Claudio Santamaria a Tintoria: dai retroscena di Casino Royale al successo di Jeeg Robot, tra grande cinema e incontri surreali
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Claudio Santamaria si racconta a ruota libera a Tintoria, il celebre podcast condotto da Daniele Tinti e Stefano Rapone, in una spumeggiante puntata registrata dal vivo nella suggestiva cornice del Piccolo Teatro di Milano, in occasione del Milano Film Festival.
Nel corso di una lunga e appassionante chiacchierata, l’attore romano, che ricopre per il secondo anno consecutivo il ruolo di direttore artistico della prestigiosa kermesse cinematografica milanese, ha ripercorso le tappe fondamentali della sua straordinaria carriera: dagli esordi fortuiti nel mondo del doppiaggio e del teatro autogestito fino alle grandi produzioni hollywoodiane e ai ruoli cult del cinema italiano che lo hanno consacrato come uno dei volti più versatili e amati del nostro panorama artistico.
La direzione del Milano Film Festival e la passione per la regia
I numeri da record e i grandi ospiti internazionali
Nel ruolo di direttore artistico del Milano Film Festival, Claudio Santamaria ha espresso grande soddisfazione per i risultati straordinari che la manifestazione sta registrando.
Se la prima edizione sotto la sua guida aveva già superato le settantamila presenze, l’edizione corrente ha consolidato questo successo aumentando ulteriormente l’offerta culturale con ben duecentoquarantasette eventi, spaziando dalle proiezioni cinematografiche ai concerti live.
Tra gli appuntamenti più significativi, l’attore ha citato l’apertura con il recital di Vinicio Capossela dedicato a Dylan Thomas, la proiezione del documentario di Francesco Zippel su Vittorio De Sica e l’intervento del regista Julian Schnabel insieme a Valeria Golino.
Quest’anno la giuria vanta nomi del calibro di Valeria Bruni Tedeschi, in qualità di presidente, e Margherita Vicario per la sezione cortometraggi.

Il sogno di passare dietro la macchina da presa
L’impegno nella direzione artistica si sposa con il profondo desiderio di Santamaria di passare stabilmente dietro la macchina da presa. Dopo aver diretto un cortometraggio circa dieci anni fa, un’esperienza emotivamente travolgente che gli ha permesso di sbloccare una creatività sopita fin dai tempi del liceo artistico, l’attore sta lavorando attivamente alla ricerca della storia giusta per il suo debutto alla regia di un lungometraggio.
Santamaria ha spiegato di essere alla ricerca di una narrazione che possa contenere elementi personali e universali al tempo stesso, collaborando attivamente con diversi sceneggiatori per superare i timori legati a un debutto cinematografico così importante e complesso.
Gli esordi tra pagine gialle, teatro e incontri memorabili
Il caso Beautiful, le voci storiche e il metodo Stanislavskij
La carriera di Claudio Santamaria ha inizio in modo del tutto casuale all’età di sedici anni. Spinto dalla madre, grande appassionata della soap opera “Beautiful”, e affascinato dalle voci dei doppiatori dell’epoca, il giovane Claudio decise di iscriversi a un corso di doppiaggio trovato sfogliando l’elenco cartaceo delle Pagine Gialle.
Sotto la guida dell’insegnante Stefano Molinari, apprese le regole fondamentali della dizione, dell’uso della voce e del metodo Stanislavskij.
Nonostante i successivi rifiuti ai provini d’ammissione per l’Accademia d’Arte Drammatica Silvio D’Amico e per il Centro Sperimentale di Cinematografia, Santamaria continuò a studiare con Beatrice Bracco, focalizzandosi sulla verità del personaggio.
Sul furgone con Paola Cortellesi e il riscatto al Todi Festival
La gavetta teatrale lo vide protagonista all’interno di una compagnia di giovani talenti emergenti, tra cui figurava anche una giovanissima Paola Cortellesi.
Furono anni di totale autogestione e ristrettezze economiche, durante i quali gli attori stessi montavano le scenografie e viaggiavano a bordo del furgoncino da lavoro del padre di Claudio.
Durante una tournée al Todi Festival del 1996, la compagnia ottenne un clamoroso successo di pubblico e critica, attirando l’attenzione di Mario Ferrero, storico docente dell’Accademia Silvio D’Amico, il quale confessò a Santamaria che, se fosse stato presente in commissione l’anno del suo esame d’ammissione, lo avrebbe preso senza esitazioni.
Il debutto sul grande schermo e la rivalità in Romanzo Criminale
Dal “Banana” di Pieraccioni alle grandi pellicole romane
Il passaggio dal teatro al cinema avvenne grazie all’incontro con il regista Marco Risi, che scelse Santamaria per il film cult “L’ultimo Capodanno” dopo averlo visto recitare su un palcoscenico romano.
Quasi contemporaneamente, l’attore prese parte alla commedia di Leonardo Pieraccioni “Fuochi d’artificio”, interpretando il ruolo secondario del “Banana”, un personaggio che gli regalò un’improvvisa popolarità locale, soprattutto nel paese d’origine della madre in Basilicata.
La “guerra” del Dandi nel multiverso di Sky e del cinema
Uno dei ruoli più significativi della sua filmografia è indubbiamente quello di Dandi in “Romanzo Criminale”, diretto da Michele Placido.
Rispondendo con ironia alle domande dei conduttori, Santamaria ha scherzato sulla presunta rivalità esistente tra il cast del celebre film cinematografico e quello della successiva serie televisiva prodotta da Sky, suggerendo scherzosamente di organizzare una sfida nel “multiverso” a colpi di pistola tra i diversi interpreti dei medesimi storici personaggi della banda della Magliana per stabilire una volta per tutte chi sia stato il migliore a ricoprire quei ruoli iconici.
L’avventura hollywoodiana sul set di Casino Royale con Daniel Craig
Lo shock culturale ed economico dei set hollywoodiani
L’esperienza sul set della pellicola della saga di James Bond, “Casino Royale”, ha rappresentato per l’attore romano un vero e proprio shock culturale e professionale, evidenziando le enormi differenze di budget e organizzazione tra l’industria cinematografica hollywoodiana e quella italiana.
Santamaria, che interpretava il ruolo di un terrorista incaricato di far esplodere un aereo, ha descritto con stupore l’incredibile spiegamento di mezzi fisici e tecnici, la presenza di stand-in personali per regolare le luci al posto degli attori principali e i rigidi protocolli di sicurezza imposti dalla produzione britannica prima di girare le scene d’azione.

