Ken Follett e i segreti di Stonehenge: viaggio tra storia, mistero e l’arte di scrivere bestseller
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Ken Follett, uno degli autori più amati al mondo, si è raccontato in un’intervista esclusiva per Supernova, il podcast di Alessandro Cattelan.
Dalle origini mitologiche del suo ultimo lavoro alle riflessioni sulla propria eredità artistica, lo scrittore ci guida attraverso i grandi misteri di Stonehenge e le sfide di raccontare la Storia attraverso la lente della finzione.
Il fascino del mistero: perché Stonehenge?
L’ispirazione per ambientare un libro (Il cerchio dei giorni) in un luogo così iconico è nata in modo quasi casuale: Follett è rimasto colpito dal titolo di un libro di archeologia intitolato Come costruire Stonehenge.
Questo spunto ha acceso la sua curiosità verso un monumento di cui, ancora oggi, ignoriamo i dettagli fondamentali: chi lo abbia costruito, come e, soprattutto, perché.
Nonostante la mancanza di fonti scritte dell’era neolitica, Follett ha sviluppato una propria teoria basata su tre pilastri:
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Un luogo religioso: Stonehenge si percepisce quasi come una “chiesa”.
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Un centro economico: ovunque si riuniscano centinaia di persone, nasce inevitabilmente un mercato.
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Un calendario: gli enormi blocchi di pietra potevano servire a scandire il tempo e le stagioni, una funzione vitale per comunità che non conoscevano la scrittura.
“È un posto terrificante e affascinante al tempo stesso. Quando sei lì, tra quelle pietre così alte e pesanti, senti un’atmosfera sacra”, ha raccontato l’autore.

Tra realtà e finzione: niente alieni, solo ingegno umano
Interrogato sulle teorie più fantasiose — come l’intervento di alieni, giganti provenienti dall’Iran o la magia di Merlino — Follett è categorico: preferisce il realismo. Per lui, il vero fascino risiede nel mostrare come esseri umani privi di tecnologia moderna abbiano risolto problemi ingegneristici enormi.
Per scrivere i suoi romanzi, Follett parte da una base di fatti storici accertati per poi lasciare spazio all’invenzione, assicurandosi però che ogni “supposizione” sia ragionevole e coerente con ciò che sappiamo.

Il segreto del “metodo Follett”
Molti potrebbero pensare che il successo sia immediato, ma Follett ricorda spesso le sue dieci sconfitte iniziali: solo l’undicesimo libro è diventato il suo primo bestseller.
Il suo segreto? Una pianificazione meticolosa. Prima di iniziare a scrivere il romanzo vero e proprio, l’autore redige una outline di circa 50 pagine che dettaglia ogni capitolo e personaggio.
Vita quotidiana, musica e “Walking Football”
Al di là della scrittura, Ken Follett emerge come un uomo profondamente legato alla sua comunità. Vive a stretto contatto con il mondo della politica — sua moglie Barbara è stata a lungo membro del Parlamento — ma trova la sua dimensione più autentica nella musica e nello sport.
- Il basso e le risate: Follett suona il basso in una band di vecchi amici, un’attività che lo costringe a un ascolto costante e a una sintonia che definisce quasi intima.
- Walking Football: In Inghilterra, lo scrittore pratica una versione del calcio dove è vietato correre, ideale per chi vuole continuare a giocare senza rischiare problemi di salute.

L’eredità artistica: vivere il presente
Nonostante i milioni di copie vendute, Follett mantiene un approccio pragmatico al futuro. Non è ossessionato dall’idea di essere letto dopo la morte.
“Sarò morto, non sarò lì per vederlo. Quello che conta è come i lettori rispondono alle mie storie ora”.
Lo scrittore ipotizza persino che, 15 anni dopo la sua scomparsa, i suoi libri potrebbero non essere più sugli scaffali, ma questo non lo preoccupa.
Il suo obiettivo rimane regalare una risposta emozionale immediata, creando storie che impediscano al lettore di chiudere il libro, anche quando si fa tardi.
