Milo Infante attacca la Rai e punge Salvo Sottile: “Mi aspettavo cambiassero il titolo a Ore 14” la replica del giornalista non si fa attendere: “Non sei Maradona, il titolo è un marchio editoriale dell’azienda”
#image_title
Milo Infante continua ad essere elemento di discussione in questa torrida estate 2026, d’altronde il giornalista passato da Rai a Mediaset è l’unico vero “colpo” di mercato televisivo se così lo possiamo chiamare. Anche perché parliamoci chiaro, nei 22 anni che Infante ha passato nella TV di Stato, a parte gli addetti ai lavori, chi ricorda cosa ha condotto prima “Ore 14”? O meglio, chi ricorda di cosa si occupava “Ore 14” prima che deflagrasse il nuovo filone d’indagine del caso Garlasco?
Il giornalista in una lunga intervista rilasciata a Il Messaggero, si è profuso in una reprimenda contro la Rai, sottolineando di non aver cambiato casacca televisiva per una mera ragione economica, che l’Amministratore Delegato Rossi non è circondato da gente capace, che Salvo Sottile, suo successore al timone del programma del primo pomeriggio di Rai2, ha pubblicizzato il suo approdo pubblicando una locandina con l’intelligenza artificiale, ma soprattutto che si aspettava “che cambiassero il titolo, un po’ come il ritiro della maglia nel calcio…”.
Per i fortunati non proprio ossessionati dal pallone precisiamo che di maglie ritirate nelle squadre di club ce ne sono state pochissime e non sempre calciatori che hanno fatto la storia di una squadra hanno ricevuto tale onore. A memoria ricordiamo il Napoli che ha ritirato la maglia numero 10 del grande Diego Maradona, il Milan la numero 6 di Franco Baresi e la numero 3 di Paolo Maldini e la Roma che ha di fatto “congelato” la numero 10 di Francesco Totti.
E’ un omaggio, una scelta se vogliamo anche opinabile dato che indossare il numero di maglia di un campione può rappresentare uno stimolo per un altro calciatore, ne potremo disquisire a lungo in futuro, ma ciò che balza agli occhi ora, dopo una dichiarazione del genere da parte di Infante, è quanto il giornalista si senta un uomo fondamentale per l’azienda che ha lasciato tanto da reputare che gli venga riservata una attenzione del genere.
La risposta di Salvo Sottile
Ovviamente a Salvo Sottile essere tirato in mezzo da Infante non è piaciuto molto e sui suoi canali social nonché sulla sua newsletter ha tenuto a sottolineare qualche incongruenza che ha trovato nelle parole del collega e perché no, anche qualche evidente contraddizione.
“Leggo l’intervista di Milo Infante al Messaggero – ha scritto Sottile – È una lunga requisitoria contro la Rai e i suoi dirigenti. Racconta di essersi sentito ostacolato, sminuito, umiliato. Dice che l’attuale amministratore delegato della Rai non ha intorno gente alla sua altezza, salvo poi aggiungere che col direttore degli approfondimenti Paolo Corsini aveva ‘un buon rapporto ‘. (Ma quindi non ho capito Corsini era all’altezza o no?).
E torna a ribadire, per l’ennesima volta, un concetto: non è andato a Mediaset per soldi. Probabilmente sente il bisogno di chiarirlo perché, nelle ultime settimane, molti follower lo hanno accusato di essersi “venduto” in cambio di un contratto più ricco. Personalmente non vedo dove sia il problema. Se fosse andato a Mediaset per guadagnare di più, sarebbe una scelta legittima. Si chiama mercato. Succede in televisione, nel calcio, nelle aziende. Non c’è nulla di cui vergognarsi”.
Dopo questa ampia premessa Salvo Sottile ha chiarito il punto che lo riguarda direttamente: “Poi, a sorpresa, nell’intervista entro in scena anch’io. Milo racconta di aver visto una locandina realizzata con l’intelligenza artificiale con il mio volto e il logo di Ore 14. Dice che gli è sembrata ‘triste’. Piccola precisazione. Quella locandina non l’ho fatta io. L’aveva realizzata un follower e chi gestisce i miei social l’ha pubblicata perché l’ha trovata simpatica”
Salvo Sottile: “Per ritirare una maglia bisogna prima essere entrati nella storia del club”
E dopo aver precisato che il post oggetto dello scherno di Infante non voleva essere una provocazione, Salvo Sottile è entrato nello specifico sulla questione “titolo” continuando con la metafora calcistica sulle maglie: “Le maglie si ritirano quando ti chiami Maradona, Totti o Baresi. Non quando cambi azienda. Quando ho lasciato Quarto Grado, nessuno ha pensato di cambiare il titolo. È rimasto Quarto Grado. Perché i programmi televisivi sono marchi editoriali. Appartengono alle aziende, hanno un valore commerciale, una riconoscibilità costruita negli anni”.

About The Author
