Il Tre a Terrazza Fab!: tra rap, il legame con la famiglia e la filosofia dello “sticazzi”
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Chi si aspetta il classico stereotipo del rapper distaccato, cresciuto a pane e cinismo, è decisamente fuori strada. Guido Senia, in arte Il Tre, continua a dimostrare che si può scalare le classifiche della musica italiana rimanendo ancorati alla realtà della periferia, ai valori tradizionali e a una disarmante spontaneità. Ospite dell’ultima puntata del format Terrazza Fab!, l’artista romano si è raccontato in una lunga chiacchierata che ha toccato i temi più disparati: dal processo creativo dietro le sue canzoni di successo al rapporto simbiotico con la propria famiglia, fino alla gestione delle critiche e degli hater.
Il tutto condito da un’ironia tagliente e da una filosofia di vita riassumibile in un’unica, efficacissima espressione: “sticazzi”.
La maschera dei tatuaggi e una sensibilità fuori dal comune
L’intervista si apre con un paradosso visivo e caratteriale che definisce al meglio la complessità di Guido. A un primo sguardo, con il corpo ricoperto di tatuaggi e un’estetica tipicamente urban, Il Tre potrebbe dare l’impressione di una persona dura, impenetrabile o priva di particolari fragilità.
La realtà, tuttavia, è diametralmente opposta. L’artista ammette senza esitazione di essere un individuo estremamente sensibile e vulnerabile, caratteristiche che in passato lo hanno fatto soffrire non poco.
La scoperta dei tatuaggi non è stata una semplice scelta estetica dettata dalle mode del momento, ma una vera e propria corazza protettiva, un travestimento studiato per non permettere a chiunque di decifrare immediatamente il suo mondo interiore.
I tatuaggi diventano così una maschera dietro cui difendere una sensibilità accesa, riservata solo alle cose e alle persone davvero importanti.
Questo contrasto tra l’apparenza e l’essenza genera spesso pregiudizi significativi. Guido racconta con il sorriso di come le persone rimangano regolarmente stupite dalle sue abitudini quotidiane: non fuma e, soprattutto, è completamente astemio.
Quest’ultima scelta, ereditata da un contesto familiare in cui l’alcol non è mai stato consumato e motivata da un netto fastidio per l’odore delle bevande alcoliche, lo rende quasi un unicum all’interno dell’ambiente musicale e giovanile.
Lontano dal sentirsi escluso, il rapper rivendica con orgoglio questa sua caratteristica, ironizzando sul fatto che il suo portafoglio rimanga intatto e che non abbia bisogno di alterazioni per divertirsi.
La sua crociata salutista ha persino contagiato i suoi migliori amici, che sotto la sua costante pressione hanno smesso di fumare, trasformando Guido in una sorta di coach improvvisato per uno stile di vita sano.

Un outsider nel circolo del rap italiano
Quando la discussione si sposta sulla musica e sulla sua collocazione all’interno dell’industria discografica, Il Tre manifesta un forte senso di estraneità rispetto alle dinamiche classiche del settore.
Non sa con certezza se si sente parte integrante della scena rap italiana, principalmente a causa delle pochissime collaborazioni strette nel corso degli anni e di una naturale propensione a non frequentare i salotti buoni del genere.
Nato artisticamente nel rap più crudo e hardcore, Guido ha vissuto un’evoluzione che lo ha portato a esplorare la melodia e il canto, spinto esclusivamente da un desiderio di crescita personale e non da strategie commerciali pianificate a tavolino per vendere più copie.
Questo suo essere un outsider si riflette anche nel rifiuto categorico di conformarsi agli standard imposti da determinati ambienti.
Il Tre confessa che l’abbigliamento è l’elemento che più di tutti lo fa sentire potenzialmente fuori posto, ma dichiara anche che non rinuncerebbe mai al proprio stile per compiacere un locale o un contesto formale.
La scelta di indossare magliette personalizzate o tagliate a mano, come mostrato fonosimilmente nei suoi video su TikTok, rappresenta un manifesto di autenticità.
Preferisce non essere ammesso in un locale piuttosto che indossare una camicia che non gli appartiene, preservando la propria identità a discapito dell’omologazione sociale.
Il valore terapeutico della tristezza e del senso di colpa
I testi delle canzoni di Il Tre sono spesso intrisi di malinconia, sensi di colpa e riflessioni profonde sul dolore. L’autore spiega come il suo intero processo creativo sia strettamente legato alle esperienze personali e agli errori commessi in passato, specialmente nei confronti delle persone a cui vuole bene.
La scrittura diventa un mezzo per metabolizzare il male gratuito fatto agli altri durante la giovinezza e per esprimere un dolore che, pur lasciando cicatrici, si è rivelato fondamentale per la sua maturazione artistica e umana.
Nonostante la natura vaga dei suoi testi, pensati per mantenere un velo di mistero, emerge la figura di un uomo che ha imparato l’importanza di chiedere scusa e di ammettere i propri difetti, abbandonando l’arroganza dell’adolescenza a favore di una maggiore maturità relazionale.
