Olly a Vanity Fair Stories 2025: successo, fragilità e il coraggio di cadere (ma poi risorgere)
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Dallo storico palco dell’Ariston a Sanremo, fino alla conversazione intima del Vanity Fair Stories, il rapper genovese Olly (Federico Olivieri) ha vissuto un anno che, per sua stessa ammissione, “la maggior parte di noi non vive in una vita intera”.
Un turbinio di successo travolgente che lo ha portato a riempire palazzetti e teatri, ma che non ha scalfito la sua autenticità. In un dialogo schietto, Olly ha aperto il suo cuore, raccontando le gioie del volo e le difficoltà di restare con i piedi per terra, offrendo uno spaccato profondo sulla sua visione della fama, della creatività e, soprattutto, della salute mentale.
Un Successo Umano: “Sono un essere umano, cado anch’io”
Nonostante la notorietà acquisita, Olly respinge la tentazione dell’idolatria e si definisce in primo luogo un “essere umano”.
Il successo, soprattutto quando arriva in giovane età, è da lui considerato con una certa relatività. La vera sfida, spiega, non è quantificabile in stream o biglietti venduti, ma nella capacità di realizzarsi nelle sfide personali.
“Per me il successo vero sarà riuscire a realizzarmi anche nel mio io personale, nelle mie sfide personali, ho tantissimo da migliorare, ho tantissime cose da conoscere di me nel tempo. La risposta più semplice che posso dare è che cado: io sono già caduto un po’ di volte da quando è successo.”

Questa onestà brutale è la sua ancora di salvezza. Ammettere la vulnerabilità, le “figuracce” e gli errori (che puntualmente fa anche sul palco), è il suo modo per restare ancorato alla realtà.
Un altro punto fermo è il suo entourage: Olly non esita a portare i suoi amici sul palco, un gesto che sottolinea l’importanza di un amore “diverso” e sincero, lontano dai riflettori professionali.
La solitudine di chi vola alto: preservare l’ignoto
Uno degli aspetti più complessi del diventare un artista di successo, soprattutto nell’era dei social, è la perdita di anonimato.
Olly confessa la fatica di preservare la “tranquillità di essere uno sconosciuto”. Essere riconosciuto, o peggio, giudicato sulla base di sentito dire, rende difficili anche le esperienze più comuni per un ragazzo della sua età.
Questo desiderio di anonimato e la paura di essere “mal interpretato” sono il prezzo da pagare per la visibilità, un lusso che, scherza, può concedersi solo andando in “Zimbabwe”.
Dalla “gavetta” al Forum: quando il silenzio parla più forte
Ripensando al suo percorso, Olly ha voluto ricordare un momento che incarna perfettamente l’amore genuino del suo pubblico e il significato della “gavetta”.
Durante un concerto all’Arci Bellezza di Milano, mentre stava rappando la seconda strofa di Paranoie, l’impianto audio saltò. L’artista, nervosissimo per la figuraccia, vide con stupore il pubblico riempire il vuoto, cantando l’intera strofa a cappella.
Un momento di pura connessione che la sua squadra ha voluto replicare: ancora oggi, quel verso viene eseguito unplugged in ogni concerto.
L’ambizione è un dovere: la generazione Netflix
Il dialogo si è acceso quando si è toccato il tema dell’ambizione giovanile. Olly, in disaccordo con la percezione che i millennial e la Gen Z siano disillusi, offre una prospettiva acuta, definendo la realtà attuale come un “grandissimo Netflix”.
“Hai troppa scelta… e quindi quando hai troppa scelta, cosa fai? Non guardi niente. Ti addormenti mentre scegli il film, letteralmente.”
Secondo l’artista, non c’è mancanza di ambizione, ma un eccesso di stimoli che porta alla confusione e alla paralisi. In questo scenario, trovare la propria strada diventa un imperativo.
L’ambizione, conclude, è un “dovere” per chi ha la fortuna di trovare una cosa che lo smuova e lo faccia alzare la mattina con il “capello bello carico”.
Il foglio bianco e la lotta per l’ispirazione
Passando al processo creativo, Olly demolisce il mito dell’ispirazione passiva. Per un artista di successo, ricominciare è sempre difficile, come affrontare un “foglio bianco”.

La scrittura del prossimo album lo spaventa, ma è convinto che l’ispirazione vada “captata”, mettendosi nella condizione di riceverla. Canzoni come Devastante sono fluite velocemente, mentre altre, come I Cantieri del Giappone, hanno richiesto mesi di lavoro, dimostrando che l’arte è fatta tanto di lampi di genio quanto di tenacia e sudore.
Oltre la musica: l’impegno per la salute mentale
Il finale è dedicato a un impegno civico di grande rilevanza: il sostegno di Olly alla raccolta firme per portare in Parlamento una proposta di legge per la creazione di una rete psicologica gratuita e accessibile a tutti.
Confessando di fare terapia da quando aveva 16 anni, Olly ha sottolineato come questo strumento sia stato fondamentale per “liberare la testa” dai pensieri marcirebbero e dai nodi emotivi.
In un’epoca di iper-condivisione digitale, si fa paradossalmente molta fatica a condividere i veri pesi. L’artista si augura che, grazie anche alla sua visibilità, sempre più persone possano avere la possibilità di accedere al supporto psicologico.
Olly si è raccontato come un vero “uomo dell’anno” non solo per i risultati professionali (e per la sua prossima copertina di Vanity Fair), ma per la sua capacità di incarnare con onestà le luci e le ombre della sua generazione, rendendosi un punto di riferimento autentico.

