Jasmine Carrisi e il ricordo di Ylenia: “L’ho conosciuta attraverso gli occhi di papà Al Bano”
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Il salotto televisivo de La Volta Buona si è trasformato in un luogo di profonda commozione quando Jasmine Carrisi, la figlia minore di Al Bano e Loredana Lecciso, ha aperto il suo cuore riguardo a una delle ferite più aperte e dolorose della storia dello spettacolo italiano: la scomparsa di sua sorella Ylenia.
Nonostante Jasmine sia nata anni dopo quel tragico gennaio del 1994, il legame con la sorella maggiore non si è mai spezzato, alimentato da un racconto familiare che tiene viva la memoria di una ragazza straordinaria.
Un’eredità di affetto oltre il tempo
Durante l’intervista, Jasmine ha sorpreso il pubblico per la maturità con cui ha affrontato l’argomento. “Io non ho potuto vivere Ylenia né tutto il resto perché non ero ancora nata”, ha esordito la giovane cantante e influencer.
Tuttavia, ha spiegato come la figura della sorella sia una presenza costante nella sua vita grazie ai racconti di Al Bano. Per Jasmine, Ylenia non è un’ombra o un tabù, ma una fonte di ispirazione.
Attraverso le parole del padre, ha imparato a conoscere una giovane donna dalla personalità vibrante, descritta come un’anima libera e dotata di un’intelligenza fuori dal comune.

Al Bano, nonostante il dolore lacerante che lo accompagna da decenni, ha scelto di trasmettere ai figli più piccoli solo la luce di Ylenia.
Jasmine descrive la sorella come una poliglotta autodidatta capace di parlare sei lingue, una lettrice instancabile e una mente curiosa, sempre pronta a scoprire il mondo.
Al momento della scomparsa, Ylenia era vicina alla laurea e sognava di scrivere, di viaggiare e di comprendere le diverse culture del pianeta. Questo ritratto restituisce l’immagine di una ragazza moderna e brillante, ben lontana dalla sola etichetta di “scomparsa”.
La tragedia che ha segnato un’epoca: il mistero di New Orleans
Per comprendere appieno la portata delle parole di Jasmine, è necessario tornare indietro a quel fatidico 31 dicembre 1993, l’ultima volta che la famiglia ebbe contatti con Ylenia.
La giovane si trovava a New Orleans, una città che l’aveva affascinata ma che si rivelò essere il teatro del suo ultimo atto conosciuto. Ylenia alloggiava al LeDale Hotel insieme ad Alexander Masakela, un musicista di strada che fu l’ultimo a vederla, ma che non fu mai formalmente incriminato per la sua sparizione.
Le indagini si concentrarono sulla testimonianza di un guardiano notturno dell’Audubon Park, il quale dichiarò di aver visto una ragazza bionda gettarsi nelle acque gelide del Mississippi.
Secondo il testimone, la giovane avrebbe pronunciato le parole “Io appartengo all’acqua” prima di lasciarsi trasportare dalla corrente.

Sebbene Al Bano si sia convinto nel tempo della veridicità di questo racconto, dichiarando ufficialmente la morte presunta della figlia nel 2014, Romina Power non ha mai smesso di sperare.
La madre di Ylenia continua a pubblicare messaggi sui social media, convinta che sua figlia possa essere ancora viva da qualche parte nel mondo, forse sotto un’altra identità.
Elaborare un dolore inimmaginabile
Jasmine Carrisi ha toccato anche un punto molto delicato: l’osservazione di come un genitore possa sopravvivere a una perdita così devastante.
“Mi fa piacere sapere come si affronta questo tipo di dolore così grande, che è difficile da immaginare”, ha confessato Jasmine. Guardare il padre gestire un lutto così complesso e pubblico è stato per lei un insegnamento di resilienza.
La famiglia Carrisi ha dovuto imparare a convivere con un vuoto che non può essere colmato, bilanciando la ricerca della verità con la necessità di continuare a vivere e proteggere i nuovi membri della famiglia.
L’intervista a La Volta Buona non ha solo ricordato una cronaca nera mai risolta, ma ha mostrato il lato umano di una nuova generazione che si confronta con il passato.
Jasmine dimostra che l’amore può superare anche la barriera della non-conoscenza fisica, trasformando un ricordo mediatico in un affetto reale e tangibile.
La curiosità di Ylenia e il suo amore per la cultura sembrano rivivere oggi nelle ambizioni dei fratelli più giovani, che portano avanti il nome dei Carrisi con lo stesso spirito intraprendente che caratterizzava la “ragazza che parlava sei lingue”.
