Mick Jagger: il segreto dei Rolling Stones, l’ombra di Charlie Watts e il miracolo di Foreign Tongues
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L’ansia di un’amicizia e un incontro speciale
Un insolito inizio in un piccolo studio londinese
Che cosa prova una leggenda vivente che calca i palchi di tutto il mondo da oltre sessant’anni quando si ritrova in una stanza stretta e isolata a parlare di amicizia? La risposta, ironica e spiazzante, arriva direttamente da Mick Jagger, il quale ammette con una battuta fulminante di sentirsi piuttosto ansioso all’idea di essere amico di Conan O’Brien.
Con questo scambio di battute si apre l’atteso faccia a faccia all’interno del podcast Conan O’Brien Needs a Friend. Registrata in un intimo studio nel cuore di Londra, l’intervista offre un ritratto straordinariamente lucido del frontman dei Rolling Stones, attualmente impegnato nel lancio del venticinquesimo album in studio della band, intitolato Foreign Tongues.

Il ruolo di Jagger dietro le quinte del lancio
Il conduttore ripercorre l’emozione della telefonata ricevuta da Jagger poche settimane prima, culminata nella conduzione dell’evento di lancio del disco a Brooklyn, un’esperienza intensa e divertente in cui ha potuto osservare da vicino la sinergia e la cura millimetrica che il cantante riserva a ogni singolo dettaglio della produzione e dell’atmosfera della sala.
Di fronte alle osservazioni di Conan sul suo ruolo di coordinatore, Jagger ammette che, pur amando delegare i grandi compiti, sente la necessità di mantenere un forte controllo sui dettagli pratici e di percepire l’umore del pubblico per capire come indirizzare lo spettacolo.
Foreign Tongues: un album che guarda al futuro senza sconti al passato
Il rifiuto categorico delle tentazioni nostalgiche
Durante il colloquio emerge chiaramente come i Rolling Stones non abbiano alcuna intenzione di diventare la parodia di se stessi o di adagiarsi sui ricordi del passato.
Jagger spiega con decisione che non ama scrivere brani nostalgici e che nel nuovo album non c’è spazio per le autocelebrazioni del tempo che fu.
Al contrario, il cantante ha espressamente vietato al produttore Andy di fare riferimenti espliciti ai loro vecchi successi musicali. Ad esempio, quando il produttore ha proposto di dare al finale del brano Mr. Charm un’impronta simile a quella di Jumping Jack Flash, la risposta di Jagger è stata un secco e categorico rifiuto.
Le sonorità del disco tra presente e vecchie influenze
Questo approccio si riflette nell’urgenza e nella freschezza di un disco registrato a ritmi serrati proprio per mantenere intatta la spontaneità dei brani, spaziando tra rock, blues e inaspettate influenze country nate dall’ascolto giovanile di artisti come Johnny Cash, Everly Brothers e George Jones.
Per Jagger, l’unica via per chi scrive canzoni pop oggi è rimanere ancorati all’adesso, descrivendo il caos, le ansie e le sfide geopolitiche ed economiche del presente in brani come Ringing Hollow e Divine Intervention.

La batteria di Charlie Watts e l’errore dell’intelligenza artificiale
La forza intatta del leggendario batterista
Una delle sorprese più emozionanti di Foreign Tongues è la presenza della batteria del compianto Charlie Watts. All’interno di una traccia del disco, descritta come un pezzo rock velocissimo, quasi punk, si sente infatti la sua inconfondibile batteria.
Jagger ha spiegato che, nonostante Charlie fosse noto per essere un batterista jazz estremamente sensibile ed elegante, in questa particolare canzone picchia duro come non mai, regalando un vero e proprio “bang” che trascina l’intera traccia con un’energia travolgente.
L’algoritmo corretto in corsa su Zoom
La tecnologia ha invece giocato un ruolo cruciale nella realizzazione del videoclip del brano In the Stars, dove i volti dei membri della band sono stati ringiovaniti grazie all’uso dell’intelligenza artificiale.
Nel corso della produzione, Jagger ha dovuto chiedere modifiche in tempo reale durante una chiamata su Zoom perché l’algoritmo aveva commesso un errore bizzarro, scambiando il volto del giovane Ronnie Wood con quello di Jeff Beck, con cui Ronnie aveva effettivamente suonato in passato.
Per i volti di Mick e Keith, invece, i creatori si sono basati in gran parte sulle riprese storiche realizzate dal regista Jean-Luc Godard all’epoca di Sympathy for the Devil.

Le storiche rivalità: David Bowie e John Lennon
Il confronto ravvicinato con David Bowie
L’intervista si accende quando il discorso si sposta sulle storiche rivalità e collaborazioni degli anni d’oro del rock britannico.
Jagger ricorda con divertimento la competizione con David Bowie, descrivendolo come un artista incredibilmente competitivo, capace di spingerlo a fare altrettanto di riflesso.
All’epoca del brano Jean Genie, fortemente ispirato allo stile degli Stones, Bowie andò da Jagger definendolo un omaggio, al quale Mick rispose ironicamente che in realtà gli aveva semplicemente copiato tutte le idee.
Il tempismo ironico di John Lennon
Con John Lennon, invece, la competizione si giocava su un terreno prettamente verbale, fatto di battute sarcastiche e taglienti.
Lennon sapeva essere dolcissimo e profondo, ma possedeva un tempismo comico micidiale ed era pronto a colpire chiunque si lanciasse in dichiarazioni sciocche, un atteggiamento ironico tipico dell’ambiente di Liverpool.

Il mito di Elvis e quel consiglio d’oro mai ascoltato
La delusione dei Beatles a Bel Air
Un altro passaggio straordinario dell’intervista riguarda Elvis Presley, che Jagger non ha mai incontrato di persona.
Nel 1964, i Beatles visitarono il Re del Rock a Bel Air e John Lennon, che idolatrava Presley, rimase profondamente deluso dall’incontro. Lennon raccontò l’accaduto a Jagger consigliandogli caldamente di non incontrare mai i propri eroi per non rischiare di rompere l’incantesimo e distruggere l’immagine idealizzata dell’artista.
Jagger ammette che fu una decisione sciocca quella di seguire il suggerimento di John, ma all’epoca preferì preservare intatta la propria versione ideale di Elvis.
La tecnica del falsetto e i segreti della longevità
La disciplina paterna applicata al rock
A ottantadue anni, la voce di Mick Jagger continua a sfidare le leggi del tempo con una freschezza sorprendente.
Questa straordinaria forma fisica deriva in gran parte dall’educazione rigorosa ricevuta dal padre, che era un ginnasta e lo ha sempre spronato a prendersi cura del proprio corpo fin da giovane.
Per quanto riguarda la tecnica vocale, il cantante rivela di aver studiato a fondo l’uso del falsetto analizzando i dischi di Al Green e del cantante soul Don Covey.
L’arte dell’improvvisazione e la filosofia del presente
La vera difficoltà, spiega Jagger, non consiste nel cantare interamente in falsetto, ma nel saper alternare con fluidità il falsetto e la voce regolare all’interno della stessa linea melodica, proprio come faceva Al Green.
Che si tratti di suonare l’armonica, che definisce uno strumento naturale e un’estensione della voce, o di improvvisare un’esibizione acustica in un pub dell’Oxfordshire davanti a un gruppo di studenti universitari sbalorditi, l’atteggiamento di Jagger resta focalizzato sulla curiosità, sul divertimento e sulla totale immersione nel presente.

