Francesca Pascale ospite di Giulia Salemi: tra il “vortice” Berlusconi, il dramma delle borse Hermès e la nuova vita bucolica
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Il salotto di Non lo faccio x moda si trasforma in un confessionale laico dove Francesca Pascale decide di smantellare anni di etichette precostituite . La conversazione con Giulia Salemi non è solo un amarcord politico, ma un viaggio profondo che parte dai vicoli di Napoli, attraversa i corridoi dorati di Arcore e approda oggi tra gli ulivi della Toscana.
Quella che emerge è l’immagine di una donna che ha pagato a caro prezzo la sua libertà, passando per l’inferno della depressione e il tradimento di chi, un tempo, la chiamava amica.
Dalla “prigione” di Napoli all’incontro folgorante
La storia di Francesca non inizia nel lusso, ma in un contesto familiare che lei stessa definisce una “prigione”. Cresciuta vedendo una madre stupenda ma vittima di un patriarcato forzato e di una violenza che ricambiava l’amore, Francesca ha sognato fin da giovanissima l’indipendenza per non fare la stessa fine.
Il rapporto con il padre è stato ancora più complesso: un amore “tradito, violato e ingannato” che le incuteva timore al punto da impedirle di raccontargli persino i suoi sogni.
La politica è stata la sua via di fuga, un interesse nato a 16 anni quasi per reazione al linguaggio ideologico dei suoi compagni di scuola durante i fatti delle Torri Gemelle.
Poi, nel 2005, l’incontro che ha cambiato tutto: vede Silvio Berlusconi a una convention e, colpita come un’adolescente davanti al suo cantante preferito, riesce solo a dirgli: “Presidente, lei è bellissimo”.
Da quel momento inizia un corteggiamento durato anni, culminato in una relazione ufficiale durata quasi una decade, dal 2011 al 2020.
La vita ad Arcore: una gabbia dorata tra amore e solitudine
Nonostante il privilegio, Francesca confessa di non essersi mai sentita davvero libera accanto a Berlusconi.
La loro era una “relazione aperta” per necessità, dato che Silvio era costantemente circondato da altre donne, un habitat naturale che lei ha dovuto accettare nonostante la sua profonda gelosia. “Volevamo proteggerlo, era una cosa folle”, racconta ricordando gli anni vissuti tra convegni politici e vita privata.
Il momento più buio è arrivato con la fine della storia. Francesca descrive i cinque anni successivi come un vero “inferno”, segnato dalla solitudine e dalla depressione.
“Tutti sono spariti dal giorno dopo”, rivela con amarezza, riferendosi a quei politici che avevano beneficiato della sua vicinanza per ottenere incarichi e che, una volta uscita di scena, le hanno voltato le spalle.
In quel periodo di dolore, si è persino rasata i capelli, cercando di salvarsi da sola con il solo supporto delle sue sorelle.
Il “Borse-Gate” e lo scontro con Daniela Santanchè
Uno dei momenti più accesi dell’intervista riguarda il celebre affaire delle borse Hermès regalate da Daniela Santanchè. Tutto nasce da un incidente domestico: il barboncino Dudu rosicchia il manico di una Kelly.
Quando Francesca si reca nella boutique di Milano per farla riparare, riceve la notizia shock: la borsa è contraffatta. “Mi sono sentita morire”, ammette, ricordando la mortificazione davanti ai commessi del negozio.
Questo episodio, poi trapelato attraverso Selvaggia Lucarelli, ha dato vita a una battaglia legale e mediatica con la Santanchè, che continua a sostenere l’originalità dei suoi pezzi.
Una destra moderna: marijuana, diritti civili e attivismo
Francesca Pascale oggi si definisce una “pecora nera” che non trova spazio nei partiti attuali. È una donna di destra che però combatte per il matrimonio egalitario e la legge contro l’omotrasfobia, criticando aspramente il monopolio ideologico della sinistra sui diritti civili.
La sua posizione sulla marijuana è altrettanto netta: ne fa uso quotidianamente per placare lo stress e ne invoca la legalizzazione per eliminare il mercato nero.
Il suo attivismo si sposta anche sul fronte internazionale, dove denuncia con forza il silenzio del mondo dello spettacolo e della politica sulla tragedia del popolo iraniano.
Critica la partecipazione dell’Iran alle Olimpiadi, definendo il regime “criminale” e paragonandolo alla situazione russa.
“Non mi interessa di nessuno, altrimenti ci si ferma nella vita. Non posso credere a uno come Vannacci che si comporta come Badoglio in vestaglia di seta”.
Oggi Francesca ha trovato la sua dimensione in una tenuta in provincia di Siena, dove si occupa di edilizia immobiliare e produce olio d’oliva.
Vive con 11 cani e un cavallo, lontana dal caos metropolitano che ormai considera un capitolo chiuso. Si definisce una donna libera, permalosissima e finalmente felice, pronta a guardare avanti senza dimenticare le cicatrici del passato.
