuoco: “Imprenditori preferiscono incorrere in sanzioni pur di non assumere disabili”
Intervistato da Il Tempio News dopo la conferenza stampa, Buttafuoco ha approfondito alcuni temi di cui ha parlato durante la conferenza stampa, cominciando dalla reticenza di alcuni imprenditori nell’assunzione dei disabili:
“Molte aziende preferiscono andare incontro a sanzioni pur di non venire incontro a quelli che sono obblighi di legge e questo è molto deludente. Io credo che l’assunzione a tempo indeterminato per le persone con disabilità sia innanzitutto un affare per le aziende che vanno a pagare contributi minori per una persona che nonostante la sua disabilità, e questo dovrebbe essere dato per scontato, può creare quel clima di giusta umanità e avere una ricaduta sull’ottimizzazione delle risorse umane in una azienda”.
Buttafuoco ha spiegato che a livello di inclusione c’è ancora molta differenza tra Nord e Sud Italia:
“Il successo di tante iniziative è strettamente legato a come le comunità, che si prefiggono come scopo proprio quello di favorire l’inserimento lavorativo di persone con disabilità, sia anche legato alla ricezione, al sostegno del tessuto imprenditoriale per cui al nord persiste questa disparità di qualità e quantità rispetto al sud, di imprese capaci e in grado di capire l’importanza e di seguire questo tema, questo sostegno che non è soltanto umano ma che ha dei riflessi positivi anche in termini pratici e di ottimizzazione delle risorse”
Stefano Buttafuoco e i progetti positivi
Stefano Buttafuoco ha parlato di quelli che per esperienza diretta ha visto essere progetti positivi per l’inclusione:
“Cavalei è una comunità meravigliosa, si trova nella provincia di Forlì, un luogo magico e aldilà della demagogia un luogo organizzato anche a livello manageriale in maniera molto attenta, che offre delle soluzioni e delle opportunità a tante persone. Mi vengono in mente anche altre realtà, al sud abbiamo seguito le associazioni che rientrano nell’ambito di Rete BILT, un progetto fortemente voluto dal ministro per le Disabilità Alessandra Locatelli, che ha come scopo quello di valorizzare quello che è il patrimonio culturale e turistico del nostro Paese attraverso l’inserimento di persone più fragili”.

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