Quella rissa sul camion e il gancio sul naso di 007
Durante la preparazione del film, Santamaria ha dovuto superare complessi test di guida veloce all’interno dei Pinewood Studios e sessioni di addestramento all’uso delle armi da fuoco con gli armaioli del set, i quali lo esortavano a non chiudere gli occhi durante gli spari per evitare di apparire poco credibile sullo schermo.
L’attore ha raccontato un divertente aneddoto riguardante una scena di colluttazione fisica all’interno della cabina di un camion, provata per oltre quindici giorni insieme alla controfigura di Daniel Craig.
Durante le riprese effettive, a causa della concitazione e dei proiettori accecanti, Santamaria colpì accidentalmente al naso il celebre protagonista Daniel Craig, provocando l’immediata interruzione delle riprese e le scuse successive dello stesso attore inglese, preoccupato per la stabilità delle proprie capsule dentali dopo un precedente incidente avvenuto all’inizio della lavorazione.
Lo studio per Lo chiamavano Jeeg Robot e il rapporto con il personaggio
Il sodalizio con Mainetti e i provini per Enzo Ceccotti
Il grande trionfo artistico di Claudio Santamaria è legato alla collaborazione con il regista Gabriele Mainetti per l’opera prima “Lo chiamavano Jeeg Robot”.
Amici di lunga data ed ex compagni di studi presso la scuola di Beatrice Bracco, i due condivisero fin da subito l’entusiasmo per un progetto cinematografico rivoluzionario, capace di trasporre la figura del supereroe americano all’interno del contesto urbano e sociale delle periferie romane.
Santamaria ha rivelato di aver affrontato ben tre provini prima di ottenere la parte, un processo fondamentale per comprendere la propria idoneità rispetto a un personaggio così distante dalla sua personalità quotidiana.
Gli orsi dello zoo di Roma e i problemi di umore nel privato
Per prepararsi al ruolo di Enzo Ceccotti, un uomo burbero, solitario e ai margini della società, l’attore ha intrapreso un singolare percorso di studio sensoriale e fisico basato sull’osservazione dei comportamenti degli orsi presso lo zoo di Roma, una tecnica appresa durante gli anni di formazione teatrale.
Questo approccio sensoriale gli ha permesso di assimilare la postura, lo sguardo e l’isolamento emotivo del mammifero, trasportandoli direttamente nella recitazione.
Santamaria ha confessato che durante il periodo delle riprese si era talmente immedesimato nel personaggio da rispondere in modo burbero e aggressivo a chiunque lo contattasse telefonicamente, mantenendo una costante tensione emotiva anche nella vita privata quotidiana.

Il legame con Andrea Pazienza e l’incontro con Silvio Berlusconi
L’identificazione intima con Pentotal in “Paz!”
Un altro momento di grande intensità emotiva nella carriera dell’attore è stata l’interpretazione del personaggio di Pentotal nel film “Paz!”, diretto da Renato De Maria e ispirato alle celebri tavole a fumetti di Andrea Pazienza.
Santamaria, che aveva scoperto e amato le opere del geniale fumettista bolognese all’età di quindici anni grazie a un compagno di scuola legato alla casa editrice del Grifo, ha spiegato di aver utilizzato il proprio profondo senso di inadeguatezza vissuto in quel delicato periodo personale per dare voce e corpo alla solitudine e al malessere esistenziale del protagonista, realizzando una performance artistica estremamente intima.
Gianni Letta sulle ginocchia: la bizzarra notte a casa del Cavaliere
Infine, sollecitato dalle curiosità dei conduttori di Tintoria, Santamaria ha raccontato un singolare e bizzarro aneddoto riguardante l’unica occasione in cui ha avuto modo di vedere dal vivo Silvio Berlusconi, durante una sfarzosa festa privata in una residenza romana molti anni fa.
L’attore, mimetizzato tra gli ospiti che comprendevano celebri personaggi della musica e dello spettacolo come Little Tony, Pupo, Paolo Villaggio e Dori Ghezzi, ha osservato da lontano il celebre leader politico mentre, seduto in giardino, intratteneva un capannello di amici raccontando barzellette con fare estremamente gioviale, tenendo simpaticamente il fidato collaboratore Gianni Letta seduto sulle proprie ginocchia, regalando ai presenti un’immagine surreale e indimenticabile di un’epoca ormai tramontata