Nel corso dell’intervista viene affrontato anche il tema spinoso del linguaggio violento utilizzato da alcuni esponenti della trap e della drill, in particolare riguardo all’oggettivazione della donna.
Il Tre adotta una posizione diplomatica ma netta: pur non condividendo l’uso di termini dispregiativi nei propri brani, ritiene che il linguaggio forte sia semplicemente una caratteristica artistica di quel genere musicale e che non debba esserci un collegamento automatico con il comportamento reale delle persone.
Per Guido, la responsabilità finale risiede in chi ascolta e nella capacità di percepire la musica come finzione artistica, senza lasciare che essa influenzi negativamente lo stile di vita o il rispetto verso il prossimo.
La gestione del successo e la sindrome del fallito
Nonostante una carriera solida, culminata con la partecipazione al Festival di Sanremo e il raggiungimento dei vertici delle classifiche radiofoniche con brani iconici, Il Tre confessa di convivere quotidianamente con la pressione del successo e con la paura del fallimento.
L’artista sperimenta momenti di forte stress in cui la tentazione di mollare tutto e trasferirsi in Islanda si fa concreta, ma la vive come una sfida costante con se stesso per diventare più forte.
Questo senso di insicurezza si traduce in una percezione paradossale: Guido ammette di sentirsi quasi tutti i giorni un fallito se paragonato alle grandi pop star mondiali o agli artisti che riempiono gli stadi.
Questa mancanza di appagamento, lungi dal bloccarlo, funge da motore quotidiano che lo spinge a lavorare sodo e a non considerarsi mai arrivato.
Il blocco creativo non viene vissuto come un dramma, bensì come la fase preliminare e più affascinante di una successiva esplosione artistica.
Il Tre può trascorrere mesi senza scrivere una sola riga, accumulando concetti e appunti disordinati sulle note del telefono, per poi riversare tutto in sessioni di registrazione fulminee non appena l’ispirazione si sblocca.
Questa normalità di vita, priva di eccessi criminali o stereotipi hip-hop, lo costringe a cercare lo stimolo creativo nelle proprie sofferenze interiori, alimentando una malinconia naturale che la madre gli ha insegnato a contrastare ricordandogli costantemente la bellezza della vita.

Il legame indissolubile con la famiglia e le origini
Uno dei passaggi più intensi dell’intervista riguarda la scelta di Guido di continuare a vivere con i propri genitori, una decisione controtendenza rispetto alla retorica giovanile dell’indipendenza a tutti i costi.
Il rapper critica apertamente l’idea che l’emancipazione precoce sia sempre un valore positivo, sottolineando come spesso dietro la fretta di lasciare la casa paterna si nascondano attriti e dissapori familiari.
Nel suo caso, il rapporto con la madre e con il padre è talmente straordinario e solido da spingerlo a voler godere di ogni momento possibile insieme a loro, consapevole che il tempo passa e che nulla è infinito.
Le cene in famiglia e le serate passate a guardare le partite di calcio dell’Inter o le serie televisive sul divano rappresentano per Il Tre il vero lusso e il periodo più felice della sua esistenza, ben oltre il successo economico o la notorietà.
Questa consapevolezza ha dato vita a uno dei suoi brani più toccanti, una lettera dedicata al padre nata dall’osservazione casuale del dolore altrui per una perdita e realizzata integrando gli audio WhatsApp reali inviati dal genitore nei momenti di commozione.
La figura del padre, descritto come un uomo fuori dagli schemi e un vero punto di riferimento, incarna la fortuna più grande della vita del cantante.
Il gioco dello “sticazzi” e il rapporto speciale con i fan
Per testare la tolleranza del rapper alle dinamiche della notorietà, Terrazza Fab! ha proposto un gioco volto a individuare i principali motivi di fastidio nella sua quotidianità.
La reazione di Il Tre è stata una sistematica applicazione della filosofia dello “sticazzi”, utilizzata per smontare le critiche sull’estetica dei suoi capelli, sui pregiudizi legati ai tatuaggi e sulle accuse di fare musica commerciale o eccessivamente depressa.
L’unico vero elemento in grado di indispettire l’artista è l’arroganza di chi, incontrandolo per strada, ostenta indifferenza o pronuncia frasi provocatorie davanti a lui solo per attirare l’attenzione dei presenti.
Al contrario, il rapporto con la sua fan base reale è caratterizzato da una profonda protezione reciproca e da un’accessibilità fuori dal comune.
Guido vive con il terrore costante di deludere chi lo sostiene, un trauma derivato da brutte esperienze vissute da ragazzino con i propri idoli. Per questo motivo si sforza di essere sempre gentile e disponibile, accettando foto anche nei momenti meno opportuni e arrivando persino, in rari casi fortuiti, a fare improvvisate ai compleanni dei fan o a considerare gli inviti per le partite di calcetto.
Questa vicinanza empatica trasforma il pubblico in una grande famiglia allargata, dove Il Tre viene percepito prima di tutto come Guido, un ragazzo normale che combatte le proprie battaglie quotidiane a colpi di musica e autenticità.